MART : Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Rovereto

Non potendosi configurare come fronte urbano lungo corso Bettini, il nuovo museo di Arte Moderna e Contemporanea (Mart) a Rovereto, ricorre all’artificio della corte interna che disegna un’immagine inconsueta, dove il visitatore al momento dell’ingresso si trova protagonista al centro dello spazio attorniato dal museo stesso. A partire da questo spazio il visitatore accede alle differenti attività espositive poste ai due piani superiori e ai servizi collocati al pianterreno. Nel piano interrato sono invece organizzati la Biblioteca e il grande spazio dedicato all’Archivio del ‘900. La caratteristica principale del secondo piano è l’illuminazione zenitale, che garantisce un’ampia flessibilità di utilizzo delle aree espositive. Saranno quindi i differenti allestimenti temporanei che tracceranno di volta in volta i percorsi di fruizione. Il grande atrio di distribuzione centrale propone differenti scale di lettura e di utilizzo con l’alternarsi di mezzanini e grandi spazi che in taluni punti si dilatano dal livello di copertura sino al piano interrato e in altri vengono invece compressi con passaggi di altezza ridotta. Nell’alternarsi continuo tra ambienti generosi e passaggi limitati si gioca l’ingresso alle sale espositive, dove la configurazione spaziale più tranquilla, illuminata omogeneamente dall’alto, permette all’opera d’arte di essere protagonista.
Mario Botta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle grandi esposizioni, pensiamo ai Saloni parigini dell’800, con il termine tableau drapeau si era soliti indicare il quadro che occupava la parte centrale di una parete. Un posto ambitissimo, come si può immaginare, che attribuiva all’opera prescelta un’aura speciale nell’affollamento di dipinti, che secondo una tradizione ancora in uso ai primi del XX secolo, venivano appesi a coprire completamente la superficie di una parete, su su fino alla cimasa.

Benché l’attuale museografia non contempli più tale modo di allestire lo spazio espositivo e di presentare l’opera d’arte, non di meno si continua a credere che il fondamento su cui in passato si era costituito il valore simbolico del tableau drapeau, conservi ancora un importante significato culturale, purché lo si intenda in chiave di moderna museografia, ovvero di riproposizione della centralità dell’opera come sistema articolato di relazioni. Proprio a questo principio ordinatore si è ispirato il progetto delle Stanze dell’Arte, dove si è voluto rinnovare simbolicamente l’antica usanza del tableau drapeau, riproponendo lungo l’ampio percorso espositivo delle gallerie permanenti progettate da Mario Botta, la centralità privilegiata di alcune opere della Raccolta d’Arte del museo, dipinti che per la loro stessa definizione di capi d’opera si rivelano di grande interesse per la conoscenza del loro autore ma, primariamente, per la messa in luce di quelle relazioni culturali, che fanno di questi quadri uno strumento vivo di indagine nell’infinito mondo dei valori e delle immagini.

Scelti tra quelli che maggiormente esprimono il frutto di una alta elaborazione di poetica, i tableau drapeau del museo ci parlano di programmi innovativi e di ritorni all’ordine, ma anche e soprattutto di tensioni culturali, viste nel confronto con la ricerca di quanti, talvolta amici e in coincidenza cronologica, ma anche sconosciuti e a grande distanza geografica, hanno attraversato lo stesso turbolento territorio dell’arte. Il generoso prestito di alcuni capolavori, oggi conservati in collezioni private e in prestigiose istituzioni internazionali, ha permesso di realizzare questo confronto, riconfermando tesi ma soprattutto aprendo stanze inedite alla ricerca.

Il volto del museo prende forma nell’immagine della sua collezione permanente, attraverso il compito di raccogliere, testimoniare e valorizzare. L’anima del luogo, alimentata dalla storia passata e presente, si vivifica invece nell’esperienza del confronto con ciò che è esterno ad essa, ma che con essa in qualche modo si relaziona. Scoprire le ragioni di queste relazioni è il compito del museo che ha scelto proprio questo tema per inaugurare i nuovi spazi di Rovereto.


Leave a Reply

Connect with Facebook

Comment moderation is enabled, no need to resubmit any comments posted.