Presenza dell’assenza, Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera di Kim Ki-duk

Un meraviglioso frammento da Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera di Kim Ki-duk. Trovo alcuni elementi di questo film interessanti anche da un punto di vista artistico. Innanzi tutto ritengo magnifica l’intuizione del tempio galleggiante sul lago dall’atmosfera lunare (l’acqua rappresenta PSICHE); un’Architettura resa mobile dalle leggi cosmiche della natura, svincolata dall’immobilità e dalla firmitas presunta in una danza poeticamente manifesta; l’armonia raggiunta proietta l’essere umano in una dimensione estatica e numinosa.

Il lago è luogo ante litteram: ha anche la sua porta, che come si vede nelle scene, viene aperta e chiusa. Si valica qualcosa di immateriale, si rende tangibile in ultima istanza la presenza dell’assenza, tema importantissimo nell’arte. La realtà diviene immaginosa, diviene proiezione mentale (progettare – da proiezione), si percepisce quanto è la mente e l’immaginazione creatrice della realtà: “La trama nascosta è più forte di quella manifesta”, diceva Eraclito.

Tempio dell'acqua di Tadao Ando

Sopra e sotto: il famoso e poetico Tempio dell’Acqua di Tadao Ando. Fonte: ELETTRA NEWS

Tempio dell'Acqua di Tadao Ando

Il tema simbolico della mutavolezza e dell’assenza è rappresentato da molte opere in cui l’elemento naturale o l’elemento immaginale divengono preponderanti e fondanti la stessa matrice dell’Architettura. Nel caso del Tempio dell’Acqua di Tadao Ando, l’apparente assenza, almeno dal punto di vista privilegiato, della presenza dell’Architettura è vissuta nella creazione di una vasca d’acqua in cui si penetra per accedere al tempio (il significato simbolico è evidente); questa esiste per rappresentare la mutevolezza ciclica ininterrotta del tempo, in cui, alla stregua del tempio galleggiante del film, si muovono con leggi sovrumane gli elementi del mondo.

Mi sembra che, in con un’interpretazione completamente diversa, il tema della presenza dell’assenza sia stato sviluppato da Dominique Perrault nella Biblioteca nazionale di Francia, opera del 1992-95, realizzata a Parigi.

Perrault

Sintesi perfetta tra grandeur e “trasparenza”, è un edificio che evoca la sua monumentalità per mezzo della presenza dell’assenza: crepidoma classico su cui si erge lo spazio vuoto nel quale insiste una piazza-giardino ipogea, tra le torri svettanti che alludono a dei libri aperti. Raccoglimento introverso nel quale la trasparenza apparente delle immense vetrate schermate da diafani pannelli in legno trasforma l’architettura in una macchina vibrante governata dal ciclo giorno-notte, di riflessi e metafisiche metafore della realtà.

Sopra e sotto: l’immagine metafisica e allusiva della Biblioteca

Perrault

Sotto: le vibranti vetrate delle torri librarie

Per iniziare a conoscere l’opera dell’architetto Dominique Perrault consiglio il testo della Motta Architettura di Andrea Zamboni.

Andrea Zamboni

Mi piace ricordare sempre quando inizio un nuovo progetto una frase dell’immenso Blake:

L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa.


Comments are closed.