E’ successo oggi… 20 gennaio, L’Architettura di Carlo di Borbone

gennaio 20, 2012 |  by  |  Architettura italiana, Architettura nascosta, Arte, Blog, Campania, Citta' ed Architetture Italiane, E' successo oggi…, Napoli  |  , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,  |  Share

«una volta elevate al grado di libero regno, saranno tue.
Va dunque e vinci: la più bella corona d’Italia ti attende»

(La Regina Isabella Farnese al futuro re Carlo, appena maggiorenne, in partenza per la conquista del Regno delle Due Sicilie)

 

Il 20 gennaio del 1716 nasceva a Madrid uno dei sovrani che hanno più inciso nella storia dell’arte e dell’architettura del nostro mezzogiorno e dell’Italia intera, e al quale si deve la realizzazione di una delle più celebrate opere del nostro grande patrimonio culturale. Si tratta di Carlo Sebastiano di Borbone (Carlos Sebastián de Borbón y Farnesio), duca di Parma e Piacenza con il nome di Carlo I dal 1731 al 1735, re di Napoli e Sicilia senza numerazioni (era Carlo VII secondo l’investitura papale) dal 1735 al 1759, e da quest’anno fino alla morte re di Spagna con il nome di Carlo III (sopra, a sinistra: Francesco Solimena, Trionfo di Carlo di Borbone alla battaglia di Velletri, 1744, Reggia di Caserta).
Primogenito delle seconde nozze di Filippo V di Spagna con Elisabetta Farnese, secondo la linea di successione era il terzo pretendente del trono spagnolo. Fu proprio questo che spinse la madre a fargli ottenere una corona nella nostra penisola, rivendicando l’eredità dei Farnese e dei Medici, due dinastie italiane sull’orlo dell’estinzione. Attraverso una sagace operazione di alchimia strategico-diplomatica, la regina Elisabetta ottenne per il figlio il Ducato di Parma e Piacenza, di cui egli divenne duca nel 1731, e  l’anno seguente fu dichiarato gran principe, cioè, il principe ereditario del Granducato di Toscana.
Nel 1734, in occasione della guerra di successione polacca, al comando delle armate spagnole ottenne i regni di Napoli e di Sicilia, sottraendoli agli austriaci. Fu, quindi, incoronato nel 1735 re a Palermo, e nel 1738 fu così costretto a rinunciare alla pretese sui territori farnesiani e medicei in favore degli Asburgo e dei Lorena.
Carlo divenne così il capostipite della grande dinastia borbonica di Napoli, restituendo al sud Italia il prestigio che meritava, dopo due secolo di vicereame, attraverso un’azione volta alla ripresa economica e allo sviluppo culturale. Per questo fu considerato un grande riformatore e un sovrano illuminato (vedi l’articolo dedicato alla Napoli carolina).
Alla morte del fratellastro Ferdinando VI nel 1759, fu costretto a lasciare Napoli per prendere possesso del trono di Spagna. Morì a Madrid il 14 dicembre del 1788 all’età di 72 anni.
Per quanto ci riguarda, il sovrano giocò un ruolo importante nell’ambito architettonico ed archeologico.
Il suo scopo era quello di rendere Napoli al livello delle altri capitali europee. Incaricò, come abbiamo già visto, Giovanni Antonio Medrano e ad Angelo Carasale il compito di costruire un grande teatro d’opera, che avrebbe dovuto sostituire il piccolo Teatro San Bartolomeo. L’opera fu costruita in circa sette mesi, ed inaugurata il 4 novembre, onomastico del re, da cui prese il nome di Real Teatro di San Carlo (sopra, a sinistra: la facciata attuale del Teatro partenopeo – Fonte: Wikimedia Commons).
L’anno seguente Carlo commissionò agli stessi architetti, affiancati questa volta da Antonio Canevari, la costruzione delle regge di Portici e di Capodimonte (sopra, a destra: la Facciata posteriore della Reggia di Capodimonte a Napoli – Fonte: Wikimedia Commons).
