E’ successo oggi… 9 dicembre, Nasceva Johann Joachim Winckelmann

Sopra: Johann Joachim Winckelmann, Geschichte der Kunst des Altertums, Dresda, 1764

È oggi il compleanno di uno dei più importanti personaggi del XVIII sec., la cui visione ha cambiato completamente, per secoli, la percezione dell’estetica dell’antichità. Immaginiamo di essere invitati a Villa Albani, nella traboccante Roma del ’700. In una sala colma di pallidi e assolutamenti eburnei reperti archeologici, appoggiato su un capitello composito avremmo trovato un’opera emblematica del nostro festeggiato, Geschichte der Kunst des Altertums (Storia delle arti del disegno presso gli antichi). Parliamo, chiaramente, del famigerato archeologo e storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann, nato a Stendal il 9 dicembre 1717.

Sopra: Johann Joachim Winckelmann, dipinto da Anton von Maron, 1768

Con la sua imponente opera culturale è stato uno dei protagonisti del neoclassicismo e, in generale, della storia dell’estetica. Il termine “neoclassicismo” fu coniato alla fine dell’Ottocento con intento spregiativo per indicare un’arte non originale, accademica e glaciale. Esso ben comunica il desiderio di un ritorno all’antico e la volonta di dar vita a un nuovo classicismo, molto sentiti dai teorici e dagli artisti dell’epoca. Un periodo questo in cui si fecero maggiormente sentire anche gli effetti degli scavi di Ercolano (ripresi nel 1738, dopo una stasi di circa vent’anni da quando i primi reperti erano venuti alla luce) e di Pompei (iniziati nel 1748). Scavi che, a getto continuo, proponevano agli sguardi attoniti dei contemporanei architetture, affreschi, statue, arredi, gioielli e oggetti d’uso quotidiano di due cittadine di provincia sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C.
Il movimento neoclassico ebbe come sede privilegiata Roma, fonte inesauribile d’ispirazione classica, anche se questo “stile” artistico non trovò nell’Urbe la possibilità di realizzarsi se non in pochi episodi degni di nota, ad eccezione della chiesa e della piazza di Santa Maria del Priorato di Malta sull’Aventino di Piranesi (1764).
Winckelmann nelle brume e nelle nebbie della sua terra d’origine aveva studiato teologia, medicina e matematica, per poi lavorare come bibliotecario appassionandosi alla lettura dei testi classici greci. Nel 1755 aveva pubblicato a Dresda Pensieri sull’imitazione dell’arte greca nella pittura e nella scultura. In tale opera sono già presenti tutti i temi del pensiero neoclassico. Giunto a Roma nello stesso anno aveva continuato il suo lavoro di bibliotecario presso il cardinale Domenico Passionèi, ma già dal 1758 era al servizio del cardinale Alessandro Albani, uno dei maggiori collezionisti del tempo. Qui, lavorando e studiando, poté condurre a termine un’opera grandiosa e innovativa iniziata nel 1756, la Geschichte der Kunst des Altertums, pubblicata nel dicembre 1763 con la data 1764. Per la prima volta in questo testo la storia dell’arte antica veniva studiata sia dal punto di vista cronologico, smettendo cosi di considerarla un tutto omogeneo, sia dal punto di vista estetico (cioè inerente al valore formale, alla qualità). Tale secondo criterio, basato sulle teorie neoclassiche di Winckelmann che per tutta la vita non vide mai un originale greco, ma solo copie del tardo ellenismo romano, sulle quali fondò i propri principi interpretativi dell’arte greca, influenzò successivamente in modo negativo gli sviluppi dell’archeologia. Infatti, quando Lord Elgin porto in Inghilterra i marmi del Partenone non si volle credere che fossero di Fidia, ma si reputarono rifacimenti dell’età romana, tanto li si vide lontani da quel che si credeva dovesse essere l’arte fidiaca; e quando ancora, nel 1877-1882, furono riportati alla luce i frontoni del tempio di Zeus a Olimpia, li si trovò cosi deludenti da definirli arte secondaria e provinciale. Si faceva, quindi, molta fatica a riconoscere negli originali greci quelle creazioni che erano state immaginate e sognate con gli occhi del Ncoclassicismo.
Nei Pensieri sull’imitazione dell’arte greca (1755) che costituisce la prima e già compiuta teorizzazione del Neoclassicismo, Winckelmann parte dal presupposto che il buon gusto aveva avuto origine in Grecia e che tutte le volte che si era allontanato da questa terra aveva perduto qualcosa. La grandezza artistica era, percio, propria dei Greci. Pertanto “l’unica via per divenire grandi e, se possibile, inimitabili, e l’imitazione degli antichi”. E ovvio che l’imitazione e cosa dirversa dalla copia. Imitare vuol dire ispirarsi a un modello che si cerca di uguagliare, copiare è invece azione fortemente limitativa in quanto prevede la realizzazione di un’opera identica in ogni parte al modello originale.

Sopra: l’Apollo del Belvedere, Musei Vaticani, Roma

Per la scultura Winckelmann consiglia di imitare l’Antìnoo del Belvedere e l’Apollo del Belvedere in quanto nella prima è “riunito tutto ciò che è sparso nell’intera natura”, mentre dalla statua del dio Sole sarà invece possibile “formarsi un’idea che superi le proporzioni piu che umane di una bella divinità”. Inoltre “tale imitazione insegnerà a pensare e ad immaginare con sicurezza, giacché si troverà fissato in questi modelli l’ultimo limite delbello umano e del bello divino”. Infine, considerando il gruppo del Laocoonte, Winckelmann definì ciò che egli ritiene essere il carattere proprio di quella scultura e allo stesso tempo stabilisce il principio fondamentale di ogni opera neoclassica:

la generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobiie semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espresstone. Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure greche, per quanlo agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata

Winckelmann arriva a dire anche che “piu tranquilla è la posizione de1 corpo e piu è in grado di esprimere il vero carattere dell’anima”. Se è vero che è piu facile riconoscere l’anima nelle passioni forti e violente, tuttavia essa è grande e nobile “solo in istato d’armonia, cioè di riposo”. Mai, allora, una scultura neoclassica dovrà mostrare forti passioni o il verificarsi di un evento tragico mentre accade, ma sempre l’artista dovrà scegliere l’attimo successivo alla forte emozione e rappresentare il momento che precede o segue un’azione tragica, quando il tumulto delle passioni o non c’è ancora o si è già allentato. Nelle opere degli antichi Winckelmann riconosce come valori, oltre alla bellezza dei corpi, alla “nobile semplicità e quieta grandezza” anche il contorno e il drappeggio. Da ciò deriverà il gusto tutto neoclassico per i contorni ben definiti e per il disegno. Poiché ancora poco si sapeva della pittura greca e, quindi, cio che si conosceva dagli scavi di Ercolano, Pompei e Roma era “non greco”, gli esempi a cui guardare per quel che concerneva la pittura erano indicati in coloro che avevano operato nella Roma di papa Leone X, in particolar modo in Raffaello, il più “classico” fra gli artisti del Rinascimento. Tra i massimi esponenti del movimento si colloca Antonio Canova, e sono moltissime le realizzazioni in stile neoclassico sparse per il mondo, in particolare nel nord europa e nei paesi delle colonie britanniche e francesi.

Sopra: il Cenotafio di Antonio Canova nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

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