E’ successo oggi… 19 gennaio, I fuochi di Giovanni Niccolo’ Servandoni

E' successo oggi... 19 gennaio, I fuochi di Giovanni Niccolo' Servandoni

Anche oggi commemoriamo la nascita di un architetto italiano praticamente sconosciuto. Si tratta di una figura, come vedremo, “infuocata”, capace di realizzare eventi memorabili per i grandi d’Europa e al tempo stesso perseguitata dai debiti, autore della chiesa più grande di Parigi dopo Notre-Dame…
Si tratta di Giovanni Niccolò Servandoni (Firenze, 2 maggio 1695 – Parigi, 19 gennaio 1766), architetto, pittore e scenografo. Di umili origini – era figlio di un cocchiere – riuscì ad entrare a contatto con il mondo dell’arte introrno al 1715, quando a Roma divenne allievo del pittore vedutista Giovanni Paolo Pannini. Apprese, poi, i misteri del disegno e della prospettiva presso l’incisore ed architetto Giuseppe Ignazio Rossi. Nel 1724 partì per la capitale di Francia, e attraverso la sua genialità riuscì ad imporsi come primo scenografo e direttore delle macchine dell’Opéra National de Paris. Dopo la prima messa in scena dell’Orione di Louis de Lacoste, infatti, seguirono oltre 60 produzioni, acclamate del consenso del pubblico e della critica.
Il segreto del nostro risiedeva nella sua capacità, ripresa dalla celebre famiglia Galli da Bibbiena, di ottenere particolari effetti prospettici, con punti di fuga molto scorciati. Gli allestimenti effimeri erano il suo forte, come quello sorprendente che realizzò per la nascita del Delfino nel 1729 insieme al suo mentore Pannini. Grazie al suo folgorante talento, nel 1731 fu ammesso all’Académie royale de peinture et de sculpture come pittore di rovine antiche.
Nel 1732 progettò la sua opera architettonica più famosa, la facciata della chiesa parigina di Saint-Sulpice (sopra, a destra: la facciata progettata nel 1732 – Fonte: Wikimedia Commons). I lavori di Servandoni, che si spinsero fino al 1754, furono il risultato di un concorso da lui vinto. Il fronte di quest’edificio viene da molti considerato un’anticipazione del nascente neoclassicismo, benché le due torri laterali siano un riferimento alla nordica tradizione gotica, oltre che, data la conoscenza di Servandoni della cattedrale di Saint Paul di Christopher Wren (foto a sinistra – Fonte: Wikimedia Commons). Nel 1752 progettò, inoltre, una piazza semicircolare di fronte alla chiesa, ma venne realizzato solo uno degli edifici che la dovevano comporre. Tuttavia, l’attuale facciata è molto diversa dal progetto iniziale (sopra, a sinistra: la chiesa di Saint-Sulpice intorno al 1740 con il suo frontone e le torri non terminate nel Plan de Turgot - Fonte: Wikimedia Commons).

Sopra: l’aspetto attuale della chiesa di Saint-Sulpice

Il grande frontone centrale, infatti, è stato distrutto da un fulmine e non è stato più ricostruito. Per quanto riguarda le torri, Oudot Maclaurin cambiò il coronamento di Servandoni, ma, aspramente criticato fu rifatto da Jean-François Chalgrin nel 1777, che completò la torre nord nel 1780-1781. La torre sud non fu mai terminata.
Nel 1736 realizzò il baldacchino nella crociera del transetto e l’altare della chiesa di San Bruno delle Certose di Lione.
Nonostante la sua ascesa professionale, fu costretto a fuggire da Parigi nel 1745 inseguito dai debiti. La sua eccezionale abilità e fantasia negli allestimenti di grandiose feste e celebrazioni gli permisero di trovare lavoro presso le corti reali di mezza Europa, tra Lavorò quindi a Lisbona, Dresda, Vienna e Londra.

Sopra: la struttura in legno costruita a Londra per i fuochi d’artificio del 27 aprile 1749

È rimasto impresso l’allestimento da lui curato nella capitale britannica, nel 1748, in Hyde Park per la grande celebrazione della pace di Aquisgrana con magnifici fuochi d’artificio prodotti da una gigantesca macchina di legno, lunga 124 metri ed alta 34, di cui, fortunatamente, ci sono giunti i disegni, accompagnati da la Musica per i reali fuochi d’artificio di Georg Friedrich Händel, posta su di un’isola galleggiante che si incendiò a causa dei fuochi.


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