Alberto Sordi e Anna Longhi visitano la Biennale di Venezia; tratta dall’episodio “Vacanze intelligenti” del film “Dove vai in vacanza” del 1978.
L’episodio viene dopo la biennale del 72, nella quale Gino de Dominicis fece scandalo con un opera Second Solution of Immortality: The Universe is immobile (un giovane affetto dalla sindrome di Down, sedeva in un angolo di fronte ad un cubo invisibile, a una palla di gomma nell’attimo precedente al rimbalzo e a una pietra in attesa di movimento).
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Fuori argomento, ma forse non troppo: è un caso che l’arte, all’inizio della fase modernista, abbia allacciato rapporti stretti con l’esoterismo iniziatico ( come il futurismo o Kandinsky, tanto per citare degli esempi eclatanti)?
Ciao Paolo,
ti ringrazio per lo spunto. Ho sempre collegato questa incomunicabilità di alcune opere ad una esasperata concettualizzazione dell’arte. Esoterica come ben te dici.
Grazie a te nov-EGO. Sì, l’arte del Novecento in alcune sue espressioni è esoterica, non solo nel senso etimologico del termine – interiore, riservata a pochi eletti in grado di decifrare un certo codice per iniziati – ma anche in senso propriamente filosofico, sotto alcuni aspetti quasi religioso. Kandinsky e altri furono attratti fortemente dalle dottrine esoteriche della teosofia di Madame Blavatsky.
Ciao Paolo!
Ti rispondo un po’ sull’onda dell’emozione e un po’ come sull’orlo di un abisso. Non conosco purtroppo l’esoterismo iniziatico approfonditamente e nelle sue specifiche declinazioni, mentre conosco meglio l’Ermetismo. Alla tua domanda rispondo: assolutamente no, non è un caso.
Basti pensare allo sviluppo della Teosofia e dell’Antroposofia in quello stesso periodo, come tu stesso ricordi (bisogna dire che esistono vie “occulte” che si estendono al di là del tempo)…
Mi viene in mente qualcosa, ma bisogna tornare qualche decennio indietro e “guardare” la crisi della ragione, l’irrazionalismo gnoseologico e ontologico, Nietzche e poi il rifiuto dei modello tradizionali (che in qualche modo possono aver fatto ri-emergere quella linea sapienziale che fin da Ermete Trismegisto intreccia la cultura dominante con elementi “divergenti” che tanto hanno influito al contrario su questa – basti pensare all’Accademia Platonica di Firenze e all’Ermetismo di Bruno, Shakespeare; così come, del resto, molti artisti, poeti, pittori, architetti si sono avvicinati, più tardi, al pensiero di Jung). Poi bisogna ricordare come in tutto il periodo romantico e poi fino all’inizio del secolo lo spiritualismo sia penetrato a fondo…
Si vuole dar spazio, in molti artisti, alle cose “secrete” (alcuni direbbero, oggi, con un’interpretazione diversa, all’Inconscio, alla profondità più oscure o per l’opposto luminose…). Tornerei però al concetto di “esoterico”, che generalmente viene concepito essenzialmente, se non unicamente, su un modo simbolico di rappresentazione. Per la sua etimologia, l’esoterismo si riferisce alla conoscenza “interiore”, nel senso che la “verità” o l’essenza nascosta si “svela” andando a scavare nelle profondità dell’anima (come direbbe Eraclito, “la trama nascosta è più forte di quella manifesta”). L’esoterismo procede sempre dall’iniziazione, che permette il passaggio da uno stadio all’altro (dall’essoterico all’esoterico), permettendo la “morte” simbolica di una parte di se stessi e la nascita di una nuova parte (questo, secondo molte interpretazioni, il senso dei culti iniziatici antichi). Allo stesso modo alcune avanguardie cercano di recuperare quell’universo di simboli affinché questi agiscano direttamente a livello interiore – penso all’automatismo psichico del surrealismo, ad esempio. Mi vengono in mente anche alcune opere di Chagall; ne cito solo una: “Donna incinta”, 1913 (vedi http://www.centroarte.com/images/chagal/chagallmaternity.jpg). In questa opera torna la gestatio alchemica, l’androgino, la pietra filosofale, etc. (non mi dilungo troppo, anche se mi piacerebbe prima o poi affrontare approfonditamente quest’artista)… Ora ci si potrebbe chiedere: che differenza c’è allora tra questo esoterismo “contemporaneo” e quello del passato, tra Chagall e il Botticelli della “Primavera”?