Istituto del Mondo Arabo – Jean Nouvel, Parigi

Il Mediterraneo nei secoli ha unito, più che separare, i popoli che vi si affacciarono. Sicuramente non esiste una civiltà che non sia stata influenzata dai suoi “vicini”. L’importanza del mondo Arabo è giustificata non soltanto attraverso l’apporto che hanno offerto alla trasmissione del patrimonio della antica Grecia e Roma, ma anche e soprattutto attraverso il contributo che hanno dato allo sviluppo del nostro pensiero, delle nostre scienze e delle nostre tecnologie.


Foto 1: facciata Sud dell’edificio.

L’Istituto del Mondo Arabo che è stato aperto al pubblico nel Dicembre del 1987 porta la firma dell’architetto francese Jean Nouvel. Il progetto si inserisce con merito nella politica delle grandi opere portata avanti da Francois Mitterand ed è una dimostrazione della volontà di ampliare le relazioni diplomatiche tra la Francia e i paesi Arabi. Il terreno su cui sorge l’edificio si trova in un area particolare della Ville Lumiere, a metà, o a frontiera, tra due tessuti consolidati della città: uno caratterizzato da edifici di tipo tradizionale (continuo), l’altro caratterizzato da edifici più moderni (discontinuo). Siamo nel cuore della metropoli, sul lungosenna di fronte al pont de Sully, che unisce la riva sinistra all’île St-Louis.


Foto 2: particolare del sistema di automatizzazione dei movimenti dei moucharabieh.

La richiesta della committenza era quella di avere una struttura che rispecchiasse, si, il moderno ma che in qualche modo riuscisse a coniugare entrambi i volti della capitale; al tempo stesso non dovevano e non potevano mancare quei tratti che figurativamente e storicamente rendono distinguibile una composizione mediorientale. Come nelle grandi opere architettoniche Arabe, dove la luce viene utilizzata come un materiale, anche Jean Nouvel nel suo edificio riesce a rendere la luce un elemento dominante del progetto. L’intera facciata Sud è disegnata come un moucharabieh, un disegno forte e legato alla tradizione, ma, come è moderno l’edificio è moderno anche il modello interpretativo e la tecnologia usata. Dobbiamo considerare che ci troviamo a Parigi e che la scelta di utilizzare un tale sistema poteva rivelarsi una grandissima contraddizione: gli inverni sono freddi e poco luminosi mentre il sole estivo non è certo quello del Nord Africa. Probabilmente sono state anche le considerazioni del progettista che ha avuto l’intuizione di rendere gli elementi decorativi (molto simili a quelli che troviamo nell’Alhambra di Granada – il quadrato, il cerchio, il pentagono, la stella – figure generate da una rotazione) mobili.


Foto 3: nelle sale lettura si nota come i movimenti dei pannelli formano continui mutamenti di luce.

Il vantaggio di utilizzare una facciata costituita da centinaia di elementi che ruotano è proprio quella di modulare l’ingresso della luce durante le varie ore del giorno e delle stagioni. Gli elementi sono costituiti da dischi di metallo di varie forme e grandezze ed attivati da cellule foto-sensibili che rivelando i cambiamenti delle condizioni di luminosità ne correggono continuamente la forma, rendendo la struttura un curtain-wall in costante movimento.

 La sequenza dei passaggi tra diversi volumi e livelli d’illuminazione, a seconda delle diverse traiettorie al suo interno, può essere vista come una serie di angolazioni e aperture di un obbiettivo fotografico.


Foto 4: pannello tecnologico dell’Istituto per il mondo Arabo.

Foto 5: particolare dei dischi di metallo che ruotando modulano la luce nell’edificio.

Foto 6: Particolare del pannello tecnologico.

Foto 7: pannello aperto.

Foto 8: pannello chiuso.

Foto 9: Dettaglio dall’Alhambra di Granada, Spagna. Questa è una variazione della classica stella ad otto punte. L’Alhambra mostra le geometrie arabe nella loro più alta forma.

Foto 10: Lo spazio dell’ingresso e delle scale visto dal basso verso l’alto.

Foto 11: Il sistema delle scale con le sue trasparenze permette di far passare la luce catturata dall’esterno.


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