Palazzo Farnese a Caprarola

Sopra: Facciata del Palazzo Farnese di Caprarola

È riduttivo chiamare “Palazzo” la residenza dei Farnese a Caprarola. Forse è più appropriato il termine di “Reggia”, data la sua colossale dimensione e la ricchezza, la meraviglia delle sue forme. Si può con certezza sostenere che il Palazzo di Caprarola è la più bella residenza rinascimentale extraurbana del Lazio. Architettura dall’origine complessa, inizialmente nell’intensione del cardinale Alessandro Farnese il Vecchio, che aveva affidato il progetto ad Antonio da Sangallo il Giovane, a Caprarola doveva sorgere una fortezza difensiva. I lavori iniziarono nel 1530 ma furono sospesi alla proclamazione del cardinale al soglio papale, divenendo Papa Paolo III.

Il nipote Alessandro il Giovane, insediatosi nella piccola cittadina, riprendendo il progetto trasformò, per mezzo del lavoro del grande architetto Jacopo Barozzi da Vignola, il forte in un’impressionante residenza rinascimentale. La forma pentagonale plasmata nella roccia tufacea con i suoi bastioni d’angolo, si trasformò in un basamento terrazzato per gli spazi superiori.

Vignola decise di “scolpire” il paese in funzione del Palazzo: scavò la collina su cui sorgeva e la architettò con una serie di morbide scalinate per collegare il palazzo con una piazza sottostante, da cui il geniale architetto fece partire una strada lunga e diritta che doveva collegare visivamente il palazzo a Caprarola e il tutto con il paesaggio.

Per permettere la realizzazione di questa che può essere interpretata come una vera e propria opera paesaggistica, il Vignola riorganizzò l’assetto completamente del piccolo paese, conferendogli la forma attuale. Nell’intento del genio c’era la volontà di raccordare il palazzo in chiave prospettica con il paese e poi con il paesaggio. In origine Caprarola, come molti insediamenti di questa area, si sviluppava su uno sperone tufaceo naturale, tagliato al centro da una strada longitudinale sulla quale si articolavano i maggiori e più rappresentativi edifici. Questo allineamento corrispondeva in linea di massima a quello che voleva ottenere il Vignola, ma non da un punto di vista altimetrico: per questo l’architetto fu costretto a realizzare, per ottenere il collegamento con il nuovo palazzo, una rampa su una serie di ponti sopraelevati rispetto alle quote esistenti, tagliando molte facciate di edifici. Si trovò quindi a realizzare una città a due livelli: uno, quello della rampa che trionfalmente conduceva al Palazzo; l’altro, quello della città sottostante su cui insistevano i ponti della percorrenza della strada che poi sarebbe stata chiamata “Diritta”.

Via Diritta-Ponte

Sopra e sotto: i ponti che permettono il raccordo della via Diritta (oggi Filippo Nicolai) con il Palazzo Farnese

Via Diritta-Ponte 2

Il Vignola, per ottenere delle quinte degne della sua opera urbanistica, e dati i radicali cambiamenti di molti edifici che venivano ad esser tagliati dalla via Diritta, ridisegnò la maggior parte delle facciate dei palazzi applicando in alcuni casi delle vere proprie aggiunte sceniche.

Via Diritta

Sopra: i palazzi lungo la via Diritta sono gli unici ad essere intonacati e prsentano le forme più eleganti dell’intero abitato di Caprarola

Il Vignola riuscì ad ottenere il suo intento. La città verte sulla fuga che si proietta verso le logge del Palazzo. Percorrendola dal basso, dall’inizio della via Diritta, oggi Filippo Nicolai, seguendo l’asse visivo ci si proietta verso la loggia centrale, quasi invitati a salire. Si dice, che in origine, ad amplificare la prospettiva da questo punto, intervenisse la pavimentazione stradale che ai lati presentava delle fasce lapidee, in modo che teli linee apparissero all’osservatore andare in fuga proprio nell’archeggiatura centrale, dove, magari, immaginiamo assistere al miracolo urbanistico il cardinale. Procedendo verso il palazzo ad ogni pausa, l’immagine si apre di più e si percepiscono prima tre e poi ancora cinque arcate. Allo stesso tempo la via si dilata progressivamente fino ad aprirsi improvvisa nella piazza di fronte al palazzo, dove si può goderne l’immagine completa.

