E’ successo oggi… 6 febbraio, L’Utopia della Rivoluzione

E' successo oggi... 6 febbraio, L'Utopia della Rivoluzione

213 anni fa moriva a Parigi uno degli architetti della Rivoluzione. Nonostante non abbia realizzato molte opere, soprattutto quelle per cui è noto, il suo pensiero ha profondamente segnato l’architettura contemporanea. Così la pensava Oscar Wilde:

Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela

Si tratta di un architetto che crede nella possibilità di separe l’arte dalla scienza, basando la creatività su una visione neo-vitruviana di regolarità e simmetria. È convinto nell’esaltare la sfera, perché in essa dalla simmetria più perfetta deriva la varietà più infinita. Vuole introdurre la MAGIA in architettura trovando un equilibrio tra lo spirito greco e lo spirito gotico. Inneggia al compasso della regione, ad una rinnovata Kalokagathia, porché nulla è bello se non è ragionevole.
Stiamo parlando, come avrete capito, di Étienne-Louis Boullée (Parigi, 12 febbraio 1728 – Parigi, 6 febbraio 1799), il celebre architetto e teorico dell’architettura francese.

Sopra: salone centrale di una Biblioteca

Come si può apprezzare da molti testi di Storia dell’Architettura, insieme a Claude-Nicolas Ledoux, viene considerato uno dei pionieri del pensiero architettonico contemporaneo. Non per la sua posizione, che, come si scorge nelle parole di Boullée, è su molti aspetti reazionaria, ma per la sua drammatica riduzione geometrica del repertorio che ha indubbiamente contribuito alla nascita di un certo gusto purista.

Sopra: il Cenotafio di Newton

La visione di Boullée, colma di entusiasmi visionari, è intrisa di intenti allegorici e metfisici, che lo avvicinano a un architetto come Kahn, fuori dal tempo. Come questo le forme giganteggiano in un universo pervaso di una luce drammatica, dove monoliti sembrano portare messaggi interiori nascosti.
I suoi grandiosi progetti per cenotafi, monumenti funerari, torri, palazzi e porte, sono archetipi sempre vivi sembrano vivere nel suo saggio Architecture – Essai sur l’art. Opere che sembrano imporsi come scelte aprioristiche in cui la forma domina la funzione, postulanti geometrie e armonie perfette di stampo illuministico, dall’altro sono animate da una tensione profetica che le rende magnetiche, e quindi, irresistibili.

Ne Il ventre dell’architetto (The Belly of an Architect) di Peter Greenaway, di cui vi ho già parlato, c’è una citazione “deliziosa” di Boullée e dell’emblematico Cenotafio di Newton.

 

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