Architetture d’Impresa

Architetture d'Impresa

Nella Basilica Palladiana una mostra per rendere noto quel patrimonio prezioso della provincia di Vicenza che raccoglie le aziende ideate e costruite seguendo moderni canoni di architettura e di design industriale, con l’obiettivo di realizzare luoghi di lavoro piacevoli e confortevoli, inseriti nel territorio in modo attento e rispettoso dell’ambiente.

Basilica PalladianaBasilica Palladiana, disegni (foto di: Giovanni Giaconi) – Vicenza.

 

Basilica Palladiana, prospetto (Piazza dei Signori) – Vicenza.

 

“Basilica significa casa regale: e anco perché vi stanno i giudici a rendere ragione al popolo. Queste basiliche de’nostri tempi sono sopra i volti; né quali poi si ordinano le botteghe per diverse arti, e mercantie della città; e vi si fanno anco le prigioni.”
(da “Il Terzo Libro dell’Architettura di A. Palladio”)

La Basilica Palladiana è un edificio pubblico che affaccia su piazza dei Signori. Il suo nome è legato ad Andrea Palladio, che lo riprogettò aggiungendo a una preesistente costruzione gotica le celebri logge in marmo bianco a serliane.
L’edificio su cui Palladio intervenne era il Palazzo della Ragione, realizzato in forme goticheggianti verso la metà del XV secolo su progetto di Domenico da Venezia. Il piano superiore è interamente occupato da un enorme salone senza supporti intermedi, che ospitava il Consiglio dei Quattrocento. La copertura a carena di nave rovesciata, ricoperta da lastre di rame, era ispirata a quella del Palazzo della Ragione di Padova. Il rivestimento della facciata gotica fu realizzato a rombi di marmo rosa e giallo paglierino di Verona ed è tuttora visibile dietro l’aggiunta palladiana. Dopo il completamento del Palazzo, fu commissionata una loggia che avrebbe dovuto cingere tutto l’edificio, ma la realizzazione fu soggetta a varie difficoltà strutturali e, anche a causa della natura del terreno di fondazione, venne più volte sospesa. Agli inizi del XVI secolo il doppio ordine di portici e logge, pur parzialmente incompiuto, crollò. Il Consiglio convocò molti tra i maggiori architetti del tempo per risolvere il difficile problema del rifacimento. Tra questi Jacopo Sansovino, Sebastiano Serio e Giulio Romano. A seguito di un concorso, nel 1549 il progetto venne affidato ad Andrea Palladio (1508-1580) e la sua realizzazione impegnò l’architetto per il resto della vita. Il manufatto fu completato postumo nel 1614.
Il palazzo ricostruito fu chiamato basilica dallo stesso Palladio, che si era ispirato al modello della basilica romana, di uso civile, per il suo progetto.

Basilica Palladiana, interno (Piazza dei Signori) – Vicenza.

Palladio si ispirò al principio architettonico degli antichi teatri romani: gli assi verticali sono articolati da aperture della stessa misura nei vari piani e da semicolonne; quelli orizzontali vengono accentuati cornicioni che si collegano con gli aggetti del muro. Questo principio è arricchito dall’introduzione adottata, nel palazzo del Tè di Mantova di Giulio Romano, della cosidetta serliana, composta da un arco centrale largo e due aperture laterali architravate. Nei disegni da lui pubblicati Serlio aveva riprodotto così spesso questo motivo dell’antica architettura romana, che gli venne attribuito il suo nome, anche se tale motivo era già stato ripreso nell’architettura del Quattrocento. La reciprocità tra linee orizzontali e linee verticali viene così ripresa e variata ad ogni arcata.

Palladio proietta, raddoppiando le colonne della serliana all’interno del loggiato, l’uso tradizionale di questo motivo. L’arco diviene una specie di piccola volta a botte e tra le doppie colonne ed i pilastri si formano gioghi a copertura piatta. Le origini di questa serliana proiettata nello spazio sembrano risalire al Rinascimento: una stampa dell’ ultima cena di Raffaello mostra una serliana come finestra sulla parete di fondo. Tale soluzione trovò un notevole sviluppo dopo Palladio, e, nel dipinto di Veronese La cena nella casa di Levi, supera anche le frontiere dell’Architettura.

Venezia, Galleria dell'AccademiaPaolo Veronese, La cena nella casa di Levi (Galleria dell’Accademia) – Venezia.

Nella Basilica il motivo ha uno scopo pratico: separando gli elementi dell’ordine minore dal pilastro, Palladio riuscì ad integrare le vecchie campate, di ampiezza variabile, in un sistema di arcare apparentemente regolare. Allo stesso tempo, a ogni membratura del pilastro è conferita la propria funzione strutturale, funzione che, a differenza del sistema di Sansovino che si dispiega su di un piano, è comprensibile solo se lo spettatore si muove attorno ad esso. L’accentuazione degli angoli mediante doppie colonne invece crea l’effetto di una pausa: sia nel piano superiore che inferiore: la facciata sembra racchiusa in una cornice definita.

Nel loggiato del pianterreno Palladio usa l’ordine dorico sia per le colonne grandi sia per quelle piccole introducendo però alcune piccole differenze: mentre le semicolonne con base attica seguono rigidamente l’ordine dorico, le colonne doppie appaiono invece nella variante del cosidetto ordine tuscanico. L’ordine tuscanico non ha base attica ma una semplice base rotonda. Lo stesso accade anche al piano superiore: le grandi semicolonne sono di ordine ionico e le volute accentuano in nesso tra le superfici; le doppie colonne poggiano invecesu basi rotonde, accentuate da una semplice profilatura.

Basilica Palladiana, soluzione d’angolo (Piazza dei Signori) – Vicenza.


Architetture d’Impresa. Edifici industriali nella provincia di Vicenza 1998-2008

Il caso più famoso è quel­lo della Nardini: la fabbri­ca di grappe di Bassano, che commissionò a Massi­miliano Fuksas una nuova se­de, poi realizzata nel 2004: sor­sero le due «bolle» di vetro so­spese, divenute un vero audito­rium dove ospitare i turisti eno­gastronomici, con vista a 360 gradi sul monte Grappa. Lentamente negli ultimi die­ci anni esempi di questo tipo si sono moltiplicati, trasforman­do anonime zone industriali (se ne contano 2500 in Veneto) in sprazzi di architettura con­temporanea. La mostra «Archi­tetture d’impresa», inaugurata giovedì allo spazio Lamec nella Ba­silica palladiana, a Vicenza, ne seleziona quindici, costruite dal 1998 al 2008. «Gli architetti qui esposti sono tutti dell’area veneta, e in questi lavori pretta­mente industriali si dimostra­no molto aggiornati sulle solu­zioni della contemporaneità – dice uno dei due curatori, il cri­tico Marco Mulazzani – . Alcuni edifici sono recuperi e amplia­menti di capannoni già esisten­ti. La ricerca è verso un’immagi­ne architettonica che sempre più coincide con l’immagine dell’azienda, e allo stesso tem­po verso un luogo di lavoro che deve essere abitabile, sia per i lavoratori che i clienti».

fonte: Il Corriere del Veneto


Fuksas Wall

Distilleria Nardini (Massimiliano Fuksas) – Bassano.


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