Via Diritta

Sopra: la salita verso “l’olimpo” del Palazzo Farnese. La rampa sembra proiettarsi verso il loggiato centrale, e tale effetto ottico è incentivato dalla leggera curvatura del piano stradale

Via Diritta

Sopra: salendo l’immagine sulla facciata si apre maggiormente per poi definitivamente apriri sulla piazza antistante le rampe curve che conducono al piano dell’ingresso (sotto)

Palazzo Farnese a Caprarola

La piazza sembra avvolgersi alle sinuose scalinate che conducono all’ingresso, dove il palazzo incombe enorme, massiccio, sull’abitato, schiacciato dalla sua presenza che appare realmente impressionante. La facciata rettangolare si staglia nel cielo con una decisione energica, misteriosa ed enigmatica nella sua diafana ed appena accennata volumetria, articolata da piccoli sbalzi di fasce e modanature. Sembra quasi che non si riesca a penetrare con lo sguardo le finestre, e la vista spazia sulla facciata quasi arcana per poi essere risucchiata nella profonda loggia, che invece non fa mistero dei colori sfavillanti dei suoi affreschi.

Salendo al palazzo, e magari per un momento immaginassimo di essere il cardinal Farnese in attesa di una carrozza scintillante dall’Urbe, appoggiandoci alla balaustra del loggiato, allo sguardo si distende morbidamente tutta la città, incernierata lungo la via Diritta, conquistando visivamente ognuno dei palazzi per poi aprirsi verso la piana verdeggiante.Vignola sembra aver ottenuto l’immagine che il tutto sorga quasi spontaneamente dal palazzo e che è quasi Caprarola ad essere stata costruita a cornice dell’imponente residenza estiva dei Farnese.

Il palazzo appare come un olimpo meraviglioso, a cui si arriva attraverso l’unico accesso che diviene tutta la città di Caprarola, cornice vivente della sua gemma enigmatica. Il Palazzo Farnese ammalia con il suo fascino arcano, come se la sua immagine di originaria fortezza ingentilita dall’architettura serva a far intuire il suo essere scrigno di un tesoro occulto. Molti hanno scritto sul Palazzo e sul suo potere sull’immaginario. Che il “tesoro” sia magari un tesoro sapienziale. Sarà un caso che esiste nel Palazzo una stanza dedicata al tema del sogno? E che l’edificio e gli affreschi sono carichi di simbologie molteplici?

Continueremo a parlare del Palazzo di Caprarola come manifesto dell’Architettura che sa parlare il linguaggio spesso obliato dell’interiorità.

Vista dal Palazzo Farnese

Sopra: vista dal Palazzo. La piccola città si distende lungo la spina centrale per poi quasi disperdersi nella campagna lontana.

Sotto: Palazzo Farnese vigila sulla sua città

Caprarola

Approfondimenti:

Paolo Gasbarri, La Stanza dell’Aurora nel Palazzo Farnese di Caprarola. Un caso di decorazione alchemico-ermetica



74 Comments


  1. Ciao finalmente ho letto l’interessante saggio di Paolo ed ho capito il motivo della sua frequenza del palazzo di Caprarola ed il suo amore per i temi relativi.
    Il testo è veramente ben scritto e chiaro: sia gli aspetti materiali (villa, luogo, committente), sia gli aspetti immateriali (simboli, allegorie) sono ben descritti. Anche le parti più ardue, la cultura ermetico-alchemica, sono veramente ben spiegati.

