Il cartone animato sulla laguna: la Torre della Luce di Cardin

Il cartone animato sulla laguna: la Torre della Luce di Cardin

Torre della Luce di notte

Avete presente Google SketchUp? Mettiamo che voi siate un famoso stilista, magari italiano, ma preferiate francesizzare, perché fa chic, il vostro nome, e troviate sul vostro desktop il programmino, che fate? È chiaro! Progettato un bel pupazzo da mettere a Porto Marghera, alla porte della SIGNORA DEL MARE.

Venezia, Palazzo Ducale
Pierre Cardin

Il demiurgo di tale operazione è il geniale ed eccentrico stilista Pierre Cardin, pseudonimo di Pietro Cardin, veneto ma naturalizzato francese.
L’indubbia genialità di Cardin, un uomo che ha costruito la sua fortuna con la sua capacità e la dedizione assoluta al suo lavoro, non si ferma certamente alla moda. Come un radar creativo si muove a 360 gradi tra arte, cinema, teatro, ed ora – ci mancava che se ne dilettasse qualcun altro – architettura. E il buon Pietro/Pierre non si accontenta, di certo, di occuparsi, magari, della ristrutturazione del suo castello a Lacoste, un tempo abitato dal famigerato Marchese de Sade. Né del prezioso palazzo Ca’ Bragadin, che da canoviane memorie si è trasmutato nella dimora dell’istrionico artista nei frequentissimi soggiorni veneziani.

Palais Bulles
Palais Bulles, interno

L’interesse recondito – più o meno – del maestro per l’architettura era già stato ampiamente manifestato quando, negli anni 80, acquistò il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle), progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti. Una struttura onirico-fumettistica che si conforma come una sinfonia di forme curve fino al parossismo, colmato da pezzi di design di incredibile valore artistico, le Sculptures utilitaires disegnate dallo stesso stilista.
Da qui il suo sogno architettonico è sfociato in una mirabolante idea, che sta, rapidamente, prendendo vita e realtà. Si tratta del Palais Lumiere – vi prego, siamo in Italia, chiamiamola Torre della Luce. Si tratta di una tripla torre (quella più alta raggiungerà i 240 metri) che potrebbe essere realizzata a Porto Marghera in tempi abbastanza brevi, circa 4 anni. L’edificio, un ammasso di avveniristica tecnologia, ha già trovato il parere positivo del Comune.

Il grattacielo avrà come caratteristica peculiare l’assenza di massa al centro: saranno sei dischi circolari a collegare le tre torri dalla forma curva. Una impostazione che ricorda l’era spaziale, di cui lo stilista è stato uno dei maestri nell’ambito della moda. Una prova indiscutibile di vitalità del novantenne artista della forbice.

Torre della Luce di giorno
Ca’ d’Oro, facciata

Peccato che l’edificio non mostri una immagine che interpreti il territorio e la stessa estetica veneta. Peccato che Cardin non sia stato più avanguardista, magari, proponendo un grattacielo che possedesse la stessa leziosa preziosità e leggiadria dei palazzi lagunari.
Bisogna però riconoscere che vista dall’esterno, l’operazione è degna di un mecenate rinascimentale. E non è un caso, allora, che il presidente della Regione Veneto Luca Zaia si sia sbottonato fino al punto di definire lo stilista come “il nostro Lorenzo il Magnifico”, e che “non è certo facile trovare chi è disposto a spendere un miliardo e mezzo dei propri soldi, regalando alla Regione un simbolo e bonifiche a costo zero”.


Con l’approvazione anche della giunta veneta la Torre della Luce sta compiendo i suoi passi verso le terre umide tra Mestre e Venezia. La Serenissima ha così battuto la concorrenza di Parigi e Mosca, a cui Cardin aveva avanzato la stessa proposta.
L’edificio costerà oltre 750 milioni di euro, ai quali si aggiungono quasi un quarto di miliardo di euro che saranno impiegati per opere di interesse pubblico e territoriale; si tratta, soprattutto, della riqualificazione e della bonifica di un’area ex industriale. Si procederà, così, alla creazione di un complesso che avrà al centro la torre, costellata attorno da circa 35.000 mq di tessuto residenziale, circa 25.000 mq di alberghi e ristoranti, 115.000 mq destinati a servizi e al commercio, 600.000 mq di verde e circa 100.000 mq di parcheggi. La realizzazione darà lavoro a parecchie migliaia di persone, fino a 10.000, e sarà compiuta con una attenzione particolare per la sostenibilità ambientale.
Come riportato su Online-News.it, il 23 luglio «dopo cinque ore di discussione, è stato approvato a larga maggioranza (28 sì e 3 no) il mandato al sindaco Giorgio Orsoni per esaminare l’opera in Conferenza dei servizi e quindi alla stipula dell’Accordo di programma che il Consiglio dovrà poi ratificare. In più, c’è stata anche l’apertura dell’Enac. Il presidente dell’Ente per l’aviazione civile Vito Riggio in una nota dice: “Dove il rischio venga escluso, nella responsabile consapevolezza della rilevanza dell’opera e in piena autonomia, giungerà immediatamente parere positivo”». L’opera ha così anche il via libera dei cieli: si era, infatti, temuto che il suddetto ente potesse porre il vincolo di non superare i 145 m di altezza entro i 18 chilometri di pertinenza aeroportuale.

