E’ successo oggi… 5 febbraio, Sant’Agata a Catania

Oggi ci spostiamo nella “bedda” Sicilia, nei suoi trionfi di colori e suggestione barocche, tra devozione ed architettura.
Entriamo nella magnifica piazza del Duomo, il vero teatro urbano di Catania (foto sopra). Venne pianificata subito dopo il terremoto del 1693 nel luogo della medievale “platea magna” ed eletto a sede del potere civile ed ecclesiastico, divenendo punto di confluenza dei principali assi viari. Perno dello spazio è la celebre fontana dell’Elefante (immagine a sinistra), progettata nel 1736 da Giovan Battista Vaccarini, che per realizzare l’emblema della città utilizzò cimeli antichi, come l’elefante di età romana in pietra lavica, popolarmente detto “u liotru”, e l’obelisco, di cronologia incerta, decorato con figure di stile egizio. Posto su un basamento e sormontato da una sfera e dalle insegne di Sant’Agata, è la coagulazione della forte commistione fra spirito cristiano e paganità sicula. Tutta la città, ma in particolare la piazza, è lo spazio della viscerale festa in onore della patrona, una delle più straordinarie feste religiose d’Europa, che avviene tra il 3 e il 6 febbraio. Giungono, nell’occasione, a Catania circa un milione di persone fra devoti, pellegrini, turisti e curiosi provenienti da tutto il mondo.  Insieme con il Patrimonio dell’Umanità delle Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale) conferito dall’UNESCO nel 2002, la Festa di Sant’Agata risulta come Bene Etno Antropologico della città di Catania nel mondo, a testimonianza del valore eccezionale anche del patrimonio immateriale del nostro paese, ancora scarsamente tutelato. La Sicilia, terra dai profuni e colori unici, vanta un altro patrimonio UNESCO immateriale: il Teatro dei Pupi.

Sopra: la grandiosa facciata del Duomo di Catania

A sinistra: l’abside normanno del Duomo in una foto di Giovanni Dall’Orto su Wikimedia Commons

Su questo scenografico spazio, insiste con la sua preziosa mole il Duomo di Sant’Agata, edificato dal conte Ruggero tra il 1078 e il 1093, sui resti delle terme Achilliane, che possono essere visitate nel sottosuolo. Quasi completamente distrutto dal terremoto del 1693 (al quale si deve la costruzione delle città tardo barocche della Sicilia), fu riedificato da Girolamo Palazzotto, mentre la superba facciata che sconvolge per la ricchezza del suo barocco policromo, a due ordini di colonne, ornata in alto dalla statua della patrona, venne magistralemnte realizzata sempre da Giovan Battista Vaccarini tra il 1733 e il 1761. Sul fianco sinistro, pure attribuito al Vaccarini, è stato mantenuto il bel portale marmoreo di Giandomenico Mazzola del 1577 (foto a destra). Della struttura normanna rimangono il transetto, affiancato da due torrioni mozzi, e le tre absidi semicircolari; la compattezza del tessuto murario in blocchi di pietra lavica, l’addossamento alla mura e la merlatura di coronamento a protezione dei camminamenti di ronda rivelano la natura dell’edificio: un’architettura fortificata, come, d’altra parte, anche i normanni Duomo di Cefalù, di Monreale e di Palermo, veri castelli chiesastici.
La pianta dell’edificio e a tre navate con sette campate su pilastri (che rivelano il rifacimento del XVIII sec.). Il pavimento non si è conservato, e quello attuale è moderno, a differenza degli altari laterali e delle cornici in legno intagliato e dorato, che sono originali. Il duomo ospita anche celebri tombe, come quella di Vincenzo Bellini e quella del Cardinale Dusmef. Entrando nel lato destro del transetto si può ammiare, al centro, il bel portale in marmo di Giovan Battista Mazzolo, con 14 bassorilievi che illustrano scene della vita della Vergine, consente l’ingresso  alla Cappella della Madonna, nella quale si trova la tomba di Costanza d’Aragona (m. 1363), moglie di Federico III, una opera attribuibile a maestri partenopei. Sul lato opposto, unsarcofago romano del III sec. d.C., di probabile provenienza asiatica, costituisce la sepoltura di reali aragonesi che ebbero sede a Catania. Tornando nella croce del transetto, guardando l’abside, a destra si trova  la Cappella di Sant’Agata.
Qui si concerva le reliquie e parte del ricchissimotesoro di Sant’Agata, che può essere ammirato nelle celebri festività agatine, tra cui è famoso il busto in argento dorato del 1373-76 e lo scrigno progettato nel 1460 e da allora eseguito a più riprese fino al 1542, contenente le membra della santa, magnifica testimonianza del gotico fiammeggiante siciliano. In occasione della festa di S. Agata, i reliquiari vengono portati in processione su un fercolo (la “Vara”) conservato nel magazzino del Duomo: si tratta di una grande macchina in legno, rivestita di lamina d’argento sbalzata in forma di ciborio.
A sinistra dell’abiside centrale si apre quello della Cappella del Sacramento e , specularmente al portale della Cappella della Madonna, un altro portale del Mazzola, decorato con scene della Passione, immette nella Cappella del Crocifisso, che si inserisce nello spazio del torrione sinistro della munita chiesa d’epoca normanna.

A sinistra del portale, si trova l’accesso alla sagrestia, che oltre che fregiarsi di splendidi armadi intagliati, mostra su una delle pareti il celeberrimo affresco della sconvolgente eruzione dell’Etna del 1669 (immagine sopra), a rammentarci il legame di affinità elettiva tra Catania e ‘a Muntagna, dal nome della sua via più elegante alla devozione viscerale per la santa protettrice.

Sotto, dei video che rappresentano la festa della santa a Catania.

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