    Tra le molte cose, ho trovato interessante e curioso come un “gran cardinale” avesse interesse per temi che potevano risultare problematici per l’ortodossia cattolica; questo dà una notazione importante del carattere del personaggio e della vastità dei suoi interessi. Mi sono domandato se, con queste purificazioni mentali ed iniziazioni spirituali, il Nostro non praticasse qualche forma di meditazione. Non penso a yoga o simili ma a qualche forma di meditazione cristiana. Mie farneticazioni?

    Il tema dell’iconografia lo affrontai solo svariati anni fa quando, da studente, seguii il corso “Raffaello architetto” tenuto allo iuav dalla buon’anima del prof. Manfredo Tafuri. Il professore aveva un’idea della storia quale svolgimento di vicende umane che non potevano essere divise in storia dell’architettura, storia della pittura, ecc Per questo motivo non trattò solo dell’architettura di Raffaello ma offrì uno sguardo generale del periodo in cui operò.

    Ricordo ancora alcune sue lezioni sul grandioso ciclo di affreschi nelle Stanze vaticane (la Stanza della Segnatura, ecc) e la complessità dei temi iconografici in essa contenuti. Mi avevano affascinato anche perché mi sembra che tali temi ci informino sulle conoscenze, le credenze ecc degli uomini di quel tempo. Complimenti Paolo.

    ciao

  2. Dimenticavo: quando puoi invia alla mia e mail il fatidico servo con fiaschetta.

  3. Caro Giovanni,
    bentornato. Hai ragione, anch’io ho letto finalmente il saggio di Paolo sulle corrispondenze ermetiche ed alchemiche nella iconografia presente negli affreschi di palazzo Farnese. È molto ben scritto, chiaro e approfondito, e apre squarci interessanti su argomenti che mi fanno tornare alla memoria le interpretazioni e le implicazioni rintracciate dal grande Jung nell’Alchimia.

    Paolo è veramente molto bravo!

    A proposito dell’interesse di un ecclesiastico verso la cultura ermetica, mi viene in mente che nel Rinascimento si è assistito ad uno dei momenti di massima diffusione della magia (quella definita naturalis) e dell’ermetismo, anche fra gli ambienti cattolici, ed anche in personaggi importantissimi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Botticelli, e in tutto il circuito della Accademia Platonica, e in generale nella maggior parte della cultura dell’epoca: non a caso fu proprio in questo periodo che cominciarono a circolare insieme agli scritti dei neoplatonici (Porfirio, Plotino, Giamblico), anche il cosiddetto Corpus hermeticum (non mi dilungo troppo in questa direzione, che non conosco ancora molto bene). Infatti nella Stanza di cui parla Paolo, accanto ad Aurora, c’è Hermes, con il suo “caduceo”, l’emblema di Ermete Trismegisto, appellativo greco dell’egizio Thoth, promulgatore dell’arte magica, seguendo alcune interpretazioni, quale nobile sintesi della conoscenza universale e iniziatica che fu detta ermetismo, colui a cui si attribuiva appunto il Corpus – novEgo ha fatto delle foto a una rappresentazione di Ermete Trismegisto a Siena.
    L’ermetismo, la magia, l’alchimia, sono così intrecciate alla cultura rinascimentale che è difficile approcciarsi a questo argomento.
    A proposito di quello che Paolo dice del potere delle immagini sull’immaginario,mi viene in mente Bruno con le sue carte della memoria… (per non parlare di Campanella).
    Insomma un tempo il piano spirituale e quello materiale non erano percepiti come disgiunti, ed anzi si credeva che si potesse con il primo influire sul secondo (e non il contrario come oggi!)
    In definitiva leggendo Paolo, magari esagerando nella mia visione, è come se il Palazzo di Caprarola spinga, con le sue immagini, a sognare e ad ampliare la fantasia (favorendo quindi l’immaginazione), permettendo di farci discorrere con le nostre cromie interiori e di farcele “percepire”. Una vera e propria architettura che parla d’anima (anche nella psicologia simboli-archetipi rivestono un’importanza fondamentale, così come l’interpretazione dei sogni).

