Gemäldegalerie, Kulturforum di Potsdamer Platz, Hilmer e Sattler, Berlino

La Gemäldegalerie (letteralmente galleria della pittura), nota anche come museo degli antichi maestri, è una delle principali collezioni di pittura europee, con opere che spaziano dal Duecento al Settecento, di artisti come Botticelli, Dürer, Rembrandt, Rubens e Tiziano. Gli appassionati di Rembrandt troveranno qui la sua collezione più importante: sedici dipinti.

La luce naturale, rigorosamente zenitale, è il tema centrale del progetto di Hilmer e Sattler per la Gemäldegalerie berlinese. L’edificio, che è quasi privo di finestre, all’esterno si presenta con un volume sobrio e compatto, espressamente concepito come lo scrigno racchiudente un tesoro antico.

All’interno, dove si accede dalla mega-hall del complesso di Gutbrod per mezzo di un monumentale vano circolare la cui copertura in vetrocemento anticipa la particolare luminosità del museo, il percorso si articola lungo i fianchi di un vastissimo androne centrale trafitto dai coni di luce provenienti da 32 oculi in vetro trasparente che si aprono nel soffitto.
Questo spazio sorprendente e un po’ spaesante, che d’altra parte è l’unica “licenza” degli architetti all’interno di un discorso per il resto volutamente tradizionale ed esente da ogni protagonismo, è stato concepito come pura area di sosta in cui i visitatori possono meditare e riposarsi, come suggerito dai 200 metri di panche che corrono lungo le pareti.
Inoltre l’androne, che è visibile da diverse parti dell’edificio, funge da importante punto di riferimento e permette di orientarsi con relativa facilità all’interno di un percorso impegnativo che si articola lungo 54 sale ospitanti ben 1.000 quadri.

Le zone espositive sono il risultato di una stretta collaborazione fra architetti e committente, entrambi tesi nello sforzo di dare il massimo rilievo alle opere garantendo la miglior luce naturale possibile e riducendo al minimo gli elementi allestitivi di effetto potenzialmente “distraente”. Di giorno, il sistema di illuminazione è esclusivamente zenitale per l’85% del tempo ed è affidato ai lucernari (con vetri altamente filtranti) che occupano gran parte della copertura delle sale. I quadri, colpiti da una luce naturale diffusa, nonché tutti privi di vetri protettivi, possono così essere visti in modo ottimale, senza colori sfalsati né riflessi fastidiosi.

La medesima preoccupazione di ridurre al minimo i riflessi sulla vernice dei quadri ha dettato la scelta di un colore molto scuro per il parquet del pavimento, una soluzione per cui si è preso spunto dal sobrio allestimento dell’Alte Pinakothek di Leo von Klenze a Monaco (1826-36). Il medesimo museo ha anche suggerito l’idea di sottolineare la struttura delle sale tramite un alto zoccolo in pietra (in cemento a Berlino) e una profilatura delle porte nello stesso materiale, così come quella di rivestire le pareti in velluto e con quattro colori ricorrenti.

Tramite un allestimento che sa rivestire le più innovative soluzioni tecniche (si vedano anche gli impianti di climatizzazione e sicurezza, incorporati all’interno delle pareti) con il linguaggio della tradizione, in particolare di quella museale, la Gemäldegalerie di Berlino si presenta al visitatore con un volto nuovo sì, ma anche familiare e rassicurante, dove alla perfetta leggibilità delle opere non viene mai sacrificato il benessere delle persone. Oltre alle panche distribuite in gran parte delle sale, le zone di riposo (androne escluso) sono ben otto. Inoltre le enfilades non sono mai costituite da più di quattro sale per volta, evitando così quell’effetto di “risucchio” verso l’uscita che la psicologia museale ha individuato da tempo, ma che troppo spesso viene ignorato.


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