E’ successo oggi… 28 gennaio, Il Fontego dei Tedeschi

Immaginate di trovarvi a Venezia. Siamo nel 1505, e sulla Serenissima regna Leonardo Loredan, il doge che venne immortalato da Bellini in uno dei primi ritratti frontali di un Serenissimo Principe (di solito si utilizzava il profilo, mentre la vista frontale era riservata ai soggetti sacri – vedi immagine a destra). La notte è scura. La vostra gondola nera si perde nella pece dell’acqua del Canal Grande, e attorno notate una nebbia più densa del solito. Direte, “e cosa c’è di strano” la “nebbia c’è sempre” a Venezia. Superato, però, il Ponte di Rialto (non quello di pietra attuale di Antonio da Ponte, costruito nel 1551, ma quello ligneo che si vede nel celebre dipinto di Vittore Carpaccio Miracolo della Croce a Rialto del 1494 – immagine sotto), si scorgono delle luci guizzanti. “Ma allora non è nebbia”, vi rendete così conto, all’improvviso, “ma fumo!”.

Nella notte tra il 27 e il 28 gennaio del 1505 un devastante incendio distrusse il “Fontego dei Tedeschi”, in italiano Fondaco dei Tedeschi, uno dei palazzi più famosi di Venezia, situato proprio nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande, adiacente al Ponte di Rialto.


Come il celebre “Fontego dei Turchi”, il “Fontego dei Tedeschi” è un’antica istituzione commerciale, risalente al XIII sec., nella quale avevano approdo e venivano immagazinate le merci trasportate da mercanti tedeschi.
Dopo il rogo distruttivo, il Senato decise subito di ricostruirlo completamente su progetto di Girolamo Tedesco (secondo altre fonti venne invece edificato da Antonio Abbondi, detto lo Scarpagnino), che edificò l’edificio tra il 1505 e il 1508.
Quello che rende diverso questo bel palazzo dagli altri che si specchiano nelle acque del Canal Grande è il fatto che appare quasi scarno, e non ammantato delle sfavillanti decorazioni e trafori dei suoi vicini. Questo, però, alla nostra vista disattenta, perché avvicinandosi ci si rende conto che un tempo, il Fondaco era rivestito completamente da magnifici affreschi, eseguiti dai più grandi artisti dell’epoca, come Giorgione e l’allora suo giovane allievo Tiziano, che, secondo alcune fonti, avrebbe dipinto una Giustizia sul lato della calle così bella da fare ingelosire il grande maestro.

Sopra: Canaletto, “Il Canal Grande a Rialto”. Sulla sinistra si nota il Fondaco dei Tedeschi, che rivela ancora tracce dell’originale decorazione ad affresco, 1730-50.

Gli affreschi rimasero in buono stato fino alla fine del XVIII sec., cosi come si può vedere nelle incisioni di Anton Maria Zanetti e in altre rappresentazioni.
Con la fine dell’indipendenza della Repubblica Veneta, dovuta al famigerato trattato di Campoformio del 1797, tutti i Fondachi vennero soppressi.
Il grande edificio a pianta quadrata a tre livelli, si dispone lungo un cortile interno con un pozzo centrale, oggi coperto da una moderna struttura in acciaio e vetro. Il piano terra si compone, sulla facciata sul Canal Grande, di una partitura centrale con cinque arcate a tutto sesto che servivano proprio allo scarico delle merci. Superiormente si dispone una lunga fila di bifore e monofore a cui corrispondono simmetricamente le finestre quadrangolari minori dei due piani sovrastanti, ai quali segue la terminazione leziosamente merlata.
Degli affreschi di Giorgione e Tiziano del ’500 oggi rimangono tracce esigue, mentre alcuni furono staccati a partire dal 1937, per essere poi conservati in uno stato assai deteriorato in varie sedi, come le Gallerie dell’Accademia, il Palazzo Ducale, ed infine alla Ca’ d’Oro.

Anche gli interni erano decorati da grandi maestri, come Paolo Veronese, lo stesso Tiziano Vecellio e Jacopo Tintoretto, di cui oggi si è perduta praticamente ogni traccia (a destra la Giustizia di Tiziano come si presenta oggi alla Ca’ d’Oro, a sinistra una incisione di come si presentava originariamente).

Particolarmente interessanti sono i simboli che i mercanti incidevano, soprattutto sulla pietra delle colonne, per segnalare gli ambienti in cui depositare le merci.
Dopo varie vicissitudini è divenuto proprietà di Poste Italiane, poi, nel 2008, del gruppo Benetton che lo ha acquistato per la somma di 53 milioni di euro. Si prevede addirittura un intervento di Rem Koolhaas.

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