Un Museo del Nulla a Maa Paleokastro, scopriamo l’intervento di Andrea Bruno, Cipro
Una lingua di terra avanzata sul mare, senza alcun volume edificato. Solo grandi cespugli scuri, di forma compatta e tondeggiante, come cupole posate sulla terra arida, segnano il terreno. Tra le macchie di vegetazione, grandi pietre erette a formare un recinto di difesa, unica traccia esistente dell’intervento dell’uomo.
Andrea Bruno.
Così, sul finire degli anni Ottanta, si presentava ad Andrea Bruno la penisola di Màa, stretto lembo di terra sulla costa meridionale di Cipro; un paesaggio incontaminato, dove anche le tracce dell’uomo, rimodellate e trasformate nel corso dei secoli, sono tornate ad essere segni della natura.
Qui, scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di Màa-Palaeokastro, un insediamento fortificato da colonizzatori provenienti dall’Egeo dopo la fine della guerra di Troia. Parti di due sistemi difensivi, uno verso il mare, l’altro rivolto all’entroterra e le fondazioni di pochi edifici costituivano le uniche memorie di quella lontana invasione dal mare.
Una fase dei lavori di edificazione del museo, possiamo chiaramente distinguere la struttura in cemento che costituisce l’ambiente centrale parzialmente interrato.
Per segnalare la memoria e il significato di questi scavi viene richiesto ad Andrea Bruno di concepire un museo archeologico. Il progetto nasce dalla convinzione che i resti di una civiltà scomparsa sono illeggibili senza il suggerimento puntuale dell’archeologo che segnala la memoria dell’insediamento umano e induce a riflettere sulla storia dell’isola. Il percorso, con due accessi possibili sia dal mare sia dall’entroterra, si snoda lungo la penisola. In un punto di questo itinerario uno spazio edificato permette di fermare l’attenzione sull’antica civiltà con minime informazioni necessarie per comprendere la storia del luogo e il valore dei ritrovamenti.
La cupola evoca la forma di uno scudo, lasciato nella penisola da popolazioni antiche.
Questo spazio è interrato, segnalato all’esterno solo attraverso la copertura, una cupola in rame che sembra gonfiarsi letteralmente dal terreno. Al di sotto della cupola troviamo una sala circolare, circa tre metri sotto il piano di calpestio, alla quale si accede attraverso una scala solcata nella roccia. Una volta scesi ci troviamo in una ambiente, dal diametro di tredici metri, quasi completamente spoglia; solo alcune tavole di metallo con le indicazioni della rotta seguita dalle popolazioni che sbarcarono sull’isola tremila anni orsono, e una voce a raccontare l’avvenimento. Un museo del nulla, un luogo di riflessione e di memoria, una pausa prima di raggiungere il mare, oltre il muro fortificato della torre di guardia, oppure, lungo il percorso verso l’entroterra, prima di incontrare i resti del muro fortificato a monte, grossi massi corrosi e severi che segnano un limite di dominio e di paura.
L’interno del Museo di Màa Paleokastro.








Fascinating approach. Beautiful work.