Galleria di Palazzo Rosso, Genova, Franco Albini.

La sfida lanciata dal concorso per il recupero e l’adeguamento funzionale e normativo di Palazzo Rosso a Genova, offre un’occasione straordinaria per riflettere sul tema del recupero degli allestimenti, aprendo di fatto una pagina nuova nella cultura architettonica.

La presenza dell’allestimento progettato e realizzato da Franco Albini e Franca Helg alla fine degli anni ‘50, confermato e aggiornato nei suoi punti salienti, costituisce il punto di partenza di ogni nuovo intervento. Rifiutando ogni tentazione di mimesi il progetto salvaguarda il principio della trasparenza, magnificamente espresso nelle vetrine a croce, e compie un passo avanti nella direzione della “sottrazione”, cercando di far scomparire l’allestimento a favore della visione dei pezzi. Quindi vetrine in cristallo dalle forme essenziali, accolgono con le loro varie dimensioni i pezzi delle più svariate tipologie, dalle ceramiche alle monete, dai tessili alle maioliche.

Il principio costruttivo è quello di utilizzare lastre di vetro che, assemblate in battuta l’una sull’altra, delimitano volumi in cui i piani, sospesi nel vuoto, si dispongono a supportare gli oggetti esposti. Il sistema si può declinare nelle dimensioni e per le prestazioni richieste senza mutare la struttura base della vetrina, ottenendo un’ottima flessibilità d’uso ed economia di esercizio. Il pubblico viene chiamato a percorrere un viaggio nella dimora secondo un percorso lineare che permette piano per piano, di toccare tutti gli ambienti, sia quelli già previsti aperti alla visita nell’intervento degli anni ‘50, sia quelli resi visibili ora, in particolar modo l’appartamento invernale al mezzanino e le nuove sale nel corpo delle dipendenze.

E’ di fondamentale importanza raggiungere un equilibrio nella “tensione” espositiva del percorso nei suoi vari punti. Salvaguardare la rarefazione dell’allestimento albiniano nella sua integrità senza però rinunciare a fornire la lettura di tutti quegli elementi che, fino ad oggi non erano visibili. In particolar modo al secondo piano nobile si presenta con chiarezza il tema espositivo della compenetrazione tra contenitore, l’edificio e il contenuto, i pezzi, come caratteristica saliente del viaggio nella dimora. Concepito come insieme di ambienti “particolari”, ognuno con la propria personalità espressiva, era stato dotato di una “pelle” che coprendo pavimenti e pareti, donava agli ambienti un’astrazione atta a presentare i pezzi in un singolare e suggestivo isolamento. Nel grande salone questo allestimento è andato perso e dal feltro tagliato occhieggia il pavimento originario riccamente intarsiato. Qui viene prevista la messa in luce completa dell’antico disegno che diventa paradigmatico e riassuntivo del carattere del piano. Nelle altre sale si sceglie invece di ristabilire l’astrazione albiniana ricoprendo il suolo con un feltro, questa volta posato a non danneggiare in alcun modo l’esistente pavimento recuperato, e riconfermare, rinnovandolo con tessuti tecnologicamente adeguati, il rivestimento delle pareti.

Il confronto con le fasi storiche che hanno segnato la vita del Palazzo diventa particolarmente interessante al terzo piano. La spazialità dell’allestimento albiniano, ancora perfettamente leggibile, sarà restaurata nei suoi dettagli e resa completa con l’inserimento di quei pezzi d’arredo ancora reperibili o ricostruibili. La testata del corpo delle dipendenze si configura come centro di documentazione autonomo. Articolato in verticale, ospita depositi, archivi e biblioteca. L’allestimento è condotto in continuità con l’intervento albiniano privilegiando, ove possibile, il riutilizzo di elementi quali le cassettiere, disegnate a suo tempo in diverse fogge e dimensioni. Il raggiungimento dell’equilibrio fra l’unitarietà del linguaggio espositivo e la necessità di lettura della verità storica costituisce il filo rosso dell’allestimento generale, disegnato sul principio della sottrazione di segni espositivi.


Leave a Reply

Connect with Facebook

Comment moderation is enabled, no need to resubmit any comments posted.