E’ successo oggi… 2 gennaio, Buon Compleanno Giovanni Michelucci

gennaio 2, 2012 |  by  |  Architettura contemporanea, Architettura Interiore, Architettura italiana, Arte, Blog, E' successo oggi…  |  , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,  |  Share
Sopra: la Stazione di Firenze nel contesto – Fonte: Wikimedia Commons

Sarebbe oggi il compleanno di uno dei più grandi architetti italiani del ’900: Giovanni Michelucci.
Nacque a Pistoia il 2 gennaio del 1891, ed oltre che di architettura si occupò di urbanistica, ed è, tra le altre, famoso per aver progettato la stazione di Firenze “Santa Maria Novella” e la chiesa dell’Autostrada del Sole, sempre presso il capoluogo toscano.
Nato in una famiglia proprietaria di una fonderia, dopo il diploma nel 1911 all’Istituto Superiore d’Architettura, lavorò nell’impresa di famiglia come xilografo. Grazie all’amicizia con Renato Fondi, venne coinvolto in progetti editoriali, come quello della “Famiglia Artistica” e de “La Tempra”, e, con questo, instaurò un sodalizio che continuò, anche, nelle successive esperienze romane.
Durante il primo conflitto mondiale, a Caporetto, Michelucci realizzò una piccola cappella, quella che può essere considerata la sua prima opera architettonica. È un minuscolo oratorio a pianta quadrata, che denota un elemento insolito: la presenza di un angolo bucato in facciata, per consentire ai militari di assistere alle funzioni liturgiche dall’esterno.
A partire dagli anni ’20 cominciò ad occuparsi di progettazione architettonica, sia a Pistoia sia a Roma, dove aveva ottenuto anche la cattedra al Regio Istituto Nazionale d’Istruzione Professionale. Sempre nella sua ragione di origine, realizzò la Fiera dell’Artigianato di Firenze.
La svolta fondamentale della sua carriera arrivò nel 1933, quando insieme al Gruppo Toscano, formato da Nello Baroni, Pier Niccolò Berardi, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri e Leonardo Lusanna, si aggiudicò il primo premio nel concorso per la Stazione di Firenze “Santa Maria Novella”. Il progetto riscosse una grande fama internazionale, oltre che per la qualità indiscussa dello stile razionalista italiano, soprattutto per la capacità dei suoi realizzatori di inserirsi armoniosamente in un contesto storico di grande pregio (sopra, a sinistra: l’interno della stazione – Fonte: Wikimedia Commons).
Stimato e celebre, partecipò, con Marcello Piacentini, alla progettazione della “Città universitaria” di Roma.
Tra le due guerre venne eletto Presidente della Facoltà d’Architettura. Dopo il conflitto, Michelucci presentò, senza successo, ipotesi per la ricostruzione dei quartieri distrutti intorno a Ponte Vecchio, ma i nuovi piani, con sua grande delusione, optarono per sterili falsi storici.
Nella sua città natale realizzò l’emblematica Chiesa di Collina, che segnò un cambiamento maturato nella sua arte (a destra, sopra: la Chiesa pistoiese – Fonte: Wikimedia Commons). L’edificio venne, infatti, concepito non solo come luogo sacro e di celebrazione, ma anche come spazio di aggregazione tra i fedeli, desumendo le sue forme da quelle delle case coloniche dei dintorni. Sempre a Pistoia realizzò nel 1950 la Borsa merci, ben integrata nel centro storico.
A partire da questo periodo cominciò un periodo per Michelucci di grande attività, in particolare nell’ambito dell’architettura sacra. Progettò un grattacielo a Sanremo e poi la chiesa della Vergine a Pistoia, la chiesa della Beata Maria Vergine di Pomarance, la piccola cappella di Lagoni di Sasso a Sasso Pisano, il Ponte alle Grazie a Firenze (video sopra) e, sempre nella città medicea, la sede della locale Cassa di Risparmio (a destra, sotto: il salone della Cassa di Risparmio di Firenze – Fonte: Wikimedia Commons).
L’intensità degli impegni lo portarono anche alla stesura del Piano Regolatore di Firenze e all’incarico di consulente per quello di Ferrara. Sul finire degli anni cinquanta progettò, anche, l’originale ed inconsueto Grattacielo di piazza Matteotti a Livorno (sotto: il Grattacielo a Livorno – Fonte: Flickr, foto di Xavier de Jauréguiberry).
Si occupò, insieme al grande Carlo Scarpa, alla eleborazione di un nuovo assetto per delle sale della Galleria degli Uffizi, progettò alcune sedi universitarie bolognesi, oltre alla realizzazione della chiesa del Cimitero della Vergine a Pistoia in cui già emergono elementi poi proseguiti nelle progettazioni successive (in particolare rigurado alla ricerca di spazi percorribili sia internamente sia esternamente all’edificio). Nella sua città natale costruì, inoltre, la chiesa all’interno del Villaggio Belvedere.
Dopo la progettazione, a partire dagli anni ’60, dell’Osteria del Gambero Rosso a margine del parco di Collodi (a destra: l’interno – Fonte: Wikimedia Commons) e della Cappella Sacrario ai Caduti di Kindu a Pisa, nel 1961 iniziarono i lavori per la chiesa dell’Autostrada del Sole, presso Firenze. Questa è, certamente, la sua opera manifesto, dove si leggono in grande tensione tutti i temi cari all’artista, come lo spazio percorribile, il rapporto tra diversi materiali, la plasticità e la fluidità delle delle superfici e degli spazi, che avvicinano questa opera al brutalismo di Le Corbusier, ma interpretato con un piglio organico e “artigianale”.


Con questo capolavoro Michelucci diviene uno degli architetti più celebrati e discussi del periodo, ma la sua carriera continuò impetuosa, con la Sede della Direzione provinciale delle Poste e Telegrafi di Firenze, con il Santuario della Beata Vergine della Consolazione a San Marino (viseo sopra), con le chiese di Arzignano e di Longarone (a sinistra: la chiesa di Longarone – Fonte: Wikipedia – Foto di Tomaso D’Incà Levis), epicentro del disastro del Vajont e con, insieme a Bruno Sacchi, la sede del Monte dei Paschi di Siena a Colle di Val d’Elsa.
Anche in tarda età (il maestro aveva già più di 80 anni), Michelucci continuò la professione, realizzando molte opere: la chiesa di Santa Rosa a Livorno, il progetto per il memorial a Michelangelo sulle Alpi Apuane e il complesso teatrale di Olbia. Morì, sfortunatamente, il 31 dicembre del 1990, a tre giorni dal suo centesimo compleanno, e poco dopo aver completato la progettazione della nuova Stazione di Empoli.

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