La quarta ed ultima parte di “I dialoghi dell’acciaio” vede come protagonista la chiesa di Santa Maria a Tokyo, nella quale è possibile ritrovare lo spirito che sottende gran parte della poetica di Tange.
Secondo tradizione, la pianta della cattedrale è a croce, affiancata da alcuni edifici complementari, tra cui il battistero e il campanile; le pareti della chiesa crescono secondo complesse linee paraboliche e si congiungono in alto, disegnando una croce più stretta. Le superfici interne sono in cemento a vista, all’esterno i rivestimenti lucidi sono in acciaio. Le aperture sono strisce verticali in corrispondenza delle linee di contatto tra le pareti; la luce, quindi, entra nella chiesa come una lama e incontra le grigie pareti di calcestruzzo, inclinate e incredibilmente incastrate tra loro, generando sorprendenti chiaroscuri. La sacralità del luogo nasce da questi contrasti, la spiritualità sembra incontrarsi e sposarsi con la meditazione e la sobrietà.
Elegantissimo e per certi versi schematico e semplice, questo progetto di Tange non rientra forse tra i suoi capolavori, ma è emblematico per comprendere l’elaborazione formale e la ricerca svolta, tra passato e presente, dal Maestro giapponese.
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