E’ successo oggi… 27 luglio, Vincent van Gogh si spara nei campi di Auvers-sur-Oise

Siamo ad Auvers-sur-Oise, Francia. Nonostante sia la fine di luglio, sulla tela si è materializzato un cielo scuro e minaccioso, il dorato campo di grano è solcato dall’indecisione malevola di tre percorsi diversi e uno stormo di scuri corvi sembra il presagio di una sventura mortale imminente. Poi, nella quiete domenicale, uno sparo. È il 27 luglio del 1890, e il grande e tormentato genio Vincent van Gogh è ferito, si è sparato.

Vincent van Gogh, “Campo di grano con volo di corvi”, 1890

Vincent van Gogh, "La chiesa di Auvers", 1890

L’artista era partito dalla capitale francese il 21 maggio dello stesso anno, per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi, dove risiedeva un medico amico del fratello Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet (1828-1909), che si sarebbe preso cura di lui.
Van Gogh  era entusiasta del luogo, “Auvers è di una bellezza severa, e la campagna è caratteristica e pittoresca”, e prese alloggio nel caffè-locanda gestito dai coniugi Ravoux, al centro del villaggio, nella piazza del Municipio.
Il dottor Gachet aveva avuto l’opportunità di conoscere molti artisti, come Victor Hugo, Gustave Courbet, Manet, Renoir e Cézanne, e la sua casa era zeppa di tele di impressionisti, oltre a una notevole quantità di soprammobili e oggetti definite da Van Gogh “nere anticaglie”.

Vincent van Gogh, "Ritratto del dottor Gachet", 1890

Il pittore si affezionò al medico, e non mancò, così, di ritrarre sia lui che la figlia Marguerite.
In giugno il fratello Théo e la famiglia gli fecero visita e pensarono alla possibilità di affittare ad Auvers una casa dove Vincent avrebbe potuto vivere insieme a qualche altro artista. La visita fu ricambiata dall’artista il 6 luglio a Parigi, dove incontrò Toulouse-Lautrec e, per la prima volta, il critico d’arte Albert Aurier. In quei giorni Théo, oltre ad avere il figlio seriamente malato, era afflitto da problemi di lavoro: così, Vincent preferì ritornare presto a Auvers, non sopportando il clima di tensione che percepiva nella famiglia del fratello.
In quei giorni di luglio, nel corso dei quali litigò anche con il suo amico medico, Vincent dipinse il Paesaggio con cielo tempestoso, il Campo di grano con volo di corvi e Il giardino di Daubigny, scrivendo: «Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l’estrema solitudine».

Vincent van Gogh, "Paesaggio con cielo tempestoso", 1890

Vincent van Gogh, "Il giardino di Daubigny", 1890

Vincent van Gogh, "Autoritratto", 1889

Tornando alla sera del 27 luglio, dopo essere uscito per dipingere, come al solito, rientrò sofferente nella locanda e si nascose subito nella sua camera. Il gestore, il signor Ravoux che, non vedendolo presentarsi per il pranzo, salì per accertarsi della sua salute, il pittore confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino.
Il dottor Gachet, non potendo estrarre il proiettile, si limitò a medicarlo, sperando di poterlo salvare.  L’artista non ebbe timore nell’affermare all’amico che aveva consciamente deciso di spararsi, facendo, però, cilecca.

Vincent van Gogh, "Autoritratto con l'occhio bendato", 1889

Rifiutò di dare spiegazioni del suo gesto alle guardie e, con il fratello Théo, accorso il giorno successivo, trascorse il 28 luglio, fumando la pipa e chiacchierando seduto sul letto, fino a quando si spense, verso l’ora 1:30 del 29 luglio. Sembra che le sue ultime parole fossero: «ora vorrei ritornare».
Poiché si era suicidato, il  parroco di Auvers si rifiutò di benedire la salma e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. Il 30 luglio il feretro, in una cassa rivestita da un drappo bianco e ricoperta di fiori gialli, fu tumulata accanto al muro del piccolo cimitero di Auvers, al cospetto del disperato fratello Théo, del dottor Gachet e dei pochissimi amici giunti da Parigi: Lucien Pissarro, figlio di Camille, Emile Bernard, père Tanguy.

Tombe di Vincent e Theo van Gogh

La morte non si accontentò solo del pittore. Pochi mesi dopo anche Théo van Gogh venne ricoverato in una clinica di Parigi per malattie mentali, ed, inizialmente sembrò migliorare fino ad essere dimesso. Decise così di spostarsi ad Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891, a sei mesi di distanza dal fratello, in una clinica per alienati. Nel 1914 le sue spoglie, per volontà della vedova, furono trasferite ad Auvers e tumulate accanto a quelle di Vincent.
Recentemente, nel 2011, è stata diffusa la teoria che Van Gogh non sia morto suicida, ma che sia stato colpito da un colpo sparato da due ragazzi. L’artista, consapevole dei guai in cui sarebbero incorsi i giovani, li fece fuggire. Si sarebbe poi avviato con la rivoltella alla locanda dove fece credere a tutti di essersi sparato.
Una nota di enigma alla genialità del grande pittore.


Leave a Reply

Connect with Facebook

Comment moderation is enabled, no need to resubmit any comments posted.