E’ successo oggi… 30 novembre, Brucia il Crystal Palace

Sopra: il Crystal Palace ricostruito in versione ingrandita dopo il trasloco:
l’edificio è stato ampliato; la volta a botte è stata estesa a tutta la costruzione

Il 30 novembre del 1936 il celebre Crystal Palace di Londra viene purtroppo distrutto da un incendio. L’enorme costruzione in stile vittoriano, eretta nella capitale britannica nel 1851 per ospitare l’Esposizione Universale ed inizialmente installata a Hyde Park, per poi essere smontato e ricostruito in un’altra zona della città, Sydenham Hill, nel 1854, costituisce uno dei più importanti esempi di architettura del ferro, tanto da costituire un vero archetipo di questo tipo di costruzione e una pietra miliare, per la sua originalità ed innovazione della storia dell’arte.

Nel 1850 si promosse la celebrazione della prima Esposizione Universale del mondo, per iniziativa del Principe Alberto. Per ospitarla era necessaria l’edificazione di una struttura grande abbastanza per ospitare un evento “globale” del genere. Sarebbe stato impensabile che tale edificio sarebbe potuto rimenere ad occupare un’area tanto centrale e significativa come Hyde Park.

Al concorso risposero circa 240 candidati, ed in particolare ebbero successo i progetti, interamente in ferro e vetro di Hector Horeau e dell’irlandese Richard Turner (famoso per le sue innovative serre). Quest’ultimi, come le altre proposte, vennero considerati difficilmente realizzabili. Il comitato prese la decisione di proporre un modello base di progetto da far poi sviluppare agli architetti incaricati. Fu però un famoso costruttore di serre e giardiniere ad entrare nell’olimpo dell’architettura pioneristica del ferro: Joseph Paxton. Grazie all’idea di avvalersi di materiale prefabbricato e prodotto in serie e standardizzati, Paxton eresse in soli sei mesi il suo Crystal Palace: 84.000 mq di area coperta, quattro volte quella di San Pietro.

La grande “serra vittoriana” ha in sé tutti gli elementi di quella rivoluzione che avrebbe investito il mondo della costruzione nel giro di pochi anni, ma i prodotti esposti nell’immensa cavità luminescente nel corso dell’Expo misero in rilievo il baratro esistente tra una tecnica avanzatissima e un gusto diabolicamente decorativo, specie negli oggetti d’uso quotidiano. La radicale riforma sarebbe arrivata, anche in chiave antindustriale, con l’opera romantica di William Morris, che dovremmo proprio in questo moneto recuperare: Arts and Crafts, artigianato contro multinazionale.


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