
A livello simbolico il muro rappresenta la protezione spirituale e materiale.
Esso delimita il recinto, lo spazio chiuso, e così lo sacralizza e lo fonda. Chiude e protegge contro l’invasione di agenti esterni ed estranei. Limita difendendo e creando lo spazio. Per questo ha il doppio valore di sicurezza-soffocamento, difesa-prigione.
Una città era riconoscibile dalla presenza di mura che la circondavano e la separavano dallo spazio esterno. Il recinto sacro, il temenos, mutua il suo nome proprio dal verbo tagliare, separare il sacro dal profano.

Sopra: le Mura di Lucca. Fonte: “Wikipedia”
Nel suo aspetto positivo, a livello psicologico, incarna la presa di coscienza dei limiti, il freno necessario, la misura che evita la ricerca e l’insoddisfazione permanente. Nel suo aspetto negativo incarna l’esclusione e l’inibizione, la separazione, la rottura (come il muro di Berlino, la Grande Muraglia Cinese, il muro del Pianto), e quando si apre o cade evoca la liberazione (come nell’architettura contemporanea, con l’avvento della struttura a maglia pilastri-travi, e l’apertura all’“esterno”). È anche l’elemento strutturale e strutturante delle abitazioni, senza cui nemmeno si immaginerebbe di trovarsi in un interno, evoca l’intimità, e come confine acquista un significato ancora più complesso.
L’Architettura necessita di elementi di delimitazione, senza cui si confonderebbe con lo spazio esterno: entrare in uno spazio significa proprio varcare una parete, sia essa fisica o solo apparente. L’idea che abitare significa trovarsi in un interno che è immaginato come uno spazio verticalmente chiuso, anche al di sopra (il tetto), è un archetipo che probabilmente deriva dal nostro essere venuti al mondo da uno spazio chiuso come è lo spazio uterino.
Le pareti sono la nostra pelle abitativa, per mezzo della quale siamo in osmosi con l’esterno o con altri interni, e lo scopo dell’architettura è modulare e controllare gli effetti e le potenzialità di questo scambio.
Nella storia dell’Architettura il muro è stato sempre interpretato sia come elemento da esaltare e celebrare per la sua funzione fisica ed estetica sia da superare, annullare, rendere il più possibile minimo. Il pilastro, la colonna, la finestra sono un esempio di liberazione dal peso e dall’esclusione del muro.
In determinati periodi storici l’annullamento fisico della parete ha assunto la funzione di una rivoluzione oltre che artistica anche psicologica: la liberazione di Suger, che trasforma la rigida materialità medievale nella diafana parete gotica, tesa tra le linee forza e le vetrate di luce mistica, fino a quella del Movimento moderno, che ripercorrendo l’insegnamento gotico, grazie alla struttura a gabbia permette di svincolare la distribuzione degli ambienti dalla tirannia del muro portante.
Sopra: Interno della chiesa di St. Denis. Fonte: “Wikipedia”. Sotto: la scatola architettonica svincolata dal muro portante nell’invenzione di Gropius del Bauhaus di Dessau.

Esistono poi rivoluzioni materializzate dal muro: quello plastico del barocco, che piegandosi accoglie la rivoluzione dello spazio dinamico; la rottura della scatola architettonica, disconnessa angolarmente, del neoplasticismo, che apre per mezzo della riduzione a piani lo spazio abitativo; quello drammaticamente scavato di Ronchamp; l’annullamento tra piano verticali e orizzontali dell’architettura organica, informale, ecc.

Sopra: il dinamico interno di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini. Fonte: Photobucket
Limite e presenza, schermo e accoglienza, esaltazione e negazione.
Come le pareti che nel passato ospitavano affreschi, decorazioni, elementi che permettevano di rendere caratterizzati gli edifici, anche oggi le pareti continuano a parlarci delle ragioni di un edificio grazie alle innovazioni tecnologiche; le pareti contemporanee si sono digitalizzate, sono iperdinamiche e in alcune architetture addirittura si sono trasformate in realtà virtuale. Non le abbiamo solo annullate, aprendoci alla natura e allo spazio esterno, ma le abbiamo trasformate in una nuova realtà irreale, interattiva, che rende forse sempre meno l’idea di trovarsi in degli spazi che ci circondano, ma che anzi spesso ci sfuggono e ci ingannano, e ci inquietano. L’annullamento tra elementi verticali e orizzontali, tra muro, tetto e pavimento, e la presenza di moltissimi elementi inclinati sta cambiando la nostra idea di spazio: da uno spazio cartesiano alla nostra portata, ad una nuova concezione incontrollabile. Flussi, linee forza, piani molteplici, assenza di punti di vista privilegiati, moltiplicazione delle percezioni, questa è la nuova idea di spazio, che ha investito anche il concetto di parete. Forse nel futuro il concetto di muro sarà contraddetto, almeno come lo abbiamo concepito per secoli, ma è pur vero che psicologicamente e spiritualmente sarà in ogni Architettura presente, anche latente, come archetipo della fondazione e della materializzazione di ogni spazio.

Sopra: l’allusività delle superfici di Herzog & De Meuron nel celebre fabbricato ferroviario a Basilea. Fonte: Switzerland is yours

Sopra: il trionfo digitale della Torre Abgar di Jean Nouvel. Fonte: Tagzania

Sopra: la rvoluzione del celebre museo di Bilbao. Fonte: Worldenough
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