    Magari mi spingo un po’ troppo in là, ma è quello che sentivo, ripensando alla fascinazione che subisco dalla fantastica architettura di Palazzo Farnese.

    Cordiali saluti. A presto!

  4. Cari amici,
    Vi ringrazio per aver prestato attenzione a quanto ho scritto sul palazzo Farnese.

    Giovanni, i tuoi interrogativi sulle meditazioni del cardinale Alessandro non sono farneticazioni. Si tratta di pensieri assolutamente legittimi, molto pertinenti e sicuramente stimolanti.

    Non è facilissimo dare una risposta netta, per lo meno per chi è legato al culto talvolta asfissiante delle cose documentate a ogni costo, delle prove certe, scritte e archiviate da qualche parte (ah, le mitiche ed eruditissime “ricerche d’archivio”…).

    Ovviamente, non sarò io a negare l’importanza del rigore e della precisione “scientifica”nella ricerca. Ma quanto ho scritto è piuttosto legato a una suggestione, a un’intuizione basata semplicemente sulle immagini che cadono sotto gli occhi e rimandano a un contesto iconografico comune, diffuso nelle corti principesche tra Cinquecento e Seicento.

    Spesso le figure – come ovviamente altre cose create – colpiscono l’animo con significati talvolta inconsapevoli e non ricercati razionalmente, anche se io ritengo che in questo caso ci sia un desiderio preciso di ricerca spirituale, seppur non espressamente documentato.

    Se vogliamo, esiste anche una lettera archiviata in cui si parla del cardinale che “amava dilettarsi con l’alchimia”. Sinceramente non ho avuto modo, tempo e neanche tanta voglia di andarla a riesumare, ma se capita lo farò. Mi basta per ora ragionare sulle immagini delle stanze private del palazzo che, al di là del programma esplicito fissato da Annibal Caro, nascondono significati ermetici che probabilmente il dotto umanista, d’accordo con il Farnese, non ha sempre ritenuto necessario mettere sulla carta, nero su bianco.

    Questo ci riconduce anche al discorso sulle fonti spirituali che animavano le meditazioni del cardinale. Quanto dice Giovanni sul rapporto tra cultura cattolica ortodossa e spunti eterodossi come quelli offerti da ermetismo, neoplatonismo e alchimia è interessante. Il fatto che questi filoni di pensiero siano stati espressi in immagini all’interno di stanze private è comunque importante. Il cardinale non ha mai voluto farne oggetto di riflessione pubblica anche perché li riteneva solo un ausilio alla meditazione interiore, e non un aspetto primario. Anzi, direi che il Farnese si muoveva seconda una tendenza ben diffusa negli ambienti dei Gesuiti, ai quali lui era notoriamente legatissimo ( infatti è sepolto nella vignolesca chiesa del Gesù a Roma). Questa corrente voleva armonizzare la dottrina cristiana con le teorie ermetico-platoniche e l’alchimia, creando una sorta di “cristianesimo alchemico” in cui gli spunti della cultura ermetica antica venivano riletti alla luce di Cristo.

    A proposito delle possibili tecniche di meditazione di cui parlava Giovanni, comunque, mi pare evidente che il cardinale si muovesse sempre e comunque in un ambito ortodosso e la sua forma di meditazione di riferimento non potesse che essere quella degli esercizi spirituali condotti secondo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti. Questa notissima tecnica è ancora oggi alla base degli esercizi seguiti da molti religiosi, spesso “tradizionalisti”, essendo assai impegnativa e “tosta”. A questa si univano tutti gli elementi di cui abbiamo parlato sopra, ovviamente in maniera separata, senza sincretismi e in forma soprattutto privata, essendo legati più alla riflessione filosofica in senso stretto che alla meditazione religiosa.
    Però le due cose non si elidono, piuttosto si armonizzano.

