E’ successo oggi… 21 gennaio, Le capitali d’Italia

gennaio 21, 2012 |  by  |  Architettura italiana, Arte, Blog, E' successo oggi…, Il Bel Paese?, Lazio, Roma, Scoprire Roma  |  , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,  |  Share
E' successo oggi... 21 gennaio, Le capitali d'Italia

«Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma, dal tempo de’ Cesari al giorno d’oggi, è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio; di una città cioè destinata ad essere la capitale di un grande Stato»

(Cavour, Discorso al Parlamento di Torino, 25 marzo 1861)

Il 21 gennaio del 1871 viene approvata la legge che trasferì la capitale d’Italia da Firenze a Roma.
Roma tornò ad essere “capitale” dell’intera Italia dall’epoca della caduta dell’Impero Romano d’occidente, nel 476 d.C., anche se, come è noto, a partire dall’Imperatore Diocleziano, Roma era diventata più una capitale “spirituale” dell’Impero.
A partire dall’epoca antica si sono succeduti molti stati e molte realtà politiche. Quelli che hanno governato la gran parte o la totalità della regione geografica italiana, hanno avuto diverse capitali.

Sopra: “Il palazzo di Teodorico” nei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.

Tra il 476 e il 553 la capitale d’Italia fu Ravenna come sede sia del Regno di Odoacre sia del Regno ostrogoto sia dell’Esarcato d’Italia.  In effetti dopo Roma, Ravenna può vantare di essere stata la seconda capitale dell’intera Italia. Odoacre aveva deposto l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, instaurando così il primo regno barbarico d’Italia. L’effimero Regno di Odoacre fu poi seguito da quello ostrogoto, con capitale sempre Ravenna, e dopo la caduta del regno ostrogoto nessuna città, fino al 1871, potrà vantare questo titolo nel senso pieno del termine.

Dopo la parentesi delle Guerra Gotica e del dominio bizantino in Italia, venne istituito il Regnum Langobardorum, un’entità statale costituita dai Longobardi tra il 568-569 e il 774 (caduta del regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), con capitale Pavia (sotto, a sinistra: San Michele Maggiore a Pavia, sede delle incoronazioni dei Re d’Italia fino alla metà del X sec. – Fonte: Wikimedia Commons). Significativo è il fatto che esistevano due grosse aree sotto il controllo dei sovrani longobardi, la Langobardia Maior nel centro-nord e la Langobardia Minor nel centro-sud. Solo dopo le conquiste di Re Astolfo le due entità venne unite, come si vede nella carta a sinistra, che rappresenta il regno nel 751.

