| mag 30, 2009 | 0 Comments

Week-end EnoGastroArchitettonico

2° giorno: da Montalcino a Siena

Vedi la prima parte del viaggio

Itinerario 2

Ci alziamo la mattina presto e decidiamo che la strada statale è una scelta troppo “banale” per raggiungere la città del Palio. Optiamo quindi per un viaggio non convenzionale e ricco di curve per la Buonconvento-Asciano, si costeggia prima l’Abbazia di Monte Oliveto e poi le Crete Senesi. I caratteristici viali di cipresso sono accostati da formazioni geologiche di esotica bellezza, Calanchi argillosi che si tingono di colori sgargianti e brillano di rosso-arancio al sole del mattino. Venire catturati da questo luogo, immerso nel verde delle campagne Toscane è una bellissima sorpresa. Si svela ora il motivo per cui questi luoghi sono presi di mira dai “barbari” che da tempo si stanno sempre più massicciamente stabilendo presso le Crete, catturati da morbidi campi di grano, cipressi e sentieri bianchi.

Crete Senesi 2

La terra senza dolcezza d’alberi, la terra arida
che rompe sotto Siena il suo mareggiare morto
e incresta in lontananza
(inganno o verità,
miraggio o evidenza –
insidia a lungo la mente
una tortura di dilemma) sperdute torri, sperdute rocche
è un luogo non posseduto dal senso, una plaga diversa
che lascia transitare i pensieri
però non li trattiene, non opera come ricordo, ma come ansia.

Mario Luzi

Crete Senesi 1

Il paesaggio calcinoso e avaro, mutevole e alla fine dolce nella cangiante alternanza dei toni, privo di limiti identificabili, piuttosto simile ad un mare geologico fermo per sempre.

…che questa terra, tutta fatta dall’uomo, dai suoi sudori, dalle sue fatiche, per secoli e secoli, per generazioni umili e tenaci, splendida perché sempre sottovoce e mai a gola spiegata, con un’aria che l’avvolge come se fosse una sua atmosfera privata e non quella di tutti, con un cielo che è come una pittura a tempera, che quando è limpido traspare, e quando non è limpido reca nuvole di panno e di feltro, dense, quasi non contenessero pioggia né grandine né neve, ma fossero l’esatto contrappeso aereo di questa terra secca e dura… 

 Io la guardo, in una giornata che sembra di vedere anche attraverso le montagne azzurrine, così azzurre là all’orizzonte, così limpide all’orizzonte: è fresco ancora, il grano sembra tratteggiato a mano, come quando da bambini si fa (o si faceva) le aste, e le viti non hanno messo, e gli ulivi vengono potati, diradati, sembrano fatti di fiato più che di foglie: e mi dico, ma è proprio vero che queste cose non debbano dir niente più a nessuno, che non ci sia tempo per fermarsi a guardare? Fermarsi a guardare delle cose che non cercano di farsi guardare, e non sembra neppure che siano fatte per essere guardate: sono filari, sono cipressi, sono prati, sono campi lavorati. C’è una ragione in tutto questo, uno scopo, un utile. E tu invece li guardi, ti fermi lì, e quasi a bocca aperta, come fosse uno spettacolo meraviglioso. Ed è uno spettacolo meraviglioso: un attimo di sospensione, uno jato felice fra ieri e domani, in cui ad un tratto l’oggi t’attraversa e si ferma: qualcosa che merita di essere vissuto.

Né si consuma.

Frammenti da Addio Toscana di Cesare Brandi

Come hanno fatto queste Crete ad uscire illese dall’aggressività verso il territorio perpetrata in edilizia? Come non soccombere di fronte all’avanzare di ville e villette? Non solamente con l’applicazione dell’art.9 della Costituzione «La Repubblica … tutela il Paesaggio e il patrimonio Artistico della Nazione». Non siamo né così timorati né pedissequi. Forse accurate amministrazioni? O solamente Fortuna?

Arriviamo a Siena:

Ci accoglie Ermete Trismegisto, “Hermes il tre volte grandissimo”, per gli amici “Ermenegisto”: cosa ci fa un Alchimista e inventore della scrittura dei Tarocchi nel Duomo di Santa Maria Assunta? Ermete è rappresentato come una figura veneranda, con la mano destra consegna un volume ad un personaggio con un turbante (simboleggia la sapienza Orientale?), dietro al quale c’è una terza figura giovane vestita con una tunica bianca (simboleggia l’Occidente?). 

