Mattatoio di Testaccio, MACRO La Pelanda, Roma

Mattatoio di Testaccio, MACRO La Pelanda, Roma


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Storicamente le discussioni su il “ Progetto di un quartiere industriale nella regione del Monte Testaccio” iniziano nel 1872, il luogo risultò adatto per erigere il principale quartiere commerciale e industriale della città e anche un centro di abitazioni civili. Fu proprio il Viviani che presentò al Consiglio Comunale il “Progetto di un piano regolatore definitivo della Città di Roma” che confermava la costruzione di un nuovo quartiere residenziale e produttivo nell’area di Testaccio.

Una volta appaltata l’opera l’incarico fu dato a Giaocchino Ersoch; se osserviamo la distribuzione spaziale dei padiglioni che compongono il mattatoio possiamo facilmente risalire alle gerarchie delle strade del tempo, e capire di conseguenza l’importanza che viene assegnata a ciascun prospetto. In quanto la collocazione delle originarie funzioni nei diversi padiglioni, disposti nella vasta area con un disegno geometrico e razionale, rispondeva a chiari principi di funzionalità e di igiene che Ersoch assunse sin dall’inizio come linee guida del progetto.

Per esempio le attività destinate alle lavorazioni “incomode”, come la macellazione dei capi di bestiame,  furono sistemate nell’area marginale del lotto, quella che attualmente affaccia su via Manunzio; mentre le attività che necessitavano di personale esterno furono localizzate lungo via Franklin, dove peraltro fu collocato anche l’ingresso principale. Questa divisione delle mansioni ci può già far capire quali possono essere le gerarchie delle sedi viarie, e in che modo fu “orientata” la struttura rispetto al quartiere.


Anche il sistema costruttivo dei padiglioni può esserci d’aiuto nella odierna lettura di alcune zone del quartiere: i padiglioni presentano un sistema costruttivo costituito da volumi rettangolari con copertura a due falde e ossatura muraria in mattoni pieni; L’ utilizzo del mattone faccia vista viene ripreso, anche se in misura molto limitata, in alcuni edifici che si trovano su via Marmorata. Episodi isolati che probabilmente ci lasciano intuire quanto poco siano stati influenzati da questa grande struttura gli edifici costruiti successivamente.

La costruzione del mattatoio sembra del tutto slegata da quella del quartiere residenziale (che si concluse solo nel 1903).

Negli anni precedenti la I guerra mondiale il quartiere si completò di edifici pubblici: la chiesa di S. Maria Liberatrice, il collegamento ferroviario con la Roma –Civitavecchia (l’ampliamento dello scalo Termini-Trastevere e l’ampliamento dello scalo bestiame).

Da allora il complesso, considerato uno dei pezzi fondamentali dell’ archeologia industriale romana, ha subito diverse ristrutturazioni nelle sue diverse parti, ha ospitato manifestazioni temporanee e nuove funzioni stabilitesi permanentemente all’interno dei vecchi padiglioni.

Nel 1992, con la nascita della terza università, i padiglioni lungo via Aldo Manuzio e quelli sul lato destro di via Franklin sono stati adibiti ad aule per la Facoltà di Architettura; nel 2002 un’area complessiva di 105.000 m² comprendente due padiglioni sono stati destinati alla seconda sede del MACRO denominata prima Macro Future poi Macro Testaccio. Nel febbraio del 2010 dopo tre anni di restauri è stata inaugurata La Pelanda, un ulteriore spazio espositivo che comprende 5 fabbricati organizzati intorno ad una grande galleria.




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