    Di fatto, esiste una solida corrente di alchimisti e Can cristiani tra Cinque e Seicento che, entro certi limiti, è accettata dall’ortodossia cattolica, anche se in modo molto prudente.
    Un esempio di intreccio non conflittuale tra elementi di culture di fatto divergenti, che cito qui en passant visto che il discorso sarebbe lungo, è quello del famoso Egidio Antonini da Viterbo, figura eminente di cabbalista cristiano, oltre che umanista e filosofo. Generale dell’ordine agostiniano a Viterbo, è una figura “ufficialissima” nella Chiesa, ed era noto nel mondo culturale e religioso del tempo (era il “Cicerone cristiano”). Un po’come Annio da Viterbo, teologo del papa, di cui si è parlato a suo tempo qui. Le dottrine emanazioniste della Cabbala ebraica, con il loro potenziale gnostico, erano da Egidio sviscerate al fine di armonizzarle con la visione cristiana del cosmo.

    Tutto questo può offrire spunti per spiegare anche la presenza di Ermete Trismegisto nella cattedrale di Siena, di cui ha parlato Nov-Es.

    Per finire, non ho nulla da aggiungere alle considerazioni di Nov-Es sul rapporto architettura-anima- interirità. Ha già detto tutto lui, e bene.

    Dimenticavo, Giovanni: in questi giorni ho avuto diversi problemi. Spero in giornata di riuscire a inviare l’immagine, a te e a Nov-Es.

  5. “Di fatto, esiste una solida corrente di alchimisti e Can cristiani ”

    é saltato qualcosa nell’inviare il commento.

    Leggasi:

    “Di fatto, esiste una solida corrente di alchimisti e cabbalisti cristiani”

  6. Caro Paolo,
    bentornato. Grazie delle tue parole. La macchina delle immagini che è la gemma di Caprarola ci sta portando sempre più lontano (o sempre più vicino…). Tra poco sarò a Caprarola nuovamente e ho intenzione, alla luce dei nostri discorsi, di visitare il Palazzo. Chissà, lascerò andare la suggestione…
    A proposito di quello che dicevi sul rapporto tra rigore scientifico e invece la “conoscenza irrazionale”, quella fondata, diciamo così, sull’impressione, sulla intuizione, sulla suggestione… Bene, recentemente ho letto un saggio sulla nascita della Filosofia, di Colli (ma tale elemento è stato evidenziato da moltissimi autori, anche nell’antichità), in cui si mette in evidenza come gli antichi conferissero alla follia un ordine sapienziale, una conoscenza superiore, estatica, mistica (si pensi alla Pizia, per esempio). Insomma molti autori, tra cui quelli ermetici, neoplatonici, e quelli che si orientavano verso l’esoterismo consideravano la stessa razionalità una limitazione della conoscenza “reale” delle cose. In poche parole è come se dovessimo guardare non con gli occhi “fisici” ma con quelli interiori. Allora determinate immagini assumono il potere di influire sull’immaginario.
    Attendiamo la tua immagine, non preoccuparti, non c’è fretta.

    Con affetto. A presto!

    PS: caro Paolo, vorrei chiederti la possibilità, se ti fa piacere, di inserire tra gli approfondimenti all’articolo su Palazzo Farnese il link al tuo scritto!

  7. Caro Nov-es,

    Leggo che verrai a Caprarola. Se può farti piacere, possiamo incontrarci per visitare insieme il palazzo e scambiare qualche idea. Ho molto tempo a disposizione in questo periodo.

    Quanto al link sul sito, la cosa non può che farmi piacere. Non ci sono problemi.

    Attendo notizie.

  8. Caro Paolo,
    grazie dell’invito. Mi farebbe piacere, solo che ancora non so la data precisamente. Appena la so con certezza, ti faccio sapere sicuramente. Ti ringrazio del consenso al link. A presto!

