E’ successo oggi… 10 febbraio, Il “Giorno del ricordo”

Oggi vi conduco nelle terre del Mito. E, così come sostenevano gli antichi, niente è per Caso ma tutto per Fato.
Vi voglio parlare di Mnemosyne. La divina personificazione della Memoria, secondo la mitologia greca, dopo aver amato Zeus, partorì nove figlie: le Muse. Le Muse erano tenute in grandissimo conto nella religiosità greca, tanto che ad esse soltanto, e al padre degli dèi, era riservato l’appellativo di “olimpiche”. Ciascuna di esse aveva il patrocinio di una delle espressioni artistiche, ed anzi, erano l’essenza dell’ideale dell’Arte intesa come numinosa sede della Verità.
Si può comprendere, quindi, come gli antichi ritenessero la Memoria la madre dell’Arte. D’altronde il passato, a differenza di oggi, era tenuto in grandissimo conto… pensiamo alla teoria platonica della Reminescenza… Platone in persona sostenne che “gli antichi sono migliori di noi perché più vicini agli dèi”.

A sinistra, sopra: Dante Gabriel Rossetti, “Mnemosyne”, 1875-81 – Sotto: il “Sarcofago delle Muse” al Louvre. Da sinistra: Clio (storia), Thalia (commedia), Erato (poesia amorosa), Euterpe (poesia lirica), Polyhymnia (mimo), Calliope (poesia epica), Terpsichore (danza), Urania (astronomia) e Melpomene (tragedia).

Ora vi voglio parlare della parola “ricordo”. La parole sono importanti, e contengono messaggi illuminanti. Deriva dal latino recordari, composta dal prefisso re-, e derivata da cor cordis, “cuore”, in quanto, era ritenuto dagli antichi sede della Memoria… questa era una premessa, concedetemelo, non per Caso
Ricordare è, quindi, anche una questione di cuore… soprattutto.

Sopra: particolare struttura delle mura difensive di Diyarbakır, Turchia

Ricordare significa mutare il proprio cuore, soprattutto quando si tratta di far rivivere la memoria di orrendi accadimenti, in cui l’essere umano ha mostrato la sua dimensione oscura in una efferatezza spaventosa.
Il grande sapiente islamico sufi Ibn ‘Arabi sosteneva che “il nostro cuore può assumere ogni foggia”, e quindi, anche quella del dolore. La sofferenza è, però, un percorso conoscitivo. Non dimenticare è sempre, quindi, irrinunciabile… sempre.

Sopra: Piazza Unità d’Italia a Trieste

Il 10 febbraio si celebra in Italia il “Giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, una delle pagine più nere della storia d’Europa.
I massacri delle delle foibe, furono dei feroci massacri commessi per motivi etnici e/o politici, subiti  della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, accaduti durante la seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente seguenti a questa.
Il nome deriva dagli spaventosi inghiottitoi carsici, le foibe, dove furono gettati i corpi delle  vittime.
Leggiamo il testo delle legge che ha istituito questa importante solennità:

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.

(legge 30 marzo 2004 n. 92)

Con questa legge vennero riconosciute con lo scopo di mantenere sempre in vita la memmoria anche due importantissime e poco conosciute istituzioni culturali: il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l’Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma. Sempre con la stessa legge venne stabilita l’assegnazione in seguito a domanda, di un titolo onorifico senza assegni, costituito da un’apposita insegna metallica con relativo diploma, al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti sino al sesto grado, degli infoibati e a tutti coloro che vennero assassinati nello stesso periodo e nelle stesse zone per le identiche motivazioni (il termine per la domanda al riconoscimento è il 30 marzo 2014). L’insegna metallica e il diploma, firmato dal Presidente della Repubblica, vengono conferiti ogni anno, proprio oggi.

Sopra: monumento in onore delle vittime delle foibe situato vicino alla cava di Basovizza – Fonte: Wikimedia Commons. Le foto seguenti del Sacrario e del centro documentazione di Basovizza sono tratte dal profilo Picasa della Lega Nazionale Trieste

Per comprendere meglio l’importanza di questo giorno vi porto a Basovizza.
La cosiddetta foiba di Basovizza è, in realtà, un profondissimo – oltre 200 m – e famigerato pozzo minerario della frazione omonima, nel territorio di Trieste.
Venne scavato all’inizio del ‘900 per l’estrazione del carbone, ma la miniera venne, poi, abbandonata ed utilizzata, dai partigiani jugoslavi per occultare un numero indeterminato di cadaveri di italiani e tedeschi durante l’occupazione di Trieste (maggio del 1945). Per la sua immensa importanza storica, il pozzo minerario  venne dichiarato Monumento nazionale l’11 settembre del 1992 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Il 10 febbraio 2007 dopo una serie di lavori di recupero e di restauro dell’area monumentale presso la foiba di Basovizza è stato ufficialmente inaugurato il nuovo sacrario in onore dei martiri delle foibe, fortemente voluto.
Alla base del sacrario vi è la consapevolezza che questo assurge a simulacro  del dramma delle vittime e della tragedia che ha sconvolto i territori dei nostri confini  orientali nel XX sec.
Per evitare l’oblio di un genocidio e di un esodo sconvolgente, è stato istituito nei pressi del monumento un Centro di Documentazione, inaugurato il 10 febbraio del 2008, con una ricca collezione di reperti.
A tutti coloro che avranno l’opportunità di visitare questi luoghi, un invito a fermarsi al Sacrario, per evitare di far sprofondare nell’oblio le voci di tutte i martiri della malvagità umana, e con esse, la SPERANZA.


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