E’ successo oggi… 7 maggio, Josef Hoffmann e l’UNESCO

Josef Hoffmann

Il 7 maggio del 1956 moriva a Vienna, all’età di 86 anni, uno dei più grandi architetti del XX secolo, esponente della Secessione Viennese ed autore di una opera di architettura contemporanea “patrimonio dell’umanità“: Josef Hoffmann. Allievo di Otto Wagner, fu anche un designer, ed illustratore, anche per la celebre rivista della Secessione, Ver Sacrum, edita fra il 1898 e il 1903. Nel 1903 Hoffmann fondò con Koloman Moser e il finanziere e amante d’arte Fritz Wärndorfer la Wiener Werkstätte, associazione fra designers, artisti e produttori, sulla stessa impostazione del movimento  di Morris Arts and Crafts.

Il Palazzo della Secessione Viennese a Vienna di Joseph Maria Olbrich

Logo della Wiener Werkstätte

Tra tutti i suoi lavori, ville per l’alta borghesia, il famoso Sanatorio di Purkersdorf (1903), che fu una vera fonte di ispirazione per i pionieri del Movimento Moderno, il “neoclassico” Padiglione austriaco a Colonia del 1914 – disprezzato da Van de Velde – il criptico e algido Padiglione di Parigi del 1925, le pure e terse Case popolari e nella Villa Knips, uno emerge su tutti, in modo incontrovertibile, rappresentando una delle più alte realizzazioni dell’ideale della stessa Secessione come Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale): il Palais Stoclet.

Il Palais Stoclet. Foto di Stephane Mignon (Flikkesteph) su Flickr

Quest’edificio, costruito nei sobborghi di Bruxelles, è un capolavoro viennese in terra belga, e nel 2009 è stata inserita, per la sua integrità sia nella struttura si anell’arredo nella lista UNESCO dei patrimoni mondiali dell’umanità. Quando il banchiere e collezionista d’arte Adolphe Stoclet commissionò questa casa a Josef Hoffmann, nel 1905, non impose restrizioni né estetiche né economiche al progetto.

Il Palais Stoclet

Il Palais Stoclet, particolare

Particolare della facciata. Foto di John Williams (Eurapart) su Flickr

Quando, nel 1911, il palazzo e il parco furono completati, con la loro rigorosa geometria hanno segnato una svolta assoluta nell’Art Nouveau, nell’Art Deco, prefigurando ed anticipando gli sviluppi del Movimento Moderno in architettura. Il Palais Stoclet è uno degli edifici più compiuti ed omogenei della Secessione Viennese, grazie al connubio tra le decorazioni di Koloman Moser e dell’immenso Gustav Klimt, che insieme alla vibrazione poetica dei volumi di Hoffmann si spingono fino alla pienezza della opera d’arte totale. Seguendo la lezione di Morris nell’elenco, a livello planimetrico, gli ambienti sono disposti secondo il concetto della libera aggragazione funzionale, senza gerarchie.

Pianta

All’esterno, la purezza orizzontale è colmata dalla preminenza della torre, sormontata da quattro statue e decorata alla tipica maniera secessionista, che anticipa le soluzioni Decò dei grattacieli statunitensi, e il portico, in modo da ottenere un equilibrio vibrato da composto dinamismo. Le superfici esterne, rivestite di sottili lastre di pietra, sono così diafane da apparire levitanti, più ancora dei lavori di Berlage e Wagner. Hoffmann utilizza dei cordoli bronzei che annullano la consistenza della massa materica, come lo svuotamento neoplastico di Mies, ma con un piglio decisamente bidimensionale.

La celebre sala da pranzo con le decorazioni di Klimt

Straordinari gli interni. La decorazione del Palais Stoclet è stato il lavoro di un gran numero di artisti della Wiener Werkstätte, tra cui oltre al citato Koloman Moser e Gustav Klimt, anche Frantz Metzner, Richard Luksch, e Michael Powolny, i quali, sotto la regia di Hoffmann hanno lavorato secondo la concezione della Gesamtkunstwerk, che si esprime simultaneamente in ogni dimensione – interni ed esterni architettura, arredamento, mobili, oggetti funzionali, giardini ed aiuole.

Il fregio di Klimt

Gli ambienti più noti sono  il vestibolo a doppia altezza e l’oblunga sala da pranzo incrostata di marmi preziosi, con un pavimento segnato in lunghezza da due larghe fasce con un ipnotico motivo a scacchi bianco e nero, e, sopra a una fascia di mobili di colore scuro, si distendono i decori incredibili e celeberrimi di Klimt, con le sinuose e simboliche spirali dell’Albero della vita e le iconiche presenze umane intrecciate ai rami, tra la preziosità bizantina e la sintesi nipponica.

Per questa sua forza estetica, l’edificio è una vera e propria icona della nascita del linguaggio moderno e della sua ricerca di valori.


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