E’ successo oggi… primo gennaio, Guglielmo da Volpiano il monaco architetto

Tantissimi auguri di un ottimo 2012 a tutti! Soprattutto alla faccia di pronostici precolombiani ormai famigerati…

Per iniziare il 2012 con la nostra rubrica giornaliera, sprofondiamo nelle atmosfere che ci piace immaginare oscure e tumultuose del Medioevo. Anzi, anche in questo caso il periodo era segnato da tristi e malevoli presagi… non dovuti, però, a enigmatici calendari maya… siamo, infatti, intorno all’anno Mille!
Conosciamo oggi Guglielmo da Volpiano, monaco italiano venerato come santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria propio il giorno di Capodanno nella diocesi di Ivrea (a destra: presunta immagine di Guglielmo da Volpiano su un ambone del XII sec. della Basilica di San Giulio sul Lago d’Orta – Fonte: Wikipedia) . Figlio del nobile svevo Roberto da Volpiano e di Perinzia, forse sorella di Arduino d’Ivrea (Re d’Italia tra il 1002 e il 1014), secondo le fonti sarebbe venuto alla luce sulla magnifica isola di San Giulio, l’unica isola del Lago d’Orta (a sinistra: l’isola di san Giulio – Fonte: Wikipedia). Fu allievo di San Majolo e, come monaco, aderì alla riforma che ebbe il suo centro nell’Abbazia di Cluny. Fu un apprezzato artista ed architetto ed eseguì lavori tra Francia e l’Italia, fondando, tra l’altro, una quarantina di monasteri e chiese. Con la sua attività contribuì anche al diffondersi in Francia della cultura architettonica romanica e, in particolare, della tecnica della copertura a volta.

(Sopra: schema ricostruttivo della Cattedrale di Digione – Fonte: Wikimedia Commons)

Tra le sue maggiori realizzazioni non bisogna dimenticare la ricostruzione, tra il 989 e il 1002 della chiesa di Saint-Bénigne a Digione, iniziata nel periodo in cui Guglielmo era da poco il nuovo abate del relativo monastero. Con l’edificazione di questo splendido tempio, Guglielmo da Volpiano ottenne fama di grande costruttore. Diresse personalmente i lavori dettando precise disposizioni su come dovesse essere realizzato, seguendo quei canoni legati alla riforma monastica e architettonica che in Cluny avevano trovato la loro massima espressione (a destra: aspetto attuale della Cattedrale – Fonte: Wikimedia Commons). Proprio per questo si può affermare che a Saint-Bénigne, come a Cluny, si possono rintracciare le matrici della stagione romanica. Il grandioso e imponete edificio di Guglielmo, ricostruito grazie alle descrizioni coeve e successive, era a cinque navate, con abside a gradoni, che rielaborava e sviluppava la terminazione orientale di Cluny II in cui quattro altari si affiancavano a quello principale eretto sulla tomba di San Benigno. La cattedrale si fregiava di una ampia cripta terminante in una rotonda a tre piani di cui quello oggi seminterrato costituisce l’unica preziosa testimonianza ancora della chiesa che, per il suo splendore, venne definita merabiliorem basilicis totius Galliae (a sinistra: aspetto attuale della cripta – Fonte: Wikimedia Commons). Per il cantiere, l’abate chiamò costruttori e lapicidi lombardi. Si può con certezza sostenere che la chiesa aveva una selva di più di 100 colonne e con le navate laterali sormontante da matronei voltati. La “Rotonda” era l’elemento più originale del complesso, e si articolava in un edificio a tre piani di circa 17-19 m di diametro a cui si accedeva dalla chiesa inferiore. Il visitatore fuoriusciva dalla densa oscurità della chiesa inferiore alla luminosità dirompente della rotonda in cui i pilastri si disponevano in 3 file concentriche, su tre piani sovrapposti creando una vera e propria colonna di luce che entrava dalle finestre della cupola e dalle monofore degli ambulacri. Di questa straordinaria struttura oggi non rimane, purtroppo, che il piano terra.

Fondamentale nel nostro paese fu la sua fondazione dell’Abbazia di Fruttuaria nel comune di San Benigno Canavese, di cui fu anche il primo abate.  Anche qui Guglielmo dette prova della sua perizia architettonica. Lo stesso Arduino d’Ivrea, che aveva appoggiato la costruzione dell’abbazia, vi si ritirò negli ultimi anni della sua vita e vi morì nel 1015.  L’abbazia, completata nel 1006-1007, seguiva la regola di Cluny. Della primigenia chiesa romanica presente nell’abbazia oggi è visibile, purtroppo, solo il campanile alto 33 m (a destra: la torre campanaria – Fonte: Wikimedia Commons). Complessi lavori di scavo archeologico, condotti tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90, hanno consentito di poter ricostruire la planimetria della chiesa progettata dal nostro. A ovest, davanti alla facciata della chiesa, si ergeva un quadriportico, mentre, all’interno, sono state riconosciute tre navate poco estese; poco più esteso era il transetto dal quale sporgevano verso oriente due cappelle absidate che, in coerenza con lo schema dell’abbazia di Cluny, fiancheggiavano il coro. L’area presbiteriale si trovava in posizione elevata rispetto al piano della navata, così da sovrastare la cripta.

Dopo aver riformato nel 1001 il monastero di Fécamp, Guglielmo da Volpiano venne incaricato dal Duca di Normandia Riccardo II dell’edificazione dell’Abbazia di Bernay. I lavori, iniziati nel 1010, si protrassero per parecchi anni e furono ultimati sotto la guida del primo abate Vitale di Creully, che fu nominato nel 1060, dopo la morte di Guglielmo (a sinistra: l’abside della chiesa – Fonte: Wikipedia). La bella chiesa abbaziale di Notre-Dame, nel suo interno a tre navate presenta il famoso Mur épais normanno (a destra, sotto: la croce del transetto della chiesa – Fonte: Wikipedia).

Guglielmo fu anche il responsabile della costruzione dell’Abbazia di Mont Saint-Michel, della quale disegnò la chiesa in stile romanico sulla cima del monte, e, secondo le fonti, si occupò, tra le altre, anche dell’Abbazia di Saint-Germain-des-Prés a Parigi.


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