Foto del Giorno: Palazzo Te a Mantova, preziosa opera di Giulio Romano

Foto del Giorno: Palazzo Te a Mantova, preziosa opera di Giulio Romano


Il Mincio, nato dal lago di Garda, nella sua discesa verso il Po “non molto ha corso, ch’el trova una lama, nella quale si distende e la ‘mpaluda”, come spiega Dante. Mantova sorgeva al centro dei quattro laghi formati dal fiume, e discosta da essa un “tiro di balestra” si trovava un’altra isola minore collegata con un ponte alle mura meridionali della città.


La dislocazione eccentrica di Palazzo Te rispetto al centro cittadino ne rivela immediatamente la funzione di ambiente fondamentalmente dedicato allo svago. Il palazzo fu voluto ardentemente da Federico II, figlio della famosa Isabella d’Este, donna che avevo reso Mantova un invidiabile centro della cultura rinascimentale. Non appena Giulio Romano giunse a Mantova, si narra che Federico fece montare l’artista a cavallo e lo portò subito nel luogo dove alcuni anni prima aveva fatto costruire delle scuderie per l’allevamento dei cavalli, chiedendogli di progettare li una villa. La località, denominata nel medioevo Tejeto (forse dal latino tilietum – luogo dei tigli), era praticamente un’isola circondata tutto intorno da acqua e collegata alla città attraverso un terrapieno.


Il palazzo, iniziato nel 1525 si struttura sul modella della domus romana, come una corte quadrata su cui si affacciano le quattro facciate con rivestimento rustico dell’edificio, collegato, attraverso una loggia e un ponticello tra due peschiere, ad un ampio giardino chiuso da un esedra. Nel cortile d’onore l’ordine che caratterizza le quattro pareti impone maestosità all’insieme, se ci facciamo trasportare dallo slancio delle colonne doriche, incontriamo una trabeazione con architrave ornato di gocce ed un fregio concepito con la classica alternanza di metope e triglifi. Ma di tanto in tanto un triglifo scivola verso il basso, conferendo alla composizione apparentemente salda un senso di inattesa instabilità.

… questo deliberato malaise viene generalmente considerato il marchio del manierismo, in contrasto con la serenità dell’architettura bramantesca o con  la passionalità e la sicurezza del barocco…

- Peter Murray


I timpani classici delle finestre appaiono quasi forzati per il violento inserimento del concio di chiave, che ne dilata la commessura centrale, notiamo come la gran parte delle regole architettoniche vengono deliberatamente, quanto ironicamente, infrante affinché lo spettatore colto provi un brivido di orrore misto a stupore.

… mentre Bramante si era preoccupato di mantenere ogni elemento separato e distinto, qui essi sembrano fondersi deliberatamente per formare un disegno sulla superficie…

- Peter Murray



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