E’ successo oggi… 21 febbraio, Figli d’arte sotto la grande cupola

Sopra: esterno del Duomo di Firenze

Se vi doveste trovare a Firenze non mancherete, certo, una visita al Duomo. L’interno colpisce per l’austerità, in confronto allo smarrimento policromo che suscita l’esterno. Dalle tarsie marmoree si passa al vuoto indicibile della navata… Le dimensioni dell’edificio sono sconcertanti: 153 metri di lunghezza per una larghezza di 38 metri. L’altezza, all’imposta delle volte, è di 23 metri, alla sommità dell’intradosso è di circa 45 metri, per non parlare della cupola, che si eleva sulla crociera  per circa 90 metri.

Sopra: interno del Duomo

Molte delle decorazioni delle navate, oggi perlopiù nude, sono andate perdute, mentre altre furono spostate nel corso dei secoli ed oggi possono essere ammirate nel Museo dell’Opera del Duomo, dove non potete perdere, per l’appunto, le stupefacenti cantorie di Luca della Robbia e di Donatello, che un tempo suscitavano lo stupore delle folle radunate nel grandioso tempio fiorentino.

Sopra: la cantoria di Luca della Robbia – Sotto: la cantoria di Donatello

Le funzioni del Duomo non erano soltanto quelle celebrate dagli ecclesiastici della Chiesa Cattolica… la grande cupola doveva “riunire” e “dominare” tutte le genti toscane, come è noto. Le cattedrali sono state sempre uno dei luoghi della “retorica” pubblica, e quindi anche Santa Maria del Fiore ha assolto a questa importantissima funzione. Accanto ai paramenti sacri e alle icone, la chiesa ospitava e ospita monumenti dedicati ad eminenti uomini di Firenze, tanto che già nel ‘400 qualcuno, come Coluccio Salutati, fantasticava di rendere il luogo di culto un Pantheon fiorentino.
A questa visione appartengono opere come Dante con in mano la Divina Commedia di Domenico di Michelino (1465), il celeberrimo Monumento equestre a Giovanni Acuto di Paolo Uccello (1436), e il similare Monumento equestre di Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno (1456), ecc.

Sopra: Domenico di Michelino, “Dante con in mano la Divina Commedia”, 1465 – Sotto: Paolo Uccello, “Monumento equestre a Giovanni Acuto”, 1436

Interessanti anche i busti, compiuti in un arco temporale vastissimo, fino al XIX secolo. Potrete vedere, nella navata sinistra, il ritratto lapideo dell’architetto Emilio de Fabris (fine del XIX secolo), quello di Antonio Squarcialupi, celebre organista della cattedrale, di Benedetto da Maiano (1490) e il busto di Arnolfo di Cambio, di Aristodemo Costoli (1843).
Percorrendo la navata destra, invece, incontrerete le sculture dedicate a Giotto, di Benedetto da Maiano (1490), quella dedicata a Marsilio Ficino (XIX secolo) e, soprattutto, quella del genio assoluto della cupola: Filippo Brunelleschi.
E sapete chi l’ha eseguito? Nemmeno ve lo potreste immaginare… come si dice, la famiglia è una delle risorse essenziali della nostra Italia, da sempre… quindi?
Proprio il 21 febbraio del 1462 moriva a Firenze, all’età di 50 anni, Andrea di Lazzaro Cavalcanti detto il Buggiano o il Buggianino, architetto e scultore apprezzato, tanto da aver realizzato nel 1446, anno della morte di Brunelleschi, il busto a questo dedicato. Pochi sanno che, perà, il Buggiano era il figlio adottivo Filippo Brunelleschi. Venne, infatti, adottato all’età di sette anni, per poi diventare allievo e collaboratore.

Sopra: busto di Brunelleschi nel Duomo

Dopo aver lavorato nel 1429 alle cornici delle finestre delle tribune, lavorò alla decorazione della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, commissionata dai Medici, insieme a Pagno di Lapo Portigiani (altare marmoreo con il rilievo della Madonna col Bambino con i profeti Ezechiele e Isaia) e Donatello (Sarcofago di Giovanni di Bicci e Piccarda Bueri).

Sopra: il Sarcofago di Giovanni di Bicci e Piccarda Bueri

Nel 1434, sfruttando l’incarcerazione di Brunelleschi per un debito, si diede alla fuga a Napoli usando denari sottratti al padre. Alla fine degli anni trenta il Buggiano ricevette cospicue commissioni scultoree, tra cui i lavabi per la sagrestia delle Messe (1438-1440) e la sagrestia dei Canonici (dal 1442) nel Duomo. Nel 1443 scolpì il pulpito di Santa Maria Novella su disegno del padre, con il quale si era ritrovato grazie anche all’intercessione papale.

Sopra: il pulpito di Santa Maria Novella

Con la morte di Brunelleschi ricevette in eredità la casa e una notevole somma, che però sperperò velocemente, così come senza la protezione paterna diminuirono anche le offerte di lavoro.
Per quanto riguarda opere di architettura, gli sono stati attribuiti edifici a Pescia e a Pistoia e provincia, come l’oratorio della Madonna di Piè di Piazza (1447) e la cappella Cardini nella chiesa di San Francesco (sotto).


Insomma, dopo i misteri della cupola autoportante, non si finisce mai di stupirsi di messer Filippo!


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