E’ successo oggi… 16 gennaio, Il dipinto preferito di Adolf Hitler

In questo lunedì parliamo di un dipinto che emana una malia sconcertante. Il fascino di quest’opera ipnotizzò personaggi come Sigmund Freud, Lenin, Georges Clemenceau, Salvador Dalí e Gabriele D’Annunzio. Chi vuole scorgere una ombrosità sfuggente nelle pennellate del quadro non si stupirà del fatto che Adolf Hitler ne possedeva una versione originale, acquistata nel 1933. Si tratta del L’isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel), il più noto dipinto di un pittore simbolista svizzero nato il 16 gennaio del 1827 a Basilea: Arnold Böcklin.
È poco noto che Böcklin ha coltivato la sua arte proprio in Italia. Viaggiò moltissimo nel nostro paese, e proprio nelle terre italiane trovò la sua dimensione, che riversò nei suoi dipinti: mitologia vissuta in chiave onirica, nella quale tra simbolismi e allegorie suadenti trova con prepotenza spazio un ossessivo richiamo alla morte (sopra, a sinistra: Arnold Böcklin, Autoritratto, 1873 – Fonte: Wikimedia Commons).
Böcklin Arnold Böcklin dipinse diverse versioni de L’isola dei morti fra il 1880 e il 1886 (quella sopra è la terza versione del 1883 – Fonte: Wikimedia Commons). Tutte le versioni hanno come soggetto principale un isolotto dalle altissime rupi, colme di sepolcri scavati nella roccia, dominato da un bosco fitto di cipressi, circondato da un’impenetrabile distesa di acqua. Una piccola barca a remi, condotta da un personaggio a poppa, si sta avvicinando all’isola. A prua ci sono una figura vestita interamente di bianco ed una bara bianca ornata di festoni.
Per Arnold Böcklin, l’immagine dovrebbe “produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”, benché non abbia mai lasciato spiegazioni chiare sul significato dell’opera. Per molti critici, l’opera alluderebbe all’Aldilà della mitologia classica, e quindi il vogatore come una rappresentazione di Caronte, e l’acqua come la raffigurazione dello Stige o dell’Acheronte.
Sempre secondo le interpretazioni, il luogo al quale Böcklin si sarebbe ispirato sarebbe proprio italiano: per alcuni, infatti, l’artista avrebbe evocato il Cimitero degli Inglesi a Firenze, dove vennero, per l’appunto, dipinte le prime tre versioni. Non a caso il cimitero era vicino allo studio di Böcklin e fu anche il luogo dove sua figlia Maria venne sepolta (Böcklin perse otto dei suoi quattordici figli). Per i critici d’arte, Böcklin avrebbe citato nel dipinto una visione dei suoi viaggi nella penisola anche per lo stesso isolotto, ispirandosi a Capri o a Ischia. Per altri il pittore avrebbe preso a modello l’isola di Pontikonissi, vicino Corfù, o l’Isola di San Giorgio presso le Bocche di Cattaro, in Montenegro.
Nella versione del 1883 che presento in questo articolo appare, a differenza delle altre precedenti, la scritta “AB” su una delle camere sepolcrali nella roccia sulla destra, cioè le iniziali d’autore. Nel 1933 questa versione venne acquistata da un noto ammiratore di Böcklin, Adolf Hitler. Hitler collocò il quadro prima al Berghof, sull’Obersalzberg, e, nel 1940, nella cancelleria del Reich a Berlino. Nel maggio 1945 l’opera venne sequestrata dall’Armata Rossa come “bottino di guerra” e spedita in Russia. Successivamente tornò a Berlino ed oggi è esposta presso l’Alte Nationalgalerie della capitale tedesca.
L’amore dell’artista per il nostro paese fu totale: la sua tomba non è su un’isola, ma, comunque, al Cimitero Evangelico agli Allori di Firenze (a destra: la tomba dell’artista – Fonte: Wikimedia Commons).


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