E’ successo oggi… 12 febbraio, Rapimenti “a regola d’arte” in Norvegia

Il 12 febbraio del 1994 venne rubata una vera icona dell’arte e della cultura contemporanea dalla Nasjonalgalleriet di Oslo. Lo stesso giorno si aprivano i XVII Giochi olimpici invernali di Lillehammer, sempre in Norvegia.
I ladri avevano fatto irruzione nel museo, ed erano stati facilitati così tanto nell’operazione che si erano permessi l’ardire di lasciare un biglietto con scritto “grazie per la scarsa sicurezza”.
Parliamo di un dipinto (o meglio, di una delle versione di questo) che ha suscitato sempre una straordinaria seduzione sulla cultura, anche e soprattutto quella popolare. La sua nauseante e magnetica carica ipnotica ha spinto moltissimi artisti ed autori a farne un loro vessillo. Avrete già capito… parliamo dell’angoscia e del terrore trasmutato in pittura: L’urlo di Edvard Munch, opera del 1893.

Sulla copertina del testo emblematico del creatore della “Terapia primaria“, lo statunitense Arthur Janov, The primal Scream, capeggiavano le sue linee nauseanti. Tra il 1983 e il 1984 anche il grande padre della Pop Art, Andy Warhol, non rinunciò ad una sua dissacrante reinterpretazione del quadro, come anche l’ironico e postmoderno Errò. Il gesto angosciante del protagonista del dipinto è stato anche riprodotto nel fumetto Dylan Dog, ed anche la maschera dell’assassino della saga cinematografica Scream è una citazione dell’opera. E poi, magliette, mouse pad, borse, ecc.

Sotto, a destra: “Vampiro”, 1893-94

La presenza dei media internazionali per le olimpiadi diede un risalto planetario al furto. Si pensò, all’inizio, anche ad un gesto eclatante perpetrato da un gruppo norvegese anti-aborto, un’accusa poi rivelatasi infondata e falsa. Dopo che la Galleria ebbe rifiutato la richiesta di riscatto di 1 000 000 di dollari, la polizia norvegese preparò un’operazione internazionale con il supporto della Polizia Britannica e del Getty Museum, con l’intento di recuperare il capolavoro. Il dipinto, fortunatamente, venne recuperato intatto il 7 maggio successivo. Quattro uomini vennero arrestati, tra cui il già noto Pål Enger, che nel 1988 era stato condannato per aver rubato un altro dipinto di Munch: il Vampiro.
La storia dei rapimenti de L’urlo non finisce qui.

Il 22 agosto del 2004, in pieno giorno, degli uomini armati e mascherati entrarono nel Munch Museum di Oslo, la galleria dedicata al grande maestro norvegese, rubando non solo L’urlo, ma anche la Madonna (un passante riuscì perfino a fotografare i ladri in fuga).
I dipinti sembrarono essere volatilizzati. Nell’aprile del 2005 la  polizia norvegese mise in arresto un sospetto, ma dei quadri non si riuscì a trovare una traccia. Nonostante nel giugno dello stesso anno fossero in galera già quattro indagati, si cominciò a pensare che le tele fossero state distrutte per eliminare le prove del furto. Il governo di Oslo offrì, così, la somma di 2 000 000 di corone norvegesi, circa 250 000 euro, a chi avrebbe dato informazioni significative per recuperare i capolavori scomparsi.

Sotto: “Madonna”, 1894-95

Benché dei dipinti non si conoscesse la sorte, nel 2006 iniziò comunque il processo, condannando con pene tra i 4 e gli 8 anni tre persone, a due dei quali, Bjørn Hoen e Petter Tharaldsen, venne anche imposto il pagamento di un enorme risarcimento alla città di Oslo di 750 000 000 di corone, circa 87 000 000 di euro.
Il 31 agosto del 2006, la polizia norvegese annunciò il recupero sia de L’urlo sia della Madonna, non rivelando però le circostanze dettagliate, generando il sospetto in molti che i dipinti potessero essere non originali. Dopo il restauro dei danni subiti dai capolavori, le opere sono tornate in esposizione – speriamo per sempre – nel maggio del 2008.

Con l’augurio che a nessuno venga più in mente di strappare alla collettività un’opera il cui valore è quello di essere a disposizione di tutti.


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