Torre della Luce di notte

Alla voce entusiasta di Zaia e, probabilmente, di Cardin, si associa un coro di posizioni contrarie, in particolare di addetti ai lavori. Si sa, non è mai facile trovare l’accordo di tutti.
Prescindendo dalla beghe sindacali, economico-politiche, ecc., mi interessa, invece, l’impatto estetico della torre. Non rintraccio, come ho già detto, nel progetto alcuna considerazione per il contesto. La trovo sgraziata e non così innovativa come mi sarei aspettato dal visionario Cardin. L’idea di creare un volano in un’area così importante non mi sembra errata. Anzi… ed è chiaro che lo stilista, oltre ad un ottimo investimento, voglia porre la sua firma, come un regalo, al territorio di cui è originario… e voi, che ne pensate?


1 Comment


  1. IL FONDAMENTALISMO ARTISTICO CONTRO L’ERETICO “SARTO”

    Grazie ai coniugi Ripa di Meana per essere stati i primi a denunciare in pretura il progetto del “sarto” a Porto Marghera, così anche l’arte è delegata ai giudici, e visti i tempi biblici della giustizia italiana e l’età dell’autore siamo inoltre certi che il Palais non verrà mai realizzato. Grazie ai Professori che li hanno ispirati col loro fondamentalismo che vuol sottomettere l’arte al contesto, stabilita in modo “scientifico” dall’analisi territoriale, come l’indagine geologica stabilisce la fondazione. Grazie agli ambientalisti che vogliono tornare al paesaggio preindustriale. Grazie agli “intellettuali” che amano il vecchio e odiano o non capiscono il moderno. E grazie ai giornali che hanno dato voce solo alle loro opinioni.
    Grazie da parte delle migliaia di persone che speravano in un lavoro a Porto Marghera. Grazie dai residenti di Marghera che speravano di veder ripulita dall’inquinamento parte della zona industriale. Grazie da parte della comunità che sperava di godere di una possibile opera d’arte, visto che per l’autore doveva essere anche pubblica. Grazie dai politici che non dovevano tirar fuori un €uro. E grazie da coloro che speravano di vedere un’opera d’architettura moderna e invece devono accontentarsi per stare in tema, delle brutte torri progettate recentemente a Padova dalle due “Archistar” de noialtri, che oggi deridono il progetto del “sarto”: Gregotti e Portoghesi, autori tra l’altro, il primo del quartiere Zen a Palermo e il secondo del Centro per il Turismo nel Parco del Gargano, esempi di “corretta” architettura visibili in internet.
    Grazie a tutti questi raffinati “esperti” per averci salvato dal “mostro”, e visto che il Genius loci (lo spirito del luogo) di Porto Marghera si presta benissimo, propongo in alternativa al Palais per rispettare il contesto, di rinchiudervi come nel film “fuga da New York” le masse di disperati che altri Professori hanno contribuito a creare con le loro regole “scientifiche”.

    P.S. Per gli esperti di forma, estetica e di sequenze sceniche di pieni e vuoti tipiche dell’arte dell’architettura e dell’urbanistica dirò la mia:
    Trovo il progetto di Pierre Cardin piacevole nella sua plastica dinamicità, che combina armoniosamente la verticalità delle vele arcuate con l’orizzontalità dei dischi. Sembrerà un lampadario, ma è un bel lampadario, sembrerà un astronave, ma dà l’idea che non sbanderà.
    Il prototipo soprattutto è un potente organismo urbano per chi sa “guardare” senza preconcetti. Immagino una passeggiata che partendo dal suolo come una strada urbana collega le piazze (sono questo le piattaforme o dischi, che uniscono le tre torri), che per quinte al posto di cortine edili hanno il paesaggio sconfinato, passeggiata che sale fino al belvedere sull’ultima piazza, dove sostare al sole d’inverno ad ammirare lo spettacolare scenario delle dune di nebbia sottostanti. Un “tempio del sole” certo, ma non è il primo e non sarà l’ultimo.
    La sua scala è quella giusta per l’ambizione del Palais di diventare un pezzo della città estesa, e dovrà dialogare alla pari con Mestre, con Venezia, con la laguna e certo anche con Porto Marghera, senza però diventarne schiavo nel dover mescolarsi per rispettare il “contesto” dei Professori con i suoi brutti capannoni.

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