E’ successo oggi… 30 aprile, Il cavernoso espressionismo della Grosses Schauspielhaus

E' successo oggi... 30 aprile, Il cavernoso espressionismo della Grosses Schauspielhaus

Sarebbe oggi il compleanno di una delle figure più traboccanti ed esuberanti che la Germania potesse partorire.

Il 30 aprile del 1869, quando Roma doveva ancora essere conquistata dai garibaldini, nasceva a Berlino Hans Poelzig, celebre architetto, designer e scenografo.

Hans Poelzig nel 1927

La sua figura è indissolubilmente legata all’Espressionismo. In questo movimento culturale, sorto nei primi anni fdel ’900 e sviluppatosi per un ventennio, nato contemporaneamente al razionalismo, e alla base delle matrici più profonde del Movimento Moderno (basti, su tutti, l’opera di Erich Mendelsohn), sembrano coagularsi le tensioni psichiche e i drammi esistenziali che agitano l’Europa dell’epoca, proiettata verso la tragedia della prima guerra mondiale e dei successivi totalitarismi.

Fritz Höger, "Chilehaus" ad Amburgo, 1922-24

Erich Mendelsohn, "Einsteinturm" a Potsdam, 1918-24

Manifesto disegnato da Peter Behrens in occasione dell'esposizione del 1914

Gli artisti espressionisti tendono, quindi, a privilegiare la dimensione emotiva, invece di quella oggettiva, della realtà. Aprono il mondo dell’arte a gli aspetti più potenti della interiorità umana, sradicando le convinzioni scientiste e tecniche, le certezze positivistiche degli altri -ismi, come il cubismo, il purismo, o il razionalismo. Questo messaggio prettamente psicologico venne recepito in architettura, come è ovvio, con estrema lentezza, anche perché rigettava i principi funzionali e formali che invece caratterizzano la temperie del periodo.

Poelzig fu parte, del Deutscher Werkbund, con personalità del calibro di Peter Behrens, Paul Bonatz, Theodor Fischer, Harry Theodor Heuss, Josef Hoffmann, Graf Kessler, Wilhelm Kreis, Max Laeuger, Bruno Möhring, Hermann Muthesius, Friedrich Naumann, Adelbert Niemeyer, Joseph Maria Olbrich, Ludwig Paffendorf, Bruno Paul, Richard Riemerschmid, Jakob Julius Scharvogel, Karl Schmidt-Hellerau, Ferdinand Selle, Paul Schultze-Naumburg, Bruno Taut, Emil Thormählen, Jan Thorn Prikker, Fritz Schumacher e Henry van de Velde.

Il linguaggio di Poelzig rientra nell’Espressionismo proprio per la sua malia eretica, per la sua visionaria plasticità favolistica. Vi voglio, non a caso, parlare oggi di una sua opera, la più potente e simbolica: la Großes Schauspielhaus.

L'interno del teatro in origine

La sua perizia nelle scenografie, raffinato a Salisburgo, trova in questo teatro vette inusitate. Venne costruito tra il 1918 e il 1919 a Berlino,su commissione del produttore teatrale Max Reinhardt e, come tutte le opere apparteneneti al regno dell’altrove, non esiste più. La Grosses Schauspielhaus era un teatro, come lascia intendere il nome, molto grande: poteva, infatti, contenere anche 5000 spettatori.

Interno originale della Großes Schauspielhaus

La struttura era in origine un mercato costruito dall’architetto Friedrich Hitzig, ed esso conservava il suo esterno, la caratteristica forma a capanna. Fu poi trasformato nel Zirkus Schumann, un’arena circense. Il rinnovamento di Poelzig permetteva, secondo le intenzioni di Max Reinhardt, di attirare un pubblico classe operaia al teatro, perché le grandi dimensioni consentivano di poter supportare i prezzi assai bassi  dei posti posteriori con il costo delle migliori postazioni.

Ne rimangono frammenti di sogno, ricordi, foto.

L'interno di una caverna

Da queste si intuisce lo spazio unico ed irripetibile della sala. L’involucro si scioglie in una fantastica pioggia di stalattiti, che incrostano la sala, dove la scena si apriva e fondeva con la stessa platea, digradando sull’orchestra semicircolare, realizzando un connubio sospeso tra una cavea classica e un teatro all’italiana.

Il "Patio dei Leoni" all'Alhambra di Granada, Spagna

La volta di questa caverna delle meraviglie, librata dal moltiplicarsi delle liguide decorazioni, tocca il suolo tra le gradinate grazie a delle gigantesche stalattiti fuse ad eteree stalagmiti in una singolare colonna. Un luogo sensuale come l’Alhambra e conturbante come un abisso della terra.
Il foyer, era abitato da vegetali di altri mondi, funghi e fiori seducenti…

Il Foyer del teatro

Tutto questo non poteva certo resistere alla terroristica ferocia dei nazisti. Nel 1933, entrando in possesso del teatro, decisero di cambiare il nome in “Teatro del Popolo”. I nazisticonsiderarono l’edificio come un esempio di Entartete Kunst, arte degenerata, così che lo spazio venne trasformato aggiungendo un controsoffitto che potesse nascondere la volta di Poelzig. Dopo la seconda guerra mondiale, il teatro fu utilizzato per spettacoli di varietà, poi come deposito militare fino al 1988 quando, per varie e controverse motivazioni, fu condannato alla demolizione.

Nessuno potrà più entrare nell’antro di Poelzig e rimanere abbagliato dai colori, dalle sfumature, e da tutto quello che è possibile sono vedere con gli occhi dello spirito…


Leave a Reply

Connect with Facebook

Comment moderation is enabled, no need to resubmit any comments posted.