  9. Carissimi non ho avuto il tempo, purtroppo, di rispondervi e spero di farlo al più presto, Per ora vi voglio dire che mi fa grande piacere che possiate incontrarvi; mi spiace solo non poterci essere anch’io, abito a 4-500 km, sarebbe stata una cosa carina conoscervi ed inoltre farsi un giro per la villa con un “cicerone” come Paolo.
    A presto. Un caro saluto.

  10. Caro Giovanni,
    sarebbe molto bello. Non si può dire però che tu non possa esserci. Magari, quando saprò la data del mio arrivo a Caprarola, se ti trovi nei dintorni o magari vuoi farti una “passeggiata” non sarebbe male!
    Aspetto i tuoi interventi. Ti auguro una buona giornata appena iniziata. A presto!

  11. Cari amici,

    Avete ricevuto la email che vi ho mandato con l’immagine del servo?

  12. Caro Paolo,
    scusa se ti rispondo solo ora. No, purtroppo non ho ricevuto la e.mail con l’immagine (della tecnologia non ci si può mai fidare!).
    Ti auguro una buona serata. A presto!

  13. Servo con fiaschetta ricevuto, ho pure risposto alla mail di paolo. Ricevuta?
    A presto.
    PS Andrò a Parigi dopo ferragosto, la città è grande, le cose sono molte. Sono veramente confuso: cosa non si può NON visitare, secondo voi, andando a Parigi? Bè a parte tour eiffel, notre dame…
    un caro saluto

  14. @ Giovanni

    Ho ricevuto la tua email. Grazie per l’interessamento a un soggetto marginale ma, tutto sommato, interessante per capire la diffusione e le implicazioni culturali di una certa iconografia.

    Ti invidio, senza dubbio. Parigi… è banale dirlo, ma c’è tutta una mitologia, un immaginario e un’atmosfera dietro di essa con cui non mi trovo troppo spesso in sintonia ma, devo ammettere, è piuttosto intrigante.

    A proposito poi di luoghi immensi, spazi infiniti, tentacolari e tentatori per le numerose trame umane di vario tipo (sublimi…).
    Mi ricordo di aver visitato Versailles da bambino, insieme ad altri luoghi chiave di Parigi. La reggia mi ha colpito moltissimo, e nella mia fantasia di ragazzo si è sicuramente impresso un qualcosa, che mi ha successivamente spinto a riflettere sull’indubbio fascino esercitato da palazzi signorili, ville patrizie e strutture simili, anche con giardini, come appunto Caprarola.
    Mi muovevo nel Salone degli Specchi, di cui ho ricordi un po’sfocati ma suggestivi, le Sale Reali, e poi il giardino. Immenso, con le fontane, i giochi d’acqua e il fascino misterioso del Petit Trianon che, come ho avuto modo di approfondire qualche tempo fa, pare sia stato talvolta oggetto di manifestazioni, diciamo così, insolite.

    Tra l’altro, se non ricordo male a Versailles lavorò anche un artista caprolatto, anche se non mi ricordo bene né il nome né il ruolo ( un pittore, forse).

    Comunque, una visita a Versailles, anche solo da un punto di vista semplicemente turistico, è ovviamente d’obbligo.

  15. Caro Paolo,
    ti ringrazio, ho ricevuto la tua e.mail con la bellissima immagine (poi dovremo parlarne ancora). Scusa se ti rispondo solo ora ma sono appena tornato a casa dopo un viaggio di lavoro e una serie interminabile di impegni da sbrogliare. Hai ragione, anch’io quando penso a Parigi mi viene in mente la vicina raggia di Versailles, magnifica e imponente, dai giardini veramente di una bellezza scardinante; ho come te un amore smisurato per le ville e le regge. Tra le mie preferite c’è Stupinigi (oltre che per Palazzo Farnese a Caprarola…). Per non parlare di Bomarzo (benché è improprio inserirlo in questo contesto)…

    Spero di ritrovarti presto. Buona estate!

