Il parco archeologico di Pompei visto da Renzo Piano

Si è parlato molto di Pompei e delle gravi mancanze nella conservazione del suo patrimonio. Quanti di noi si ricordano che questa città (archeologica per eccellenza) è stata al centro di un progetto del Renzo Piano Building Workshop per ottimizzarne la gestione, per razionalizzare le visite, per valorizzare anche economicamente il suo immenso parco archeologico. Un programma suddiviso in quattro capitoli, riguardanti, rispettivamente: le vie di accesso allo scavo archeologico; il modo di rendere efficace e piacevole una visita; la possibilità di restituire al visitatore il fascino per lo scavo; le modalità, infine, di conservazione dei reperti.


Un progetto che fu molto criticato per il suo accesso in sotterraneo, tipico delle attrazione su modello Disneyland che opera sicuramente un efficace straniamento preparatorio attraverso la frapposizione di una ulteriore scena, a quella già raccontata da Marc Augè in Disneyland e altri nonluoghi

L’altro retroscena è ancora una scena: percorsi sotterranei proposti a tutti coloro che hanno il coraggio di oltrepassare la soglia delle case dall’apparenza innocente e la pazienza di fare la fila prima di scendere agli Inferi… La casa delle streghe, il covo dei bucanieri, l’antro del drago, tutti luoghi che si raggiungono solo penetrando nelle profondità del suolo, sono abitati da un esercito di fantasmi di scheletri e manichini più veri del naturale…

e insinua in Pompei i valori del “nonluogo” contemporaneo.


Per quanto riguarda le vie d’accesso, è stato studiato un viale circolare per i vari servizi in superficie, quali biglietteria, guide, parcheggi. A fianco di questi, quattro “bolle” sotterranee destinate a diverse funzioni: una come teatro per trecento persone, dove si assiste al racconto dell’eruzione dell’anno 79 d. C.; una seconda come piccolo museo che documenti, a partire da pochi pezzi, la vita quotidiana a Pompei; una terza contenente la banca dati, una biblioteca multimediale di tutto il tesoro di Pompei, costantemente aggiornata con i nuovi ritrovamenti; una quarta, cervello di tutto il sistema per il controllo delle operazioni di scavo. Per quanto attiene alla seconda parte, vale a dire alle modalità per rendere efficace e piacevole una visita archeologica, il problema più importante è rappresentato dall’arredo urbano. Vengono progettati nuovi arredi che si devono sovrapporre in modo chiaro alla città antica, senza snaturarla e senza creare equivoci. Per questa operazione si è pensato al materiale più trasparente possibile: il vetro. Al terzo punto, il progetto prevedeva la modalità per restituire ai visitatori il fascino per lo scavo.


La soluzione che Renzo Piano aveva individuato era di rallentare i tempi necessari per riportare alla luce il terzo della porzione di città ancora ricoperta dalla cenere vulcanica, così da permettere ai visitatori, ammessi a piccoli gruppi, di partecipare a questi lavori. Un cantiere mobile ricoperto da una struttura leggera e trasparente, che si sposta con il proseguire dei lavori. Per la conservazione dei reperti, infine, viene prevista una treasure house, rappresentata da contenitori mobili, con accesso consentito solo agli specialisti.

Ritengo che questa città meriti molta più attenzione di quella che le stiamo dando in questo momento.

Secondo voi come bisogna procedere? E’ necessario un nuovo progetto per l’intera area archeologica?


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