Complesso Monumentale Romano di Tarragona, il restauro di Andrea Bruno

Nell’incarico affidato dalla Generalidad de Catalunya ad Andrea Bruno , l’area di Tarragona soggetta a intervento è molto vasta e ruota attorno a due poli principali, posti nella zona d’ingresso alla città alta. Da una parte il Circo, situato all’interno della cittadella romana, perimetrata da un percorso continuo di mura. Dall’altra l’Anfiteatro, esterno ma in prossimità delle mura, insediato su un declivio degradante sul mare. Proprio per sfruttare questo naturale dislivello del terreno l’Imperatore Vespasiano fece articolare il complesso su due terrazze (come abbiamo già detto quella superiore ospitava il recinto del culto imperiale, mentre quella sottostante era la vera e propria piazza forense. In una terza sottostante venne successivamente  costruito il Circo). Monumenti separati, divisi dall’antica via Augusta, che il progetto pone in rapporto reciproco, restituendoli, con un linguaggio che ritengo appropriato, alla fruizione dei cittadini.

Immagini aeree, disegni di progetto e plastici del centro di Tarragona con il complesso monumentale romano.

La porta di ingresso incastonata nel muro medioevale.

Complesso Monumentale di Tarragona.

Una prima fase del progetto ha riguardato l’Anfiteatro, mentre una seconda fase ha preso in considerazione il cuore dell’antico Circo romano, quasi illeggibile per le sovrapposizioni edilizie operate nei secoli. Gli studi e gli scavi archeologici avevano liberato, insieme alle imponenti costruzioni delle volte che sostenevano le gradinate, anche tre delle arcate del Circo, nel tempo inglobate dalla cinta medioevale e sovrastate da altre costruzioni. Anche le mura sono state rimesse in luce insieme a una torre angolare demolendo un cinematografo, prodotto di un’edilizia estremamente povera. Da risolvere, quindi, era il rapporto tra la forte presenza archeologica rappresentata dai due manufatti architettonici, testimonianze di diversi periodi storici, e la porzione di città cresciuta intorno. La proposta progettuale è stata quella di mantenere il muro medioevale, la cui autenticità non è in contrapposizione con quella dei resti romani ma semplicemente di un tempo più vicino a noi, sacrificando una parte della sua materia con un taglio verticale, uno stretto varco, alto dodici metri, fra terra e cielo. Un taglio operato in diagonale per eliminare il senso del reale spessore del muro e impedire una visione non direzionata. Un battente sottile come una pagina di libro, un leggero foglio in bronzo che si ripiega sui suoi sostegni, incassandosi nella struttura.

Alcune fasi dei lavori sul muro medioevale.

Passerella di accesso al complesso monumentale.

Un passaggio fisico che segnala l’attraversamento del tempo medioevale e porta a scoprire il tempo romano, rappresentato dalle arcate del Circo, che divengono così oggetto prevalente di attenzione. Il muro medioevale non rappresenta, però, l’unico filtro. In realtà ci troviamo, nel volgere di pochi metri, a oltrepassare un altro limite spazio-temporale. Superando il profilo del marciapiede il visitatore lascia alle spalle il nostro tempo e si incammina, lungo la passerella in lieve pendenza, verso la porta tagliata nel muro medioevale. Una porta chiusa e dalla quale non si possono vedere le arcate ma solo percepirne la presenza attraverso una stretta fessura. Con un comando elettrico, la porta si apre e varcata la soglia ci si trova di fronte a questo frammento di architettura in una prospettiva ravvicinata che ne esalta le proporzioni. All’interno di una grande “vetrina” con una copertura trasparente che protegge il vano dell’ingresso e le pareti antiche, restaurate, mentre una scala, ricostituita sui resti di quella romana, sale verso il cielo aperto, per proseguire, lungo la passeggiata archeologica, verso il museo.

Immagini della nuova porta, uno stretto varco alto dodici metri.

 Fasi della costruzione della porta di ingresso.

La porta di ingresso messa in opera.

Nella foto di copertina il Ponte del Diavolo: il ponte dell’acquedotto de Les Ferreres presso il fiume Francolí, a circa 4 km dalla città. Anticamente era l’acquedotto che portava in città le acque dalla località di Puigdelfi, risalente al I secolo d.C., superava una vallata con un ponte, alto 27 m e della lunghezza complessiva di 217 m, a due ordini di arcate in opera quadrata, tuttora conservate. Le arcate (luce di 6,30 m e altezza di 5,70m) sono 11 inferiormente e 25 superiormente. Sopra gli archi superiori correva la conduttura, originariamente coperta.


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