Vivere l’Architettura: “L’edilizia sociale – le palazzine”

La terza puntata di vivere l’architettura affronta l’argomento “L’edilizia sociale – le palazzine”. Ospiti in studio gli architetti Enrico Conti e l’architetto Giancarlo Busiri Vici, la clip mostra due palazzine romane dell’architetto Andrea Giunti. Il Cammeo è dedicato alla torre piezometrica dell’architetto Francesco Palpacelli (1989).



7 Comments


  1. Futuro roseo anche per me!

  2. giovanni marmugi

    Oggi mi sono finalmente visto il documentario qui proposto, ma ho voluto esagerare mi sono pure sciroppato, della stessa serie: il Corviale, Tor Sapienza e Vigna Murata. Molto bella una serie televisiva dedicata all’architettura, che strano veder parlare di architettura su un video…così assuefatti alle boiate della televisione…
    L’impostazione del programma è buona, senza trattare le realizzazioni dei soliti grandi, affronta temi che meritano di essere discussi ed andrebbero diffusi.

    Fra le tante cose che effettivamente si potrebbero dire, resto un pò…frivolo… penso all’architetto Andrea Giunti progettista di queste 2 palazzine che sembrano veramente intelligenti e gradevoli. E’ coautore della serie televisiva e ospite fisso delle trasmissioni,di cui tra l’altro illustra con una visita il complesso in discussione. Mi è parso un po’ bizzarro che illustrasse, in questa puntata, il suo stesso edificio in modo impersonale (come fosse di un altro). Inoltre il sito in cui vedere i documentari in questione è giunti architetture. Ma chi è costui? Sai chi è? Ti confesso che nonostante io sia arch è molto che non seguo più l’architettura e relativo dibattito.
    Ciao.

  3. Il sito Giunti Architetture così recita a proposito di Andrea Giunti:

    «Andrea Giunti, architetto, nasce nel 1953 a Vicenza. Laureatosi con il Professor Quaroni, inizia l’attività professionale nel 1983, aprendo il suo studio “Andrea Giunti ed associati s.a.s.”.
    Si occupa principalmente di architettura residenziale, scolastica e per il terziario, ma significativi sono anche alcuni interventi di restauro e di riqualificazione di spazi urbani. Tra le opere progettate e realizzate si segnalano i numerosi complessi residenziali con finanziamenti pubblici nei piani di zona del Comune di Roma di Casale del Castellaccio, Romanina, Osteria del Curato, Pisana Vignaccia, Acilia Saline, Lunghezza. In questi anni l’attività professionale è affiancata dalla passione per la politica che lo caratterizza sin dagli anni della formazione universitaria riuscendo a fondere l’anima intellettuale, quasi utopistica, del politico con il pragmatismo dell’architetto. Giornalista, ha fondato e dirige “Free”, un trimestrale di architettura che si occupa dei problemi della professione sul campo.»

    Praticamente è il demiurgo di “Vivere l’architettura”: da lui voluta (come ricorda la presentatrice), lui stesso è architetto, ha scritto o è l’oggetto di varie pubblicazioni ed interviene nel programma in qualità di esperto anche quando si presentano le sue opere, cosa che trovo anch’io ridicola, e poco politicamente corretta. Però, solo grazie a lui che è stato realizzato un programma televisivo del genere (anche se poi il problema resta la diffusione)… però certo, almeno le sue due palazzine potevano o porle nel cammeo, o farle descrivere da qualcun altro!

    Devo dirti che non conosco personalmente Andrea Giunti, ma poiché lavoro da vari anni nella comunicazione e nel mondo editoriale, spero che accada presto!

    Ti ringrazio ancora! A presto

  4. giovanni marmugi

    Ciao nov-es. A giudicare dal profilo di Andrea giunti, sembra che il nostro abbia fatto della propria attività professionale un’attività sociale o politica; la serie di documentari da lui voluta ne è quindi una parte, quella divulgativa.

    C’è coerenza in tutto questo: le sue realizzazioni divengono le dimostrazioni pratiche delle sue finalità in campo architettonico e sociale.
    Se le cose stessero così, la sua auto-presentazione non sarebbe più un peccatuccio di presunzione. Comunque mi sembra una persona garbata ed un interlocutore corretto, anche col Prestinenza che non la pensava proprio come lui. Ti auguro certamente d’incontrarlo.

    Anch’io sono d’accordo sulla necessità del binomio architettura e società. Certo che questo presuppone una situazione politica diversa da quella attuale. In realtà mi avvicino al dibattito architettonico dopo svariati anni, ma mi sembra che oggi gli architetti abbiano molta meno incisività dei tempi in cui si realizzavano le varie unitè o dei gloriosi congressi CIAM.
    Vedo che l’attenzione è puntata soprattutto alle questioni energetiche e della bio architettura, temi importanti, piuttosto che a quelli sociali.

  5. giovanni marmugi

    A proposito del “futuro roseo”: questo potrebbe consistere in una rivalutazione dell’aspetto sociale…?

  6. Ciao Giovanni!
    Scusa se ti rispondo solo ora, ma ho avuto un finesettimana concitato. Anch’io penso che Giunti sia un bravo professionista, e spero veramente di incontrarlo.

    Credo che l’aspetto sociale dell’architettura sia venuto meno negli ultimi anni a causa di uno spostamento progressivo degli interessi degli architetti verso una dimensione mediatica e di marketing della moderna produzione e per tutta una serie di fattori multipli tra cui: lo scarso interesse della politica a riguardo (non dimentichiamo che in Italia non si costruiscono da tempo “Case Popolari” o almeno non dai grandi architetti come avveniva in passato, e che negli ultimi anni le nostre città sono state costruite, e spesso anche progettate da imprenditori); nelle Università, nei corsi di progettazione architettonica (che spesso sono a metà tra quelli di storia dell’architettura e di grafica, e coincidono con lunghe file per fare revisione da un docente) non si dibatte e non ci si esercita a dovere su questi temi; inoltre anche le stesse riviste patinate (non ultima Casabella che nel numero 774 proponeva accanto al famoso intervento de La Casa Borsalino di Gardella una serie di operazioni di social housing veramente improbabili ed inquietanti) che dovrebbero divulgare la necessità di un dibattito orientato verso una educazione abitativa spendono invece carta ed inchiostro per tematiche spesso del tutto inutili; viviamo in un paese che non riconosce una funzione socialmente utile alla figura dell’architetto.

    Credo inoltre che se un’Architettura risponde alle necessità di una società, di conseguenza sarà anche ecosostenibile (sulla ecosostenibilità bisognerebbe poi aprire un discorso a parte, vista la confusione che molti operatori contribuiscono a creare in questo senso, vendendo spesso per ecosostenibilità una intrusione sempre più massiccia della tecnologia industriale nelle costruzioni, il cui costo di produzione, anche in termini di ecosostenibilità viene molto spesso celato).

    Credo inoltre con Purini, anche se sono spesso in disaccordo con lui, che l’ecosostenibilità debba non solo essere vissuta in chiave materialistica, ma che debba invece ed inoltre perseguire la ricerca di una “bellezza” rinnovata dell’Architettura!

    Cordialmente. A presto!

  7. Caro Giovanni, assolutamente sì,
    mi auguro e prospetto un futuro roseo!
    La moderna Architettura deve assolutamente riappropriasi del contenuto umano, anche di quello spirituale, di cui deve essere portatrice: solo così avremo un’Architettura Sociale!

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