  Ermete Trismegisto

Mosaico inciso sul pavimento di Santa Maria Assunta

Con la mano sinistra tocca una lapide sulla quale sono riportati alcuni versi dell’Asclepio e del Pimandro, libri a lui stesso attribuiti. Alla base del mosaico recita:

HERMES MERCURIUS TRISMEGISTUS / CONTEMPORANEUS MOYSE

Ermete Mercurio Trismegisto / contemporaneo di Mosè

A cosa dobbiamo credere? Il mosaico è proprio sotto il rosone del portale d’ingresso: è questa una sorta di “ascensione”, un percorso che inizia dal profano ed arriva al sacro dell’altare mediante una narrazione che accompagna il fedele? E’ ben noto che il Cristianesimo rigetta ufficialmente tutto ciò che é legato alle arti cosiddette misteriche, esoteriche e magiche.

Allora? Voglio provare a vedere il mosaico come un libro, un documento che cerca la sua interpretazione, la sua verità.

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Lasciato il Duomo l’attenzione è tutta per Santa Maria della Scala (SMS), il complesso, esaurite le funzioni sanitarie sta subendo un massiccio restauro. Il grande edificio si mostra con spazi culturali ed aree museali. Casualmente mi imbatto nella mostra “Arte Genio Follia”, ideata da Vittorio Sgarbi ed installata nelle magnifiche sale di SMS.

L’obiettivo della mostra è infatti quello di sondare “l’essere nel mondo” degli artisti attraverso i loro capolavori, senza tuttavia rinunciare alla fondamentale prospettiva storica e a tutti quei contributi che hanno studiato “arte, genio e follia” da punti di vista differenti, siano essi di natura artistica, scientifica o medica. I grandi nomi che ammiccano dai volantini, Van Gogh, Kirchner, Munch, Ernst, Dix, Grosz, ma anche gli italianissimi Guttuso, Mafai, Ligabue e Zinelli sono una buona calamita per attirare i curiosi. Una vera ammucchiata, si parte con un analisi scientifica, si sviscera il tutto in modo clinico, fino a arrivare all’apoteosi del gesto artistico. La mostra è suddivisa in dieci sezioni: nella prima ci si trova di fronte ad una esposizione della malattia e dei rimedi che si sono susseguiti nel tempo, il tutto condito da bozze e schizzi di malati giusto per iniziare ad immergersi nel tema; nella parte centrale invece sono esposte opere di Van Gogh e alla fine del percorso fanno bella mostra le visioni di Ligabue. Sicuramente un tema non semplice da affrontare e mostra non del tutto deludente; resta il dubbio di venire comunque più attratti dal contenitore che dal contenuto stesso, «tanti anelli che non s’intrecciano, in una rassegna globalizzante di piani e strati disgiunti, in un’atmosfera viziata dalla forzosa rispondenza a un tema di cui, in fondo, non si svela nulla di nuovo. Chi nella penombra inventa parole e linguaggi lo fa per esigenza “fisiologica”, e vale per tutti, senza categorizzazioni. La genialità non è appannaggio esclusivo dei cosiddetti “normali”, ma è equamente distribuita, come la follia. Lo insegna Erasmo da Rotterdam.» (Sacchini).

 Vicolo Palazzo Piccolomini - Palazzo Chigi

Via di Città: sulla sinistra il bugnato di Palazzo Piccolomini, e sullo sfondo Palazzo Chigi

Alla fine della giornata abbiamo anche il tempo per salire sulla Torre del Mangia e scattare qualche foto dei tetti; così chiamata dal soprannome di “Mangia guadagni” dato al suo primo custode Giovanni di Balduccio (o “di Duccio”), famoso per apprezzare molto i piaceri del cibo e sperperare quindi a tavola i propri guadagni.

Chiostro del Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia

Chiostro del Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia

la Cattedrale romanico-gotica dell'Assunta

la Cattedrale romanico-gotica dell’Assunta, vista dalla Torre.

 

Chi avrebbe mai immaginato che un giorno quel suo amore per la tavola avrebbe dato il nome ad una delle torri più importanti d’Italia?

 

Vedi la prima parte del viaggio

Author: nov-EGO

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Bellssime queste conformazioni geologiche! Surreali, spigolose e dure, nella loro sinuosità.

Psiche

6/3/2009

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