  16. Caro Giovanni,
    conosco poco, purtroppo, Parigi, perciò non posso consigliarti molto. Però mi vengono in mente alcune architetture moderne e contemporanee, alcune famose altre non molto: le stazioni della metropolitana del grande Guimard; la casa di rue Franklin di Auguste Perret; la casa-studio del pittore Ozenfant del maestro Le Corbusier; non è lontana anche di Le Corbusier la villa a Garches (pochi km da Parigi e vicina a Versailles) e la Maisons Jaoul; il Centre Pompidou di Piano e Rogers; l’Istituto del Mondo Arabo di Nouvel; il Musee d’Orsay di Gae Aulenti; la Biblioteca Nazionale di Henri Labrouste e quella di Perraut; sempre di Labrouste la Bibliotheque Ste. Genevieve; l’Opera di Charles Garnier; La Grande Arche; ecc.
    Ti auguro un buon finesettimana. A presto!

  17. Carissimi, mi fa grande piacere che passiate ancora in questa parte del sito. Purtroppo anch’io non ho avuto molto tempo. Sto cercando di recuperare, nel tempo libero, Autocad che abbandonai diverso tempo fa quando già non ne avevo grande pratica. Mi è necessario perché, nonostante la mia non più giovane età ambirei a cambiare lavoro.
    Vorrei comunque continuare a mantenere questo rapporto con voi. Ho provato a stampare i nostri commenti e ne sono venute fuori 22 pagine a carattere 10. Appena ho tempo mi piacerà farne una sorta di sommario o elenco dei luoghi citati o simili, pour divertissement! ehi non rubatemi l’idea….
    Per Parigi:visitai da ragazzo la reggia di Caserta e se è una copia di Versailles, come recitava la guida …! Vi ringrazio per i consigli,mi piacerebbe vedere un Le Corbusier dal vivo!
    Per ora le mie visite certe erano quelle desiderate da mio figlio di 10 anni: la Tour Eiffel, la Gioconda.
    Paolo continua a sorprendermi: pure l’artista caprolatto a Versailles …!
    Con simpatia.

  18. Caro Giovanni,
    è stato un piacere. Mi raccomando, facci sapere come va il viaggio e rimani sempre in contatto con tutti noi. Buon viaggio. A presto!

  19. Ciao Giovanni,
    come stai? Spero bene. Come è andata allora la tua Parigi (è un po’ che non ci si sente…)?
    Spero bene. Buona serata e a presto!

  20. salve,sono uno studente di ingegneria. Ho letto con interesse quanto da lei scritto in relazione al “Palazzo Farnese di Caprarola anche perchè devo affrontare un’esame di architettura presentando una schede tecnologica sull’argomento da lei trattato.Ho già fatto ulteriori ricerche ma ho reperito, purtroppo, scarse indicazioni sulla struttura architettonica dello stesso(degli interni e degli esterni,delle favolose scale e delle colonne)potrebbe aiutarmi nel reperire questo materiale perchè vivo lontano da Caprarolai?
    Grazie.Distinti saluti

  21. Gentile Filippo,
    grazie! Il Palazzo è molto famoso e quindi esistono numerose pubblicazioni in merito. Non so quale aspetto le interessi direttamente, se solamente quello architettonico o quello tecnologico. Non so in quale città lei studi e/o viva, ma, ad esempio, molti libri su Vignola e sul Palazzo sono disponibili nelle biblioteche pubbliche, in particolare in quelle delle Facoltà di Architettura (a Roma, quella Centrale di Valle Giulia è abbastanza fornita). Interessante è l’opera “Caprarola” di Paolo Portoghesi… Le interessano immagini dell’edificio o una bibliografia? Mi faccia sapere e cercherò di darle tutte le indicazioni in mio possesso.

    Cordiali saluti

  22. Gentilissimo professore grazie di aver risposto alla mia richiesta. Vivo a Bari . Il professore per scheda tecnologica intende indicazioni architettoniche e tecnologiche; se potrà fornirmeli entro il 23/07 le sarò molto grato.
    Grazie . Distinti saluti Filippo

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