Il suo sogno iperbolico era un altro: quello di costruire un palazzo che potesse rivaleggiare con Versailles. Nel 1751 re Carlo decise, così, di edificare una residenza reale a Caserta, località dove già possedeva già un padiglione di caccia e che gli ricordava il paesaggio che circondava il palazzo reale della Granja in Spagna (a sinistra: la Reggia e i grandiosi giardini – Fonte: Wikimedia Commons).
Secondo la tradizione il sovrano scelse Caserta perché essa, essendo lontana allo stesso tempo dal Vesuvio e dal mare, garantiva protezione in caso di eruzione e di invasioni.
Della relizzazione della gigantesca opera fu l’architetto di origini olandesi Luigi Vanvitelli, che diede inizio ai lavori proprio il 20 gennaio 1752, trentaseiesimo compleanno del re, dopo una fastosa cerimonia (a destra: il famosissimo scalone della Reggia di Caserta – Fonte: Wikimedia Commons). Quest’oggi, quindi, ricorre il 260° anniversario della costruzione del meraviglioso palazzo carolino.
Lo stesso architetto fu poi incaricato di progettare il Foro Carolino a Napoli (oggi piazza Dante, all’epoca chiamata largo del Mercatello). Il Foro, a forma di emiciclo, è cinto da un colonnato, alla cui sommità furono poste ventisei statue raffiguranti le virtù di re Carlo, alcune delle quali scolpite dal grande Giuseppe Sanmartino, autore del celeberrimo Cristo velato. Al centro, nella nicchia centrale avrebbe dovuto troneggiare una statua equestre del re, mai realizzata (sopra, a sinistra: il Foro Carolino a Napoli – Fonte: Wikimedia Commons).
Come però abbimo detto, il re aveva uno spirito che oggi definiremmo “illuminato”. Diede il via a un piano di costruzione dei cosidetti “alberghi dei poveri”, sia a Palermo sia a Napoli. Questi edifici avevano lo scopo di accogliere gli indigenti, i disoccupati e gli orfani. I lavori del primo, che si trova sulla strada che dalla Porta Nuova conduce a Monreale, vennero iniziati nel 1746, mentre l’edificazione del secondo venne intrapresa nel 1751. L’Albergo dei poveri di Napoli, invece, doveva essere gigantesco secondo l’idea originale (600 m di fronte per 135 m di larghezza). Il progetto si deve a Ferdinando Fuga, autore di celebri edifici romani, come il Palazzo della Consulta e la facciata di Santa Maria Maggiore, ma l’attuale costruzione rappresenta un quinto di quella immaginata (la facciata è lunga 354 m, per 103 000 m² di estensione e 430 stanze), anche se, comunque, è il più grande edificio monumentale di Napoli e uno dei più grandi palazzi costruiti nel XVIII sec. (sopra, a destra: la facciata dell’Albergo dei Poveri di Napoli – Fonte: Wikimedia Commons).

Sopra: il celebre affresco della Villa dei Misteri a Pompei

Sotto il regno di Carlo, a partire dal 1738, iniziò la stagione delle grandi ricerche archeologiche napoletane, che riportò alla luce le antiche città romane di Ercolano, Pompei e Stabia, sommerse dalla grande eruzione del Vesuvio del 79 d. C. (a sinistra: la Casa dei Vettii a Pompei – Fonte: Wikimedia Commons). Gli scavi, condotti dagli ingegneri Rocque Joaquín de Alcubierre e Karl Jakob Weber, destarono grande interesse nel re, che voleva essere informato quotidianamente delle nuove scoperte e spesso si recava nei luoghi delle ricerche per poter ammirare i reperti. Affidò in seguito la gestione del grande patrimonio storico e artistico rinvenuto all’Accademia Ercolanese, da lui istituita nel 1755. Con la scoperta delle città romane perdute, la cultura europea, come è noto, ne rimase profondamente impressionata, iniziando una stagione culturale che ha cambiato il volto della cultua occidentale.

Caserta – Videomapping di Natale sulla Reggia from PUPIA Tv on Vimeo.


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