Da questo momento non si potrà più parlare di una vera capitale d’Italia anche perché non si potrà più parlare di un vero e proprio Regno.
Nel medioevo, comunque, il Regno d’Italia è continuato ad esistere come anche il titolo di Re d’Italia, ma solo a livello formale. Con la conquista del Regno dei Longobardi, infatti, da parte di Carlo Magno, questi assegnò il titolo di Re d’Italia al figlio Pipino (781). Dopo una breve parentesi in cui la dignità regale fu ereditata dal figlio di Pipino, Bernardo, il titolo fu trasferito al primogenito dell’Imperatore Ludovico il Pio, Lotario, e in seguito al primogenito di quest’ultimo, Ludovico II. Con l’ascesa al trono imperiale di quest’ultimo, la dignità regale italiana divenne condizione necessaria per ottenere quella imperiale.
Con l’estinzione dei Carolingi, tra l’888 ed il 962, il trono d’Italia fu scollegato dal titolo di Imperatore dei Romani. Così si ebbero vari Re d’Italia, il cui potere però era sempre limitato dal Papa, dal Marchese di Toscana, dai duchi di Roma (per esempio Alberico di Spoleto), ecc…
Dal 963 la penisola italiana fu parte del Sacro Romano Impero di Germania e gli imperatori furono anche re d’Italia (con l’eccezione del caso dell’ultimo Re d’Italia di origine carolingia Arduino d’Ivrea). Solo dopo l’incoronazione imperiale di Corrado II (1026) i due titoli, Re d’Italia e Imperatore, divennero strettamente legati, per secoli. L’ultimo ad essere incoronato formalmente con il titolo di Re d’Italia è stato Carlo V d’Asburgo nel 1519 (a destra: statua di carlo V sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli – Fonte: Wikimedia Commons). Il Regno continuò a livello formale ad esistere fino alla Pace di Vestfalia del 1648, quando l’Impero si restrinse alla sola nazione germanica, perdendo il già teorico controllo sulle Province Unite (Paesi Bassi), sulla Svizzera, e sul Regno d’Italia. Nel 1806, quello che veniva considerato ancora Sacro Romano Impero collassò sotto la pressione militare di Napoleone Bonaparte e fu formalmente disciolto il 6 agosto. Da secoli, comunque, la nostra nazione, era suddivisa in una moltitudine di stati monarchici e di repubbliche, e quindi il titolo di capitale d’Italia sarebbe in effetti improprio.
Certamente Napoli è stata una delle città più influenti del paese, essendo stata tra il 1130 e il 1861 la capitale del Regno di Napoli e poi, a partire dal 1817, la capitale del Regno delle Due Sicilie. Le corone del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia erano, infatti, divise, fino a quando, Ferdinando di Borbone non le unificò con la Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell’8 dicembre 1816, e quindi, al sud, per secoli, ci sono state in effetti due capitali, la città partenopea e Palermo.
Il primo sovrano dopo Carlo V a fregiarsi del titolo di Re d’Italia è stato, nemmeno a dirlo, Napoleone, già Presidente della Repubblica Italiana dal 1802, che il 26 maggio del 1805 venne incoronato con la Corona Ferrea nel Duomo di Milano (sopra, a sinistra: Andrea Appiani, Ritratto di Napoleone Re d’Italia, 1805). La capitale, sia della repubblica sia del Regno napoleonico fu Milano, che mantenne il titolo fino al 1814 (sopra, a destra: il Palazzo Reale di Milano visto dal tetto del Duomo, tra le guglie marmoree. Sullo sfondo la moderna Torre Velasca – Fonte: Wikimedia Commons).
Dall’abdicazione di Napoleone all’Unità d’Italia nel 1861 non vi fu ufficialmente nessun regno, e quindi, nessuna capitale.


Sopra: La Corona Ferrea, Museo e Tesoro del Duomo di Monza

Nel corso della unificazione, nel 1860, Garibaldi proclamò Salemi capitale per un giorno. A partire dal 1861 sul trono del Regno si installò la dinastia dei Savoia, precedentemente titolare del Regno di Sardegna.


Sopra: il Palazzo reale di Torino in piazza Castello – Fonte: Wikimedia Commons

Dopo Salemi, la seconda capitale dell’Italia unita fu Torino, tra il 1861 e il 1865, la terza Firenze, fino al 1871, e quindi Roma (a sinistra: Palazzo Pitti a Firenze, utilizzato come Reggia tra il 1865 e il 1871).
Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, successivamente alla fuga di Vittorio Emanuele III da Roma, la città di Brindisi offrì rifugio all’intera dinastia diventando a tutti gli effetti capitale d’Italia (sotto, a destra: il Palazzo del Quirinale, sede dei Savoia a Roma e attuale sede del Governo italiano).
Dal febbraio 1944 la città che ospitò i primi governi dell’Italia post-fascista e la famiglia reale divenendo di fatto capitale d’Italia fino alla liberazione di Roma (inizio giugno1944) fu Salerno. Roma è la capitale della Repubblica Italiana dalla fondazione di questa, avvenuta il 18 giugno del 1946.

Con l’avvento di Roma a capitale dell’Italia unita, la città ha subito un cambiamento radicale. In effetti a livello urbanistico, la città era rimasta invariata rispetto all’assetto che le aveva conferito Papa Sisto V, come è visibile nella celebre pianta del Nolli del 1748, che “fotografa” l’Urbe nel momento della sua massima espressione barocca (vedi sotto).

Da questo momento la città dei papi non muterà se non in pochissimi casi, che però ebbero una influenza più che altro architettonica.
Con l’arrivo dei Savoia la città non sarà più in funzione del San Pietro, ma, anzi, se ne separerà. Da questo momento la grande basilica petriana sarà al di là del Tevere, divisa dalla sua città dagli stessi muraglioni e lungotevere, che da questo momento in poi escluderanno qualsiasi rapporto tra Roma e il suo sacro fiume. Affronteremo, però, le trasformazioni post-unitarie dell’Urbe in altri articoli.


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