E’ successo oggi… 25 aprile, Il ritorno a casa della Stele di Axum

La bandiera italiana sventola a piazza Venezia a Roma

In questa importantissima giornata, nella quale l’Italia festeggia la liberazione dal nazifascismo, avvenuta il 25 aprile del 1945, al termine della seconda guerra mondiale, mi permetto di presentarvi una storia particolare. La Liberazione mise fine a venti anni di dittatura fascista e di cinque di guerra e simbolicamente rappresenta l’inizio di un percorso storico che porterà alla nascita della Repubblica Italiana.

Il tricolore, la bandiera del Presidente della Repubblica e quella dell'Unione Europea sulla torre del Palazzo del Quirinale a Roma

Vi voglio, non a caso, raccontare gli accadimenti di un bottino, o come sarebbe meglio definirlo, furto di guerra.

La "Stele di Axum"

Il 25 aprile del 2005, partì, da Roma, l’ultimo frammento della famosa Stele di Axum, alla volta della sua terra natale, l’Etiopia. Ironia del fato, il volo dell’Antonov ex sovietico, con il quale è stato completato il trasferimento del pesantissimo obelisco trafugato dagli uomini del Duce su suo ordine personale, è avvenuto nel giorno del sessantaduesimo anniversario della caduta del nazifascismo!
Questo superbo obelisco di pietra basaltica era, in origine, collocato nella omonima città capitale dell’antico Impero d’Etiopia. Alto circa 24 metri e pesante circa 150 tonnellate, il monumento venne realizzato tra il I ed il IV secolo, forse da maestranze egizie.

Panorama del Tigrè in Etiopia

Nel 1935, durante l’invasione coloniale italiana dell’Etiopia, venne rinvenuta dai soldati frantumata in più parti, nell’area delle rovine della antica città di Axum, nella regione del Tigrè, nell’area settentrionale dell’Etiopia, ai piedi delle montagne di Adua. Questa fu il centro del regno omonimo, che fiorì nel I sec. d.C. divenendo una delle potenze più influenti del mondo, per poi iniziare un lento ed inesorabile declino a partire dal VII sec. ed essere inghiottito dall’oblio verso l’anno mille.

La Cappella di Axum dove sarebbe conservata l'Arca dell'Alleanza

Axum, a 2000 metri sul livello del mare, si trova a circa 800 chilometri a nord di Addis Abeba, oltre che la capitale del mitico regno di Sheba è anche la capitale religiosa dell’Etiopia: vi si incoronavano, non a caso, i Negus. Lo fu anche l’ultimo, Hailè Salassiè, e si vuole che vi sia conservata, in una cappella inaccessibile, l’Arca dell’Alleanza.
Le rovine di Axum sono caratterizzate da una grande quantità di obelischi giganti di cui, la maggior parte, si trovano nel “Parco settentrionale delle steli”. La più grande di tutte, la Grande Stele, si estende per 33 metri, ed è oggi a terra; si crede sia crollata durante la stessa costruzione.

Il "Parco settentrionale delle steli" ad Axum con la Stele di Re Ezana al centro e la Grande Stele, a terra

Secondo le interpretazioni, questi immensi obelischi segnalerebbero delle sepolture e, in origine, sarebbero stati decorati con dischi ed elementi metallici. Per la loro unicità ed il loro valore storico sono state incluse nel 1980 dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni dell’umanità.

Grande Stele di Axum

Torniamo però alla Stele di Axum. Dopo essere stata individuata dalle truppe italiane, venne trascinata in una titanica impresa da centinaia di soldati italiani ed eritrei fino al porto di Massaua, per essere imbarcata e trasportata con il piroscafo Adua fino a Napoli, dove giunse il 27 marzo 1937. Da qui venne spedita nella capitale, dove, il 28 ottobre 1937, venne collocata in Piazza di Porta Capena in occasione dei 15 anni della Marcia su Roma, innanzi al Ministero delle Colonie (oggi sede della FAO), presso il Circo Massimo.

La Stele nel sito originario

La Stele nel porto di Napoli, nel 1937

Un autocarro trasporta un frammento del monumento a Piazzale Ostiense

La Stele in ricostruzione

Le operazioni furono coordinate dal famoso ingegnere, archeologo e orientalista italiano Ugo Monneret de Villard. Con l’antico obelisco venne portato in Italia anche il simbolo della nazione etiopica, il Leone di Giuda, per molto tempo esposto presso la Stazione Termini, prima di essere restituito ai legittimi proprietari.

Leone di Giuda

Dopo la fine della guerra, il nostro paese si imnpegnò a restituire la Stele, in seguito al trattato di pace del 10 febbraio 1947, in tempi non superiori ai diciotto mesi. Da questo momento nacque una lunga e complicata disputa sul destino del monumento; secondo alcuni, come Amedeo d’Aosta, nipote dell’ omonimo duca d’ Aosta, «eroe» dell’ Amba Alagi, il Negus Hailè Salassiè avrebbe deciso di donare all’Italia la Stele, visto l’alto costo e la difficoltà di rimuovere il gigantesco monumento dalla Città Eterna.
Dopo la deposizione dell’ultimo imperatore etiope nel 1974, la rinnovata richiesta di restituzione del nuovo governo fecero tornare in “moto” lo sfortunato obelisco. Vari tentennamenti e diverse posizioni dell’opinione pubblica in Italia allungarono ancora di più la permanenza in un limbo incomprensibile, finché si decise di iniziare, definitivamente, il processo di restituzione. Dopo essere stato restaurato, il 7 novembre del 2002 venne smontato.
Il primo frammento dell’obelisco ripartì per l’Etiopia il 18 aprile 2005 e il suo ritorno fu accolto in Eritrea con grandi festeggiamenti. Purtroppo nei primi tempi la stele rimase ancora smontata, abbandonata ed esposta alle intemperie sotto una tettoia nel Parco Archeologico di Axum, così da alimentare le polemiche sulla restituzione in Italia.
Il 4 giugno 2008, grazie a fondi italiani, è stato avviato il cantiere ad Axum per ricomporre la stele, che venne inaugurata il 4 settembre dello stesso anno, sancendo la fine di una spiacevole vicenda di furti di cultura e di memoria.

Il museo del Louvre

Una lezione che dovrebbbero imparare anche i nostri “saputi” cugini di Francia, e non solo. Di tutte le centinaia di opere rubate da Napoleone – e, per favore, non tiratemi in ballo la faccenda dello spostamento nel territorio dell’impero francese e non il bottino di guerra! – che se ne faranno? Che le restituiscano, come i marmi del Partenone tornino nella sfortunata Gracia dal Regno Unito e l’Altare di Pergamo in Turchia dalla Germania, ecc. Sarebbe un vero segno di civiltà da parte di una Europa che vuole unirsi all’insegna della pace… o scusate, ho sbagliato, l’Europa s’è unita all’insegna del dio denaro… che peccato!

La scultura luminosa raffigurante il glifo dell'euro posta di fronte al palazzo della Banca centrale europea


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