E’ successo oggi… 11 febbraio, L’architetto dell’ultima Palazzata

Oggi ci occupiamo di opere scomparse.
Arrivando in Sicilia, via nave o traghetto, molti si saranno trovati ad attraversare il magnifico stretto di Messina. Partendo dalla Calabria, si staglia all’orizzonte il profilo articolato e fremente dell’isola. I monti si proiettano nel cielo frementi come gli sfuggenti capelli della Trinacria.
Avvicinandosi alla costa siciliana, Messina ci appare con i suoi palazzoni alquanto pocho significativi, i suoi squadrati volumi su un tracciato troppo ordinato e cartesiano, qua e là ingentilito da una cupola o da un campanile.
L’antica Zancle non è stata, però, sempre così.

Come Reggio, è stata devastata da una serie di terremoti e maremoti sconvolgenti, di cui il più noto e vicino alla nostra epoca è quello del 28 dicembre del 1908, uno degli eventi più catastrofici del XX secolo.
Arrivando a Messina, prima di questa data, avremmo potuto godere di uno dei lungomare più belli e scenografici del Mediterraneo. Il porto di Messina gode di una geografia magnifica, con una insenatura chiusa dalla piccola penisola a forma di falce di Punta San Ranieri. Sembrò, probabilmente, naturale esaltare questa magnifica forma naturale con un affaccio al mare che rendesse la baia un vero “teatro marittimo”.
Autore dell’ultima, grandiosa, realizzazione fu Giacomo Minutoli, l’architetto messinese che oggi ricordiamo, scomparso proprio l’11 febbraio del 1827, che riedificò lo scenario  marino di Messina con il suo stile neoclassico a partire dal 1799.
Dobbiamo andare qualche secolo indietro per capire la vicenda di questo spazio perduto.
All’inizio del ‘600 le mura cittadine verso il mare vennero sostituite da una meravigliosa cortina di edifici civili, in stile barocco, detta Palazzata, progettata dal celebre architetto Simone Gulli.

Sopra: mappa di Messina prima della costruzione della prima “Palazzata”

Questa superba realizzazione venne edificata fra il 1622 ed il 1624, presentava tredici edifici armoniosamente omogenei collegati da porte monumentali, sul modello degli archi di trionfo romani, che mettevano in collegamento la marina con l’interno della città. Gulli, così, realizzò una lunghissima teoria di finestre e balconi che scenograficamente chiudevano, come un teatro, il porto.

Sopra: schema della “Palazzata” di Simone Gulli

I fronti degli edifici presentavano quattro ordini: nel primo ordine si disponevano 267 finestre, nel secondo e terzo ordine 267 finestre con balconcini e nel quarto ordine 267 piccole finestre rettangolari.
Le vedute che ci sono giunte della Palazzata ci permettono di comprendere il motivo per cui venne considerata come una delle nuove meraviglie del mondo. Impressionava il viaggiatore con un elegante impatto scenico, fungendo da vera e propria porta di ingresso della città e della Sicilia.

Anche il grande Filippo Juvarra ne fece delle rappresentazioni, quando nei primi anni del ‘700 venne incaricato dal re Vittorio Amedeo II di Savoia, quando questo tra il 1713 e il 1720 fu re di Sicilia, di progettarne l’ampliamento. Anche se Juvarra non realizzò nulla delle sue idee per Messina, però, sicuramente impressionò tanto il Re che questo lo portò poi con sé in Piemonte.
Di fronte alla Palazzata faceva mostra di sé la stupenda fontana del Nettuno, opera del toscano Giovanni Angelo Montorsoli, e realizzata con piglio michelangiolesco nel 1557 (sopra, a destra). Venne spostata dopo il terremoto del 1908 e piazzata dove si trova tuttora oggi, nella piazza dell’Unità d’Italia (Piazza Prefettura) ma ruotata di 180 gradi rispetto alla posizione originaria cosicché oggi è rivolta verso il mare, e non più verso la città a significare la benedizione del dio su Messina. Ai lati di Nettuno si trovano i due mostri Scilla e Cariddi. Altre famose fontane monumentali dedicate a Nettuno, ricordiamo quella del Giambologna a Bologna, del  1563-1566 e quella di Bartolomeo Ammannati a Firenze del 1563-1577.
La Palazzata barocca, opera unica nel suo genere, purtroppo, come molte altre del patrimonio edilizio messinese, venne devastata dal terremoto del 1783.
Messina, però, non si arrese.
Si decise di riedificare la Palazzata in modo ancor più magniloquente.

Qui entra in scena il nostro Minutoli.
La Palazzata del Minutoli, presentava ben 36 porte, di cui 13 principali, con splendide lesene e decorazioni classicheggianti che impegnarono considerevolmente l’edificazione, soprattutto a livello economico.

Sopra: vista della “Palazzata” di Minutoli. Sotto: la fontana del Nettuno nella posizione originaria, rivolta verso Messina

L’opera del Minutoli non sopravvisse neanche un secolo. Nel 1908 venne completamente distrutta, con il resto della città, dallo spaventoso terremoto calabro-siculo.
La storia, però, della Palazzata, però, non finisce qui. Se volete scoprirlo, rimanete con noi!


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