Buon Compleanno Keith Haring: uno degli esponenti piu’ singolari del graffitismo

Il Graffitismo è stato forse il fenomeno pittorico più appariscente degli Stati Uniti. A partire dagli Anni Sessanta i quartieri poveri delle grandi metropoli hanno iniziato a riempirsi di disegni eseguiti a bombing (le note ed odiate bombolette di colore spray), spesso ispirati a fumetti o in molti casi ridotti a soli logos e tags (firme personali e sigle che riportavano le idee dell’autore). Ovviamente gli autori non erano altro che giovani ragazzi appartenenti a diverse bande che si sfidavano a colpi di disegni, una vera e propria competizione proprio riguardo alla bellezza dei disegni.

Agli inizi degli Anni Ottanta alcuni disegnatori iniziarono a farsi notare dai galleristi che vedendo in questi giovani ragazzi e nel movimento qualcosa di più del semplice atto creativo dell’artista, li lanciarono sul mercato come i pittori del momento. Il risultato fu abbastanza scontato, l’abbattimento della creatività e della spontaneità del movimento. Solo pochi di questi ragazzi riuscirono a rimanere “a galla”, ed uno di questi fu proprio Keith Haring.

I temi ricorrenti di Haring erano bambini, donne incinte, personaggi con teste di cane (come nei dipinti murali egizi), televisori che camminano e segni decorativi che riempiono lo spazio vuoto che si veniva a formare tra una figura e l’altra. Il suo segno ha tradotto visivamente i ritmi e i temi della musica Rap: ripetizione ossessiva, possibilità di inventarsi un testo al momento, libertà di manipolare i suoni a piacimento e la libertà di camminare per strada con una grande radio e ballare con vorticose capriole.

L’arte celebra l’uomo, non lo manipola.

Tuttomondo è un grande murale realizzato da Keith Haring nel 1989 sulla parete esterna della Chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa. Nell’esecuzione di quest’opera Haring ha utilizzato un insterstizio dello spazio urbano, rendendo significante ciò che prima era vuoto. Qui la metamorfosi tra il mondo naturale ed artificiale, tra la realtà vera e quella vista dai media, si è compiuta.

Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare.

Consapevole del suo grande carisma tra i giovani e di essere sieropositivo ha concentrato tutte le sue energie a raccogliere attorno a se ragazzi che gli facevano da assistenti e che hanno trasformato il suo dipingere in un atto di impegno sociale. Haring si spense il 16 Febbraio del 1990  di AIDS.

 Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’AIDS io, non la prenderà nessuno.

(